Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9405 del 09/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/04/2021, (ud. 20/01/2021, dep. 09/04/2021), n.9405

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Mar – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al numero 20524 del ruolo generale dell’anno

2014, proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Putelli Auto.it s.r.l. in persona del legale rappresentante p.t.;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, sezione staccata di Brescia n.

341/63/2014, depositata in data 21 gennaio 2014, non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20 gennaio 2021 dal Relatore Cons. Maria Giulia Putaturo Donati

Viscido di Nocera.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con sentenza n. 341/63/2014, depositata in data 21 gennaio 2014, e non notificata, la Commissione tributaria regionale della Lombardia, sezione staccata di Brescia, previa riunione, rigettava gli appelli proposti dall’Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore, nei confronti di Putelli Auto.it s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, avverso le sentenze n. 154/15/2011 e n. 145/15/2011 della Commissione tributaria provinciale di Brescia che avevano accolto i separati ricorsi proposti dalla suddetta società contribuente avverso gli avvisi di accertamento con i quali l’Ufficio, previo medesimo p.v.c. della G.d.F. di (OMISSIS), rispettivamente per gli anni 2005-2006, aveva recuperato a tassazione costi indebitamente dedotti, ai fini Ires e Irap, e detratti, ai fini l’Iva, in relazione ad operazioni ritenute soggettivamente inesistenti di importazione intracomunitaria di autoveicoli tramite società interposte c.d. cartiere;

– il giudice di appello, in punto di diritto, ha osservato che: 1) non era stata provata dall’Ufficio l’interposizione fittizia dei fornitori nazionali quali c.d. “cartiere”, non risultando dagli atti il necessario accordo trilatero del venditore estero, interposto e interponente; pertanto, il reale acquirente dal venditore estero risultava essere il fornitore italiano che aveva venduto effettivamente gli autoveicoli alla contribuente; 2) dal p.v.c. potevano presumersi comportamenti fiscali scorretti dei detti fornitori nazionali ma non già elementi indiziari- gravi, precisi e concordanti-della loro fittizietà; 3) in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti, i costi andavano comunque riconosciuti e l’Iva detratta in mancanza della prova da parte dell’Ufficio del coinvolgimento della contribuente nell’evasione; 4) nella specie, i comportamenti fiscali scorretti dei fornitori nazionali non potevano di per sè provare la mala fede o la colpevolezza della società acquirente; 5) non trovava neanche applicazione la L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4bis (invocato per l’annualità 2006) in quanto nessun comportamento penalmente rilevante poteva imputarsi alla contribuente; infatti, in forza delle previsioni di cui al D.L. n. 16 del 2012, art. 9 (rectius: art. 8) commi 1, 2 e 3, conv. in L. n. 44 del 2012, l’indeducibilità era prevista soltanto per i costi di beni direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività configuranti condotte delittuose non colpose per le quali il PM avesse esercitato l’azione penale o il giudice avesse emesso il decreto che dispone il giudizio (…), il che non ricorreva nella fattispecie;

– avverso la sentenza della CTR, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a un motivo; è rimasta intimata la società contribuente;

– il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375, comma 2, e dell’art. 380-bis.1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con l’unico motivo di ricorso, l’Agenzia delle entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, degli artt. 1697 e 1727 c.c., degli artt. 1414 e 1416 c.c., per avere la CTR ritenuto illegittimi gli avvisi di accertamento, escludendo la fittizietà delle operazioni di importazione intracomunitaria di autovetture, senza considerare i molteplici indizi offerti dall’Ufficio, indicati nel p.v.c. della G.d.F., circa il carattere di “cartiere” delle società fatturanti e la consapevolezza della frode da parte della contribuente; in particolare, ad avviso della ricorrente, la CTR aveva, da un lato, erroneamente affermato che la indetraibilità dell’Iva postulasse la necessaria prova da parte dell’Ufficio della partecipazione della contribuente ad un accordo trilatero con il venditore effettivo (tedesco) e il fornitore fittizio (nazionale) e, dall’altro, sostenuto l’ignoranza incolpevole della frode da parte della contribuente, ancorchè la stessa fosse del tutto inverosimile stante il carattere palese di “cartiere” delle fornitrici nazionali;

– preliminare all’esame dei motivi di ricorso è la verifica della regolarità della notifica del ricorso, attesa la mancata costituzione in giudizio della società contribuente;

– nella specie, l’Agenzia delle entrate ha avviato il procedimento notificatorio del ricorso, avvalendosi del servizio postale, mediante spedizione del relativo plico alla società contribuente sia presso il difensore domiciliatario che presso la relativa sede, effettuata tempestivamente in data 21 luglio 2014; di questa spedizione, tuttavia, non risulta prodotta agli atti la relativa cartolina di ricevimento, nè la ricorrente ha allegato l’esistenza di obiettive circostanze di fatto tali da impedire, nonostante l’impiego della normale diligenza, la tempestiva richiesta del duplicato dell’avviso di ricevimento;

– poichè la notifica a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell’atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario, ne consegue che la mancata produzione dell’avviso di ricevimento, in quanto unico documento idoneo a dimostrare sia l’intervenuta consegna, sia la data di essa e l’identità e l’idoneità della persona a mani della quale è stata eseguita, comporta l’inammissibilità del ricorso, non potendosi accertare l’effettiva e valida instaurazione del contraddittorio, mancando la costituzione in giudizio della controparte (cfr. Cass., ord., 31 ottobre 2017, n. 25912; Cass. 10 aprile 2013, n. 8717; Cass. 7 settembre 2018, n. 21852);

– in assenza di attività difensiva di controparte, rimasta intimata, nulla va disposto in tema di governo delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 5 sezione civile, il 20 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2021

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