Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9399 del 09/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/04/2021, (ud. 20/10/2020, dep. 09/04/2021), n.9399

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2078-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

VIP MOTOR’S SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 82/2012 della COMM.TRIB.REG. di VENEZIA,

depositata il 30/11/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2020 dal Consigliere Dott. GIULIO MAISANO.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che con sentenza n. 82/05/12 pubblicata il 30 novembre 2012 la Commissione tributaria regionale del Veneto ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Padova n. 109/2/10 con la quale era stato accolto il ricorso proposto dalla Vip Motor’s s.r.l. avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) emesso nei suoi confronti dall’Agenzia delle Entrate e con il quale veniva accertata per l’anno 2004 una maggiore IRPEG per Euro 220.579,00, una maggiore IRAP per Euro 28.744,00 ed una maggiore IVA per Euro 133.684,00 ed erano irrogate sanzioni per Euro 330.685,50 sulla base della partecipazione di detta società ad una frode IVA utilizzando cartolarmente le fatture ricevute da società risultate mere cartiere;

che la Commissione tributaria regionale ha considerato che non esistono elementi tali da consentire di affermare con certezza la consapevolezza della società contribuente sulla natura meramente formale dei suoi fornitori che emettevano fatture senza versare l’IVA;

che l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza affidato ad un unico motivo;

che la Vip Motor’s s.r.l. è rimasta intimata;

considerato che con l’unico motivo si lamenta violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 17, 19 e 21, dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 con riferimento all’affermazione del giudice dell’appello secondo cui, per escludere la detrazione d’imposta sarebbe necessaria la sicura consapevolezza della frode da parte della contribuente;

Il motivo, così come il ricorso sullo stesso basato, è fondato.

La sentenza impugnata ha ritenuto di confermare l’illegittimità dell’atto impositivo, già affermata in primo grado dalla CTP di Padova, sul presupposto della dedotta insufficienza degli elementi addotti dall’Amministrazione finanziaria a comprovare la compartecipazione della VIP Motor’s all’accordo fraudolento finalizzato alla frode IVA.

In tal modo – di là dalla valutazione delle risultanze processuali la CTR del Veneto non risulta avere fatto corretta applicazione dei principi affermati in materia da questa Corte in tema di riparto dell’onere probatorio, secondo cui “In tema di IVA, l’Amministrazione finanziaria, se contesta che la fatturazione attenga ad operazioni soggettivamente inesistenti, inserite o meno nell’ambito di una frode carosello, ha l’onere di provare, non solo l’oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario che l’operazione si inseriva in una evasione dell’imposta, dimostrando, anche in via presuntiva, in base ad elementi oggettivi e specifici, che il contribuente era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, usando l’ordinaria diligenza in ragione della qualità professionale ricoperta, della sostanziale inesistenza del contraente; ove l’Amministrazione assolva a detto onere istruttorio, grava sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un’operazione volta ad evadere l’imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto, non assumendo rilievo, a tal fine, nè la regolarità della contabilità e dei pagamenti, nè la mancanza di benefici dalla rivendita delle merci o dei servizi” (cfr., tra le molte, più di recente, Cass. sez. 5, 20 aprile 2018, n. 9851; Cass. sez. 6-5, ord. 28 febbraio 2019, n. 5873; Cass. sez. 5, ord. 20 luglio 2020, n. 15369).

Nella fattispecie in esame è del tutto mancata, da parte del giudice tributario d’appello, la considerazione del fatto che l’Amministrazione avesse offerto elementi da cui ricavare in via presuntiva non solo la natura fittizia delle società presunte venditrici, ma anche ulteriori elementi dai quali poter desumere, sempre in via presuntiva, che il legale rappresentante della Vip Motor’s, avendo avuto – almeno con riferimento a talune delle operazioni commerciali in esame espressamente indicate dall’Amministrazione finanziaria – contatti diretti col venditore estero, sistematicamente beneficiando di prezzi inferiori al valore di mercato delle autovetture, fosse consapevole, o almeno avrebbe dovuto esserlo, usando l’ordinaria diligenza in ragione della qualità professionale ricoperta, della sostanziale inesistenza del contraente apparentemente cedente, di modo che avrebbe dovuto gravare sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un’operazione volta ad evadere l’imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto.

La sentenza impugnata, non avendo fatto corretta applicazione del principio di diritto sopra riportato in tema di riparto dell’onere della prova espresso in materia da questa Corte, va pertanto cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale del Veneto, in diversa composizione, che provvederà a nuovo esame, uniformandosi a detto principio.

Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine al regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte di cassazione accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale del Veneto in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 aprile 2021

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