Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9372 del 12/04/2017


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Cassazione civile, sez. III, 12/04/2017, (ud. 24/02/2017, dep.12/04/2017),  n. 9372

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24394/2014 proposto da:

T.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA MAZZINI

27, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO MAINETTI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato DIEGO BELLETTI giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

ATLANTIDE ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA (ATLANTIDE A.S.D.),

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 84, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO VALSECCHI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ROBERTO COTA giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 459/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 06/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/02/2017 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

T.M. convenne in giudizio l’Associazione Sportiva Dilettantistica Atlantide per sentirla condannare al pagamento della somma di oltre 12.700,00 Euro che assumeva di avere anticipato senza spirito di liberalità – per l’acquisto di macchinari da parte dell’Associazione.

La convenuta contestò la domanda eccependo che si era trattato di un contributo volontario effettuato dal T. quale socio fondatore, non ripetibile ex art. 37 c.c..

In riforma della sentenza di primo grado, che aveva accolto la domanda, la Corte di Appello di Torino ha rigettato la pretesa del T., il quale ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi; ha resistito l’intimata a mezzo di controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo individuato nella “assenza di un contributo volontario dell’associato”: il ricorrente si duole che la Corte non abbia esaminato il dato – che aveva costituito oggetto di discussione fra le parti – dell'”assenza di liberalità”, rilevando che l’esistenza di un contributo volontario può verificarsi solo nel caso in cui l’apporto sia “liberale e a fondo perduto”.

2. Il secondo motivo prospetta la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1180, 37 e 2697 c.c..

In relazione all’art. 1180 c.c., il ricorrente censura la sentenza per avere escluso che fosse configurabile l’adempimento dell’obbligazione da parte del terzo e rileva che la circostanza che egli fosse socio dell’Associazione non escludeva che fosse “terzo” rispetto all’obbligazione da questa assunta verso il venditore, tanto più in quanto l’associazione non riconosciuta costituisce un soggetto giuridico distinto dai singoli associati.

In relazione agli artt. 37 e 2697 c.c., contesta la possibilità di qualificare come contributo associativo il pagamento del debito dell’associazione in difetto della benchè minima prova del preteso apporto liberale da parte del T..

3. Col terzo motivo (che deduce la violazione dell’art. 2041 c.c.), il ricorrente assume che “risulta evidentemente fondata anche l’azione ex art. 2041 c.c.”, una volta che si qualifichi il pagamento come adempimento dell’obbligazione da parte di un terzo.

4. I tre motivi – da esaminare congiuntamente per l’evidente connessione- sono inammissibili in quanto, senza individuare specificamente erronee affermazioni in iure o fatti decisivi effettivamente non esaminati (quello indicato col primo motivo non è propriamente un “fatto”, ma l’espressione sintetica della tesi attorea), sono volti a contestare l’affermazione che il pagamento costituisse un contributo volontario da parte dell’associato (ancorchè non effettuato mediante versamento diretto nelle casse dell’Associazione, ma realizzato mediante pagamento di una parte del prezzo di beni da questa acquistati): tale conclusione costituisce tuttavia il risultato di un apprezzamento di fatto rimesso al giudice di merito che non può essere sindacato in sede di legittimità.

Inconferente è il richiamo alla qualità di “terzo” rivestita dal T. e all’autonomia giuridica dell’associazione, atteso che il contributo volontario poteva ben essere effettuato mediante il pagamento di una quota di un debito dell’associazione; ne consegue anche l’inconferenza della deduzione concernente la violazione dell’art. 2041 c.c., formulata (in termini meramente assertivi) sul presupposto che il pagamento avesse integrato adempimento da parte del terzo.

5. Le spese di lite seguono la soccombenza.

6. Trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, al rimborso degli esborsi (liquidati in Euro 200,00) e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2017

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