Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9376 del 12/04/2017


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Cassazione civile, sez. III, 12/04/2017, (ud. 03/03/2017, dep.12/04/2017),  n. 9376

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6396/2015 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BASENTO 37,

presso lo studio dell’avvocato GIOVAN VINCENZO PLACCO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato EMANUELA CASELLI

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

SOMPO JAPAN INSURANCE COMPANY OF EUROPE LIMITED;

– intimata –

avverso la sentenza n. 57/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 15/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/03/2017 dal Consigliere Dott. Marco Dell’Utri.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che, con sentenza resa in data 15/1/2014, la Corte d’appello di Firenze ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado ha rigettato la domanda proposta da M.G. per la condanna della Sompo Japan Insurance Company of Europe Limited al pagamento, in proprio favore, delle indennità relative a taluni infortuni professionali riferibili al contratto di assicurazione stipulato tra le parti;

che a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha rilevato la mancata acquisizione, nel corso del giudizio, della prova dell’avvenuto pagamento, da parte del M., del premio assicurativo riferito al contratto concluso tra le parti, con la conseguente inoperatività della garanzia assicurativa prestata dalla società avversaria, salva, in ogni caso, la conferma dell’intervenuta prescrizione del diritto all’indennità assicurativa, così come attestato dal giudice di primo grado;

che, avverso la sentenza d’appello, ha proposto ricorso per cassazione M.G., sulla base di cinque motivi di ricorso;

che la Sompo Japan Insurance Company of Europe Limited non ha svolto difese in questa sede;

considerato che, con il primo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per omesso esame di un fatto decisivo controverso (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5), per avere la corte territoriale trascurato la considerazione della documentazione comprovante l’avvenuto pagamento, da parte del M., del premio assicurativo relativo alla polizza oggetto di causa, attraverso la DZ Insurance, ch’ebbe a trasmetterne l’importo alla Taverna Tecnica s.r.I., indicata dalla stessa società avversaria quale unica legittimata al ricevimento dei pagamenti, in tal modo omettendo di rilevare l’attestazione dell’avvenuto pagamento, da parte dell’assicurato, del premio dovuto ai fini dell’operatività della garanzia assicurativa;

che il motivo è inammissibile;

che, al riguardo, osserva il collegio come la censura dell’odierno ricorrente trascuri di rilevare il passaggio della motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui evidenzia la ritenuta insufficienza della prova relativa al pagamento del premio assicurativo da parte del M., avuto riguardo all’inidoneità dell’eventuale dimostrazione (nella specie neppure certa, siccome fondata sul rilievo di documentazione prodotta solo in copia, come tale giudicata non opponibile nei confronti della società odierna resistente) del pagamento del premio da parte della DZ Insurance alla Taverna Tecnica s.r.l., avendo la corte territoriale ritenuto decisiva la mancata prova dell’ulteriore trasferimento, da Taverna Tecnica in favore della società assicuratrice, del premio dovuto dal M.;

che, nella specie, avendo il ricorrente trascurato di dolersi in modo espresso di tale passaggio motivazionale, deve ritenersi irrilevante l’affermazione, richiamata in questa sede, della decisività della prova dell’avvenuto pagamento del premio in favore della Taverna Tecnica;

che, occorre peraltro evidenziare come il ricorrente abbia argomentato la pretesa sufficienza della prova del pagamento del premio dalla DZ Insurance alla Taverna Tecnica, ai fini dell’attestazione di operatività della polizza, sulla base del richiamo di documentazione non direttamente proveniente dalla compagnia assicuratrice (quando invece dai relativi legali), trascurando di approfondire la questione relativa alla riferibilità dell’attività svolta da detti legali, sul piano negoziale, alla società di assicurazione; e tanto, proprio ai fini della dimostrazione del carattere effettivamente decisivo della doglianza proposta;

che, con il secondo motivo, il ricorrente si duole della nullità del procedimento (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), nonchè della violazione dell’art. 116 c.p.c., in combinato con gli artt. 2735 e 2733 c.c., per avere la corte territoriale omesso di rilevare il valore confessorio delle missive trasmesse dai legali della società assicuratrice circa la legittimazione della Taverna Tecnica a ricevere il pagamento del premio per conto della stessa;

che il motivo è infondato;

che, sul punto, osserva il collegio come il ricorrente fondi la consistenza del motivo di doglianza in esame sulla pretesa natura confes-soria delle dichiarazioni rese dai legali della società assicuratrice nelle missive richiamate in ricorso; dichiarazioni dirette, da un lato, a riconoscere la legittimazione della Taverna Tecnica a ricevere i pagamenti per conto della società assicuratrice e, dall’altro, ad attestare il preteso ricorso di un (asserito) potere rappresentativo degli stessi legali in relazione al rapporto contrattuale in esame;

che, al riguardo, è appena il caso di rilevare l’insufficienza dell’argomentazione così compendiata dal ricorrente, avendo quest’ultimo trascurato di approfondire il riscontro probatorio relativo all’effettività di quanto in ipotesi ascritto alle dichiarazioni dei legali della società assicuratrice (con particolare riguardo al reale ricorso e alla concreta consistenza dei relativi poteri rappresentativi), con la conseguente impossibilità, in questa sede d’impugnazione, di procedere al riscontro dell’effettivo carattere decisivo della doglianza avanzata;

che, con il terzo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 2697 c.c., degli artt. 1175, 1176 e 1375 c.c., nonchè del principio del giusto processo ex art. 111 Cost., e dei doveri di lealtà e probità ex art. 88 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale omesso di ascrivere la giusta considerazione alla documentazione acquisita nel corso del giudizio, nel suo complesso idonea, sul piano presuntivo, a fornire la dimostrazione dell’avvenuto adempimento, da parte del M., dei propri obblighi contrattuali nei confronti della società assicuratrice;

che il motivo è inammissibile;

che, al riguardo, osserva il collegio come, attraverso le censure critiche articolate con il presente motivo d’impugnazione, il ricorrente si sia inammissibilmente spinto a prospettare la rinnovazione, in questa sede di legittimità, del riesame nel merito della vicenda oggetto di lite, come tale sottratto alle prerogative della Corte di cassazione;

che, infatti, deve qui ribadirsi il principio secondo cui il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità, non già il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della congruità della coerenza logica, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (cfr., ex plurimis, Sez. 5, Sentenza n. 27197 del 16/12/2011, Rv. 620709);

che, nella specie, la corte d’appello ha espressamente evidenziato come l’esame delle risultanze probatorie complessivamente acquisite nel corso del procedimento avesse escluso il raggiungimento di una prova adeguata a comprovare l’avvenuto adempimento, da parte del M., dell’obbligazione di pagamento del premio assicurativo, attesa l’insufficiente idoneità rappresentativa delle dichiarazioni testimoniali assunte e l’irriducibile equivocità della documentazione esaminata;

che si tratta, con riguardo a quelle richiamate, di considerazioni che il giudice d’appello ha elaborato, nell’esercizio della discrezionalità valutativa ad esso spettante, nel pieno rispetto dei canoni di correttezza giuridica dell’interpretazione e di congruità dell’argomentazione, immuni da vizi d’indole logica o giuridica e, come tali, del tutto idonee a sottrarsi alle censure in questa sede illustrate dal ricorrente;

che, con il quarto motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 2952 c.c., (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente individuato, il dies a quo del termine di prescrizione del proprio diritto all’indennità assicurativa, in corrispondenza della data degli infortuni occorsi all’assicurato, anzichè dalla data del consolidamento delle conseguenze invalidanti indennizzabili, avendo peraltro la controparte eccipiente omesso di comprovare la data esatta di decorrenza del ridetto termine di prescrizione;

che, sotto altro profilo, il ricorrente invoca la cassazione della sentenza impugnata in forza dello ius supeveniens (D.L. n. 134 del 2008, art. 3, convertito con modificazioni con la L. n. 166 del 2008) che ha esteso a due anni il termine di prescrizione dei diritti derivanti dal contratto di assicurazione diversi da quello al pagamento delle rate di premio;

che il motivo è manifestamente infondato;

che, premessa l’inapplicabilità delle norme sopravvenute al fatto essendo quest’ultimo necessariamente regolato dalla legge in vigore al tempo del relativo accadimento, in coerenza al principio generale che vincola il regime degli atti al tempo in cui si manifestano (tempus regit actum) -, osserva il collegio come, a fronte di un fatto dannoso (l’infortunio quale rischio assicurato) di per sè produttivo del diritto all’indennità assicurativa, deve ritenersi incombente, in capo all’infortunato, l’onore relativo alla prova della diversa decorrenza dei termini di prescrizione in relazione all’aggravamento nel tempo degli effetti del fatto dannoso, dovendo, in difetto di prova contraria, ritenersi inevitabilmente stabilizzate dette conseguenze al momento stesso del sinistro;

che, con il quinto motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per omesso esame di un fatto decisivo controverso (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5), per avere la corte territoriale riconosciuto la fondatezza dell’eccezione di prescrizione sulla base dei soli documenti richiamati in sentenza (missiva inviata da Ara s.r.l. il 16/7/2002 e richiesta di risarcimento danni del 21/10/2003), trascurando di esaminare altri fatti decisivi, con particolare riguardo alle circostanze asseverate dalle dichiarazioni rese dalla teste R.;

che il motivo è manifestamente infondato (quando non inammissibile), avendo la corte territoriale espressamente considerato ed esaminato le dichiarazioni rese dalla teste R., sottolineando come, in ogni caso, rispetto alla richiesta di pagamento dell’indennità del 21/10/2003, fosse comunque decorso il termine annuale di cui all’art. 2952 c.c., in relazione ad ogni altra attività di esercizio del diritto da parte dell’odierno ricorrente, a nulla valendo le considerazioni interpretative del materiale probatorio richiamato dall’odierno ricorrente, trattandosi della mera proposta di una rilettura di circostanze di fatto, come tale inammissibile in questa sede di legittimità;

che, sulla base delle argomentazioni che precedono, rilevata l’infondatezza dei motivi di censura avanzati dal ricorrente, dev’essere pronunciato il rigetto del ricorso;

che non vi è luogo all’adozione di alcuna statuizione in relazione alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità, non avendo la Sompo Japan Insurance Company of Europe Limited svolto difese in questa sede.

PQM

Rigetta il ricorso.

Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, art. 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2017

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