Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 935 del 17/01/2017

Cassazione civile, sez. III, 17/01/2017, (ud. 22/11/2016, dep.17/01/2017),  n. 935

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – rel. Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18638-2012 proposto da:

G.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI

SCIPIONI 220, presso lo studio dell’avvocato CARLA CORDESCHI,

rappresentata e difesa dall’avvocato ANDREA PETTINI giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.G.K., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CICERONE

49, presso lo studio dell’avvocato MARCO PASTACALDI, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati ELENA BRUNORI, SERGIO

BENVENUTI giusta procura a margine del controricorso;

C.S., C.A., V.M., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA SILLA 2/A, presso lo studio dell’avvocato

LUCIA CECCHI AGLIETTI, rappresentati e difesi dall’avvocato

GIANLUIGI CECCHI AGLIETTI giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 494/2012 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 03/04/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/11/2016 dal Consigliere Dott. SPIRITO ANGELO;

udito l’Avvocato CARLA CORDESCHI per delega;

udito l’Avvocato MARCO PASTACALDI;

udito l’Avvocato LUCIA CECCHI AGLIETTI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI ANNA MARIA che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione del 31 marzo 2000, G.M. convenne P.G.K. dinanzi al tribunale di Firenze formulando domanda di riscatto agrario di alcuni terreni agricoli.

Si costituì in giudizio la convenuta, la quale in primo luogo contestò la qualità di coltivatrice diretta della attrice, in secondo luogo ed in particolare, negò il diritto al riscatto di quelle che erano definite “pertinenze” in ragione della natura dei due manufatti insistenti sul terreno e posti a servizio della villa padronale.

Con sentenza del 12 gennaio 2007 il Tribunale di Firenze, autorizzata la chiamata in causa richiesta dalla convenuta dei propri danti causa C.S. e V.M., rigettò la domanda di riscatto perchè sfornita di prova.

Con sentenza del 3 aprile 2012, la Corte di Appello di Firenze rigettò l’appello proposto dalla G..

Avverso questa sentenza, quest’ultima ha proposto ricorso per cassazione articolato in tre motivi.

Hanno resistito con controricorso V.M. (vedova C.), C.A. e C.S..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente ha dedotto: “Omessa e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia relativo al requisito di coltivatore diretto della sig.ra G. (art. 360, n. 5)”. In particolare lamenta l’omesso esame della documentazione prodotta da cui risulterebbe per un verso provata la propria natura di coltivatore diretto e per l’altro il requisito della continuità della redditività dal 1981 al 2000.

2. Con il secondo motivo ha dedotto: “Insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia sotto altro aspetto relativo al requisito di coltivatore diretto della sig.ra G. (art. 360, n. 5) Violazione e falsa applicazione della L. 26 maggio 1965, n. 590 ed in particolare dell’art. 8 nonchè dell’art. 244 c.p.c. (art. 360, n. 3)”. La ricorrente si duole della declaratoria di inammissibilità della prova orale resa dal giudice di merito in quanto valutativa poichè concernente il concetto di abitualità richiesto dalla normativa in materia al fine del riconoscimento della natura di coltivatore diretto.

3. Con il terzo motivo la ricorrente ha, infine, dedotto: “Contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia in riferimento alla domanda di parte attrice relativa al riscatto dei manufatti insistenti sul terreno agricolo (art. 360, n. 5)”. In proposito la ricorrente lamenta che la Corte di appello abbia ritenuto, una volta respinta la domanda in via principale formulata in relazione ai terreni, respinta anche quella parziale relativa ai manufatti.

4. I tre motivi del ricorso, per ragioni di connessione, possono essere esaminati congiuntamente e sono inammissibili sia con riferimento ai vizi di motivazione sia a quello di violazione e falsa applicazione di legge.

4.1. E’ inammissibile il primo vizio motivazionale; innanzitutto, risulta inesistente la lamentata omissione ed al riguardo è sufficiente osservare che la Corte di merito ha adeguatamente spiegato le ragioni di inadeguatezza della prova fornita proprio in relazione a tutti i documenti prodotti dalla parte ricorrente; in secondo luogo, risulta altrettanto insussistente la lamentata contraddizione tenuto conto che la stessa Corte ha adeguatamente motivato in ordine alla non tempestività e non attualità dell’unico documento ritenuto idoneo ad attestare parzialmente la conduzione agraria del fondo.

Inammissibile è anche il secondo vizio motivazionale con cui viene lamentata l’insufficiente motivazione dedotta sempre con riferimento al requisito di coltivatore diretto, basti osservare che il giudice di merito, dall’esame delle risultanze istruttorie, ha tratto convincimento – con apprezzamento di fatto non sindacabile in questa sede per ritenere la non ammissibilità della prova testimoniale dedotta.

Sono da escludersi anche le ulteriori contraddizioni dedotte in base alla duplice osservazione che, da un lato, il giudice ha coerentemente spiegato le ragioni della esclusione in capo alla G. della qualifica di coltivatrice diretta non avendo la predetta fornito la prova delle condizioni legittimanti il riscatto agrario e, dall’altro, ha logicamente ritenuto, una volta rigettata la domanda principale volta al riscatto dei terreni, implicitamente rigettata quella parziale inerente ai manufatti insistenti sui terreni oggetto della domanda principale.

4.2. Quanto al vizio di violazione di legge, la Corte di appello, nel motivato esercizio del proprio (esclusivo) potere di interpretazione delle risultanze processuali, ha spiegato come da esse non risultassero le condizioni di attualità e tempestività richieste dalla legge per l’esercizio del diritto di riscatto. In altri termini, la ricorrente sebbene formalmente lamenti la violazione della L. 26 maggio 1965, n. 590, art. 8, nonchè dell’art. 244 c.p.c., tuttavia reintroduce una serie di questioni di fatto concernenti la sussistenza delle condizioni per l’esercizio del diritto di riscatto, questioni tendenti alla rivalutazione delle prove emerse nel corso della causa ed a conseguire un diverso giudizio nel merito della controversia.

5. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

6. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, e condanna la ricorrente a rimborsare ai resistenti le spese del giudizio di cassazione che si liquidano in complessivi Euro 8.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 22 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 gennaio 2017

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