Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9344 del 21/05/2020

Cassazione civile sez. trib., 21/05/2020, (ud. 30/01/2020, dep. 21/05/2020), n.9344

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in Roma, via dei Portoghesi 12 preso gli

Uffici dell’Avvocatura Generale di Stato dalla quale è

rappresentata e difesa.

– ricorrente –

contro

OCMOA IMPIANTI S.N.C. di O.P. E C., in persona del legale

rappresentante pro tempore, O.P.G., anche in proprio,

elettivamente domiciliati in Roma, via Pierluigi da Palestrina n. 63

presso lo studio dell’Avv. Gianluca Contaldi che li rappresenta e

difende unitamente all’Avv. Elena Sorgente, per procura a margine

del controricorso.

– controricorrenti –

per la cassazione della sentenza n. 97/38/13 della Commissione

tributaria regionale del Piemonte, depositata il 18 giugno 2013.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30 gennaio 2020 dal relatore Cons. Roberta Crucitti.

Fatto

RILEVATO

che:

La Commissione tributaria regionale del Piemonte (d’ora, in poi, per brevità, C.T.R.) nella controversia promossa dall’OCMOA Impianti di O.P. e C. s.n.c. e dal socio O.P.G., con l’impugnazione delle cartelle emesse nei loro confronti a seguito di sentenza della Commissione tributaria provinciale, confermava, rigettando l’appello dell’Agenzia delle entrate, la decisione di primo grado che aveva annullato le cartelle;

il Giudice di appello ribadiva le riscontrate carenze in ordine alla prova a carico dell’attore sostanziale della regolarità del ruolo, atto presupposto alla cartella esattoriale;

avverso la sentenza propone ricorso l’Agenzia delle entrate, su tre motivi cui resistono, con controricorso, la Società e il socio;

i ricorsi sono stati avviati alla trattazione in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo la ricorrente, Agenzia delle entrate, deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, comma 4, del D.L. n. 106 del 2005, art. 1, comma 5 ter, lett. e), dell’art. 2700 c.c., e del D.Lgs. n. 82 del 2004, art. 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

la ricorrente evidenzia l’errore in diritto in cui sarebbe incorsa la C.T.R. nell’avere ritenuto che l’Ufficio non avesse fornito la prova che il ruolo, sulla base del quale era stata emessa la cartella oggetto di impugnazione (e relativa al solo reddito da partecipazione attribuito al socio, avendo la Società definito l’accertamento con adesione), recasse la necessaria sottoscrizione;

secondo la prospettazione difensiva la prova di tale sottoscrizione era stata offerta mediante la produzione in giudizio della certificazione proveniente dal Direttore provinciale, con riepilogazione di tutti i ruoli vistati in data 16.6.2010;

con il secondo motivo, si deduce, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’ulteriore violazione di legge in cui sarebbe incorsa la C.T.R. nel ritenere che dovesse essere l’Ufficio a provare l’avvenuta sottoscrizione del ruolo;

le censure, attinenti alla medesima questione, possono trattarsi congiuntamente e sono fondate;

secondo il costante insegnamento di questa Corte, ribadito, di recente, da Cass. n. 27561 del 30/10/2018 – il difetto di sottoscrizione del ruolo da parte del capo dell’ufficio non incide in alcun modo sulla validità dell’iscrizione a ruolo del tributo, poichè si tratta di atto interno e privo di autonomo rilievo esterno, trasfuso nella cartella da notificare al contribuente, per la quale ultima neppure è prescritta la sottoscrizione del titolare dell’ufficio (cfr. Cass. n. 26053/2015; Cass. n. 6199/2015 e Cass. n. 6610/2013), costituendo ius receptum il principio, condiviso da questo Collegio, per cui la mancata sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto “quando non è in dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da cui promana, giacchè l’autografia della sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto amministrativo nei soli casi in cui sia prevista dalla legge” (cfr. Cass. n. 19761/2016, in motivazione. In senso conforme cfr., anche, Cass. n. 4555/2015, Cass. n. 25773/2014, Cass. n. 1425/2013, Cass. n. 11458/2012, Cass. n. 13461/2012, Cass. n. 6616/2011, Cass. n. 4283/2010, Cass. n. 4757/2009, Cass. n. 14894/2008, Cass. n. 4923/2007, Cass. n. 9779/2003, Cass. n. 2390/00, nonchè Corte Cost. n. 117/00);

con specifico riferimento, poi, al secondo motivo va aggiunto (sulla scia di Cass. n. 19761/2016) che il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, non prevedè alcuna sanzione per l’ipotesi di mancata sottoscrizione del ruolo; sicchè non può che operare la presunzione generale di riferibilità dell’atto amministrativo all’organo da cui promana, con onere della prova dell’insussistenza del potere e/o della provenienza a carico del contribuente (Cass. n. 24322/2014): il quale ultimo, peraltro, non può limitarsi ad una generica contestazione della insussistenza del potere e/o della provenienza dell’atto, ma deve allegare elementi specifici e concreti (Cass. n. 6616/2011), tenuto conto anche della “natura vincolata” degli atti meramente esecutivi, quali il ruolo e la cartella di pagamento, che non presentano in fase di formazione e redazione margini di discrezionalità amministrativa, con conseguente applicazione, nei loro confronti, del generale principio di irrilevanza dei vizi di invalidità del provvedimento, ai sensi della L. n. 241 del 1990, art. 21-octies, (che impedisce l’annullamento del provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, il suo contenuto dispositivo non avrebbe comunque potuto essere diverso da quello in concreto adottato (cfr. Cass. n. 2365/2013);

il giudice di appello si è discostato, nella soluzione della controversia e nell’applicazione delle norme di riferimento, da tutti i superiori principi onde la sentenza impugnata merita, sul punto, la cassazione;

con il terzo motivo, infine, si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5, e del D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, laddove la C.T.R. aveva ritenuto che l’intervenuta definizione della lite in capo alla Società, del D.L. n. 98 del 2011, ex art. 39, comma 12, avesse comportato il venir meno della pretesa anche per il socio partecipante;

anche tale censura è fondata alla luce dei principi costantemente seguiti da questa Corte (cfr. Cass. n. 2827/ 2010 e id. n. 14858 del 20/07/2016) secondo cui “in tema di condono fiscale, la definizione della lite pendente, ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16, da parte di una società di persone non estende automaticamente i suoi effetti nei confronti dei singoli soci, trattandosi di beneficio lasciato al libero e personale apprezzamento di ciascun contribuente, sicchè non comporta alcuna preclusione all’esercizio del potere dovere di accertamento dell’Amministrazione finanziaria, la quale non è tenuta ad adeguare il reddito da partecipazione dei soci, che abbiano scelto di non avvalersi di tale istituto, a quello – ricalcolato in base al condono – della società”, di recente, ribaditi da Cass.n. 12137 del 08/05/2019;

in conclusione, alla stregua delle considerazioni sin qui svolte, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso;

cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione, il 30 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 21 maggio 2020

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