Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9335 del 20/04/2010

Cassazione civile sez. III, 20/04/2010, (ud. 11/03/2010, dep. 20/04/2010), n.9335

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.S., SI.SA., S.M.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLE MEDAGLIE D’ORO 143,

presso lo studio dell’avvocato EMANUELE BRACAGLIA, rappresentati e

difesi dall’avvocato BARATTELLI STEFANO, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

C.V.G., elettivamente domiciliato in ROMA, presso

la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso da se medesimo;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 53/2008 del TRIBUNALE di TERAMO del 22.1.08,

depositata il 29/01/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito per i ricorrenti l’Avvocato Stefano Barattelli che si riporta

agli scritti.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS che ha

concluso per l’inammissibilità del ricorso.

La Corte:

Letti gli atti depositati.

 

Fatto

OSSERVA IN FATTO

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 16 ottobre 2008 S.S., Si.Sa. e S.M. hanno chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 29 gennaio 2008 dal Tribunale di Teramo che aveva dichiarato inammissibile l’appello da essi proposto avverso la sentenza del Giudice di Pace che aveva respinto l’opposizione al decreto ingiuntivo intimato da C.V.G.. L’intimato ha resistito con controricorso.

2 – Il ricorso è inammissibile per due ordini di ragioni. In primo luogo, l’art. 366 c.p.c., n. 4, prescrive, a pena d’inammissibilità, che il ricorso contenga i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l’indicazione delle norme di diritto su cui si fondono e il successivo n. 6 prescrive, sempre a pena d’inammissibilità, la specifica indicazione degli atti processuali e dei documenti su cui il ricorso si fonda. In secondo luogo, ai ricorsi proposti contro le sentenze pubblicate a partire dal 2.3.2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, recante modifiche al codice di procedura civile in materia di ricorso per cassazione, si applicano le disposizioni dettate nello stesso decreto al Capo 1.

Secondo l’art. 366 bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del decreto – i motivi di ricorso debbono essere formulati, a pena d’inammissibilità, nel modo lì descritto e, in particolare, nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., n. 1), 2), 3) e 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto, mentre, nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.

3. – Il ricorso risulta inammissibile, poichè non vengono specificate le censure mosse alla sentenza impugnata, manca l’indicazione delle norme che sarebbero state violate e degli atti processuali e documenti alla base del ricorso, non è stato formulato alcun quesito di diritto, nè è stato prospettato un momento di sintesi destinato a delimitare il fatto controverso.

4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Non sono state presentate conclusioni scritte nè memorie; i ricorrenti hanno chiesto d’essere ascoltati in Camera di consiglio;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 cod. proc. civ..

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione, liquidate in complessivi Euro 900.00, di cui Euro 4.700,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 11 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2010

 

 

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