Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9301 del 11/04/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 11/04/2017, (ud. 26/01/2017, dep.11/04/2017),  n. 9301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – rel. Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 577/2011 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA C.F.

(OMISSIS), già della Pubblica Istruzione, in persona del Ministro

pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI

PORTOGHESI, 12;

– ricorrente –

contro

P.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA EMILIA 88, presso lo studio dell’avvocato STEFANO VINTI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIA ROSARIA

AMBROSINI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 388/2010 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 27/05/2010 r.g.n. 390/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/01/2017 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO;

udito l’Avvocato FEDERICO DI MATTEO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. P.G., già docente di scuola secondaria di secondo grado, nominato nel ruolo dirigenziale con decorrenza dal 1 settembre 1989, adiva il Giudice del lavoro di Milano deducendo che, in sede di inquadramento quale preside, non aveva ottenuto il riconoscimento dello scatto di anzianità maturato alla data del passaggio. Deduceva l’illegittimità di tale mancato riconoscimento e chiedeva la condanna del Ministero dell’Istruzione alla restituzione della somma di Euro 5.079,75, illegittimamente recuperata, e il pagamento della somma di Euro 6.631,84 a titolo di differenze retributive, oltre accessori.

2. Il Tribunale accoglieva la domanda, ritenendo che il ricorrente avesse maturato l’ultimo biennio di anzianità quale docente a decorrere dal 1 settembre 1989, in quanto, a norma della L. n. 312 del 1980, art. 24, comma 4, l’attribuzione della classe stipendiale matura sin dal primo giorno del mese nel quale sorge il relativo diritto, restando indifferente la data dell’originaria immissione nel ruolo docenti.

3. Il Ministero impugnava tale pronuncia, affermando di avere applicato il criterio della c.d. temporizzazione di cui al D.P.R. n. 399 del 1988, art. 4, comma 8, che prende in considerazione la posizione stipendiale goduta al momento del passaggio dal ruolo docente a quello dirigenziale con esclusione di eventuali scatti non ancora maturati a momento del passaggio. Rilevava, in particolare, che vi era uno scarto fra la data di immissione nel ruolo docenti (10 settembre 1978) e quella dell’immissione nel ruolo dirigenziale (1 settembre 1989), per cui il dott. P. non aveva maturato lo scatto biennale di anzianità alla data del 1° settembre 1989, ma l’avrebbe maturato solo in data 10 settembre 1989, ossia successivamente al passaggio nel ruolo dirigenziale.

3. La Corte di appello di Milano, con sentenza n. 388/2000, respingeva l’appello, osservando che la L. n. 312 del 1980, art. 24, prevede il riconoscimento degli aumenti periodici biennali con decorrenza dal “primo giorno del mese nel quale sorge relativo diritto”, ossia dal primo giorno del mese in cui gli stessi maturano. Poichè l’appellato avrebbe compiuto il biennio nel mese di settembre 1989, egli aveva maturato il diritto allo scatto sin dal primo giorno dello stesso mese e quindi contestualmente all’inquadramento nel ruolo dirigenziale. L’appellato aveva dunque diritto, al momento dell’immissione nel nuovo ruolo, all’inclusione dell’ultimo scatto di anzianità quale docente, trovando applicazione solo successiva il criterio della temporizzazione invocato dall’Amministrazione appellante.

Per la cassazione di tale sentenza il MIUR propone ricorso affidato a due motivi. Resiste il c P. con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo l’Amministrazione denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 345 del 1983, art. 6, e del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 4, commi 8 e 9, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, sostenendo di avere correttamente applicato il criterio della c.d. temporizzazione mediante individuazione, come base di calcolo per le competenze spettanti, lo stipendio goduto dall’appellato alla data del 1 settembre 1989. Lo scatto di anzianità non poteva essere riconosciuto, in quanto sarebbe maturato solo il 10 settembre 1989, risalendo la nomina del dott. P., quale docente, al 10 settembre 1978.

2. Con il secondo motivo si censura la sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 24 legge n. 312 del 1980, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Si sostiene che tale norma indica solo che, una volta sorto il diritto al livello stipendiale superiore, esso è attribuito con decorrenza dal primo giorno del mese nel quale i presupposti si sono verificati, ma tale diritto non può dirsi sorto prima della data in cui lo stesso matura. Nel caso in esame, la maturazione del diritto si sarebbe avuta solo il 10 settembre 1989.

3. Il ricorso è fondato.

3.1. La L. n. 312 del 1980, art. 24, commi 2, 3 e 4, così detta:

“Al compimento di tre, sei, dieci, quindici e venti anni di servizio senza demerito nel livello di appartenenza sono attribuite altre classi di stipendio con aumento costante del 16 per cento dello stipendio iniziale di livello” (comma 2);

“Nel periodo di permanenza in ciascuna classe di stipendio,compresa l’ultima,sono corrisposti aumenti di stipendio in ragione del 2,50 per cento dello stipendio previsto per la classe stessa per ogni biennio di servizio prestato senza demerito. Gli aumenti biennali di stipendio maturati in ciascuna classe sono riassorbiti al conseguimento della classe di stipendio successiva” (comma 3);

“Le classi di stipendio e gli aumenti periodici biennali,anche se convenzionali, si conferiscono con decorrenza dal primo giorno del mese nel quale sorge il relativo diritto” (comma 4).

4. Osserva il Collegio che il tenore testuale della norma porta a distinguere il momento di perfezionamento del diritto alle classi di stipendio e agli scatti biennali dal momento del “conferimento” del relativo trattamento economico, ossia della sua decorrenza. Mentre il diritto alle classi di stipendio e agli scatti si acquisisce al compimento dei periodi di anzianità di servizio ivi previsti, la decorrenza dell’aumento stipendiale è retrodatato all’inizio del mese corrispondente.

5. Quindi, nel momento in cui il dott. P. è transitato nel ruolo dirigenziale (1 settembre 1989), egli non aveva ancora maturato il diritto allo scatto biennale, venendo a completamento il periodo che ne costituisce il presupposto di fatto solo il 10 settembre 1989, a nulla rilevando quindi che, una volta maturato il diritto allo scatto biennale, questo sarebbe stato corrisposto con decorrenza dal 1 settembre 1989.

6. Una volta escluso che a tale data, momento del transito nel ruolo dirigenziale, il dott. P. avesse maturato il diritto allo scatto biennale per cui è causa, non vi è contestazione in giudizio circa la corretta applicazione, da parte del MIUR, del criterio della c.d. temporizzazione, il quale prevede l’attribuzione dello stipendio iniziale previsto per la nuova qualifica, maggiorato dell’importo risultante dalla differenza fra lo stipendio maturato per classi o aumenti biennali nella qualifica o livello di provenienza ed il relativo stipendio iniziale; ove il nuovo stipendio si collochi fra due classi o fra due aumenti biennali dell’ultima classe, il personale interessato è inquadrato nella classe o aumento biennale immediatamente inferiore, ferma restando la corresponsione ad personam della differenza. La differenza fra i due stipendi, previa temporizzazione, è considerata ai fini dell’ulteriore progressione economica.

7. In conclusione, va accolto il ricorso e la sentenza impugnata deve essere cassata. Non occorrendo ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2, con il rigetto dell’originaria domanda.

8. Tenuto conto dell’esito favorevole in entrambi i gradi del giudizio di merito, le relative spese, come pure quelle del giudizio di legittimità, vanno compensate tra le parti.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originaria domanda; compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 26 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 aprile 2017

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