Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9392 del 20/04/2010

Cassazione civile sez. I, 20/04/2010, (ud. 23/03/2010, dep. 20/04/2010), n.9392

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 1643-2009 proposto da:

G.R.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE CARSO

23, presso lo studio dell’avvocato SALERNI ARTURO, rappresentato e

difeso dall’avvocato FAGGIANO MARIA ROSARIA, giusta procura speciale

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DI CASERTA, MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il provvedimento N. 13/08 R.G.S. del GIUDICE DI PACE di

CASERTA del 22/04/08, depositato il 06/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO DIDONE;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

p.1.- La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. è del seguente tenore: “Il Giudice di pace di Caserta, con provvedimento del 6.5.2008, rigettava l’opposizione proposta da G.R.I. avverso il decreto di espulsione emesso in suo danno dal Prefetto di Caserta in data 26.2.2008.

Il giudice del merito osservava che l’espulsione era stata disposta in quanto l’opponente era entrato nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera; escludeva che fosse necessaria la comunicazione dell’avvio di procedimento L. n. 241 del 1990, ex art. 7; precisava che era stato dato atto dell’impossibilità di reperire un interprete della lingua dell’espellendo.

Per la cassazione di detto provvedimento ha proposto ricorso G. R.I., affidato a tre motivi; non hanno svolto attività difensiva gli intimati.

OSSERVA:

1.- Preliminarmente va osservato che, secondo un principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, nel giudizio di opposizione al provvedimento prefettizio di espulsione dello straniero, spetta al Prefetto, quale autorità che ha emesso il provvedimento impugnato, la legittimazione esclusiva, personale e permanente a contraddire in giudizio, anche nella fase di legittimità, con la conseguenza che è inammissibile il ricorso per cassazione proposto contro il Ministero dell’interno (Cass. n. 25360 del 2006; n. 16206 del 2004; n. 28869 del 2005; n. 1748 del 2003).

2.- Il ricorrente, con il primo motivo, denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3), lamentando che il giudice di pace non si sarebbe pronunciato su tutte le domande, omettendo di pronunciarsi sulla motivazione del divieto di reingresso per dieci anni e di prendere in considerazione la documentazione esibita. Dopo avere reiterato che il motivo che si denuncia nell’attuale gravame è quello di violazione o falsa applicazione di norme di diritto (ex art. 360 c.p.c., n. 3), l’istante formula il seguente quesito di diritto: dica la Suprema Corte di cassazione se in relazione al ricorso presentato, il Giudice adito abbia l’obbligo di decidere e pronunciarsi su tuta la domanda e quindi l’omessa pronuncia su un punto fondamentale per la definizione della controversia suffragata da idonea documentazione determini la nullità della decisione per violazione di legge.

2.1.- Il motivo sembra manifestamente inammissibile, in quanto è tale un quesito che si risolve in un’enunciazione tautologica, priva di qualunque indicazione sulla questione concreta (Cass. S.U. 11210 del 2008), consistente in una prospettazione di carattere generale e astratto, carente di ogni elemento concreto, tale da non consentire alcuna risposta utile a definire la causa nel senso voluto dal ricorrente (Cass. S.U. n. 6420 del 2008).

Peraltro, è solo per completezza che va osservato che il vizio di omessa pronuncia, in quanto pretesamene incidente sulla sentenza pronunziata dal giudice del gravame, è denunciabile con ricorso per cassazione esclusivamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 (Cass., S.U. n. 369 del 1992; Cass. n. 12952 del 2007; n. 7632 del 2003), con conseguente ulteriore ragione di inammissibilità, in quanto è stato lamentata la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Inoltre, neppure può ritenersi irrilevante il riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3, invece che al n. 4, posto che, come sopra indicato, non è frutto di mero errore ma di una espressa e precisa opzione della parte, reiterata nel corpo del mezzo, ciò che appunto impedisce di ritenere la prospettazione non incidente sull’ammissibilità del motivo.

3.- Il secondo motivo denuncia omessa ed insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5), sostenendo che il giudice del merito avrebbe inteso spogliarsi della sua funzione laddove ha affermato che doveva esercitare un controllo di mera legittimità ed è formulato il seguente quesito di diritto:

®dica la Suprema Corte di cassazione se in relazione al ricorso presentato, il Giudice adito sia obbligato ad analizzare sia pur sommariamente le prospettazioni di parte ovvero debba limitare la sua delibazione ad un mero controllo formale.

3.1.- Il motivo sembra manifestamente inammissibile, poichè la semplice lettura del quesito rivela in modo palese ed incontrovertibile la sussistenza delle ragioni di inammissibilità sopra rilevate in relazione al primo motivo. In realtà, è il mezzo stesso che, per una formulazione sintetica, assertiva ed inconferente rispetto alla specificità del caso concreto si pone del tutto al di fuori del paradigma di un ricorso per cassazione.

4.- Il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 17, comma 7, art. 91 c.p.c., nonchè omessa ed insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, (art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5), deducendo che il decreto di espulsione deve essere tradotto in una lingua comprensibile allo straniero ed è formulato il seguente quesito di diritto: dica la Suprema Corte di cassazione se in relazione al ricorso presentato, il Giudice adito sia obbligato sia pur sommariamente a verificare in concreto la comprensibilità degli atti che incidono sulla sua libertà personale, ovvero possa essere ritenuta sufficiente la motivazione addotta dalla P.A. e fatta propria dal Giudice di pace, che ha attestato l’impossibilità di reperire un interprete di madre lingua.

4.1.- Il mezzo è manifestamente infondato.

Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 7, non impone all’Amministrazione di tradurre il decreto espulsivo nella lingua madre della persona da espellere, ma solo di assicurare che la traduzione del provvedimento avvenga in una lingua conosciuta e, solo ove ciò non sia possibile, di garantire che la traduzione sia svolta in lingua francese, inglese o spagnola, ritenute lingue universali e, quindi, accessibili, direttamente o indirettamente, da chiunque (Cass. n. 13833 del 2008).

L’obbligo dell’autorità procedente di tradurre la copia del relativo decreto nelle lingua conosciuta dallo straniero stesso è derogabile tutte le volte in cui detta autorità attesti e specifichi le ragioni per le quali tale operazione sia impossibile e si imponga la traduzione nelle lingue predeterminate dalla norma di cui all’art. 13, comma 7, cit.. Siffatta attestazione è condizione non solo necessaria, ma anche sufficiente a che il decreto di espulsione risulti immune da vizi di nullità, senza che il giudice di merito possa ritenersi autorizzato a sindacare le scelte della P.A. in termini di concrete possibilità di effettuare immediate traduzioni nella lingua dell’espellendo (Cass. n. 6101 del 2008; n. 25362 del 2006; n. 25026 del 2005; n. 13032 del 2004; n. 5465 del 2002).

Nella specie, il provvedimento impugnato espone che il provvedimento di espulsione indicava l’impossibilità di reperire un interprete della lingua dell’espellendo e, quindi, in applicazione dei succitati principi, ha correttamente ritenuto infondata l’opposizione.

Pertanto, il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, ricorrendone i presupposti di legge”.

p.2.- Il Collegio condivide e fa proprie le conclusioni della relazione e le argomentazioni sulle quali essa si fonda e che conducono al rigetto del ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2010

 

 

 

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