Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9297 del 19/04/2010

Cassazione civile sez. I, 19/04/2010, (ud. 24/02/2010, dep. 19/04/2010), n.9297

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 28003/2005 proposto da:

RER RADIO ELETTRICA ROMANA SRL (c.f. (OMISSIS)), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA TIMAVO 3, presso l’avvocato LIVI Mauro, che la rappresenta e

difende giusta procura speciale in calce;

– ricorrente –

contro

STUDIO COMMERCIALE EFFEGI SRL (c.f. (OMISSIS)), in persona

dell’Amministratore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DELLA GIULIANA 38, presso l’avvocato DI BATTISTA Giovanni, che lo

rappresenta e difende giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

FALLIMENTO STUDIO COMMERCIALE EFFEGI SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3278/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 18/07/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

24/02/2010 dal Consigliere Dott. ALDO CECCHERINI;

udito per il ricorrente, l’Avvocato PICCININI, con delega, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito per il controricorrente, l’Avvocato DI BATTISTA, che ha chiesto

il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità o,

comunque, per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza 11 dicembre 2002 il Tribunale di Roma, accogliendo l’opposizione proposta dallo Studio Commerciale Effegi s.r.l., revocò – per mancanza di prove dell’insolvenza – il fallimento della stessa società, che era stato in precedenza dichiarato con sentenza 11 ottobre 2000 su istanza della creditrice R.E.R. Radio Elettrica Romana s.r.l..

La società creditrice propose appello, e la Corte d’appello di Roma, con sentenza 18 luglio 2005. respinse il gravame. La corte osservò che la documentazione prodotta dall’appellante non poteva essere presa in considerazione, ostandovi il disposto dell’art. 345 c.p.c., e che il fallimento, che aveva l’onere di documentare e provare lo stato di dissesto dello Studio Effegi. non aveva prodotto nessuna prova, neppure in primo grado, sicchè doveva confermarsi il giudizio del tribunale, non potendo il giudice sostituirsi alle parti nella ricerca delle prove dello stato d’insolvenza della società convenuta per la dichiarazione di fallimento.

Per la cassazione della sentenza, notificatale il 14 settembre 2005;

ricorre la R.E.R. s.r.l. con atto notificato il 9 – 11 novembre 2005, affidato a due mezzi.

Lo Studio Commerciale Effegi s.r.l. resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione della L. Fall., artt. 6 e 18. Nell’atto di appello, la società creditrice aveva criticato l’errore in cui era incorso il tribunale che, nel motivare la sua decisione, si era limitato ad osservare una totale inattività delle parti in ordine ad una qualsiasi produzione probatoria, senza considerare i poteri d’ufficio di cui è investito il tribunale nell’accertamento dello stato d’insolvenza. Respingendo questa critica, la corte d’appello era incorsa nel medesimo errore. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 345 c.p.c., avendo la corte d’appello negato l’ammissione nel giudizio di appello dei documenti prodotti, che, in quanto prove precostituite non erano comprese nel divieto delle nuove prove.

I due motivi possono essere esaminati insieme, traducendosi nella censura per l’omessa utilizzazione di elementi di prova nella decisione di merito, giacchè anche il vizio rubricato come violazione di norme di diritto prospetta in realtà un error in procedendo che ha inciso sul materiale probatorio, e non sarebbe apprezzabile sotto il profilo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, non essendo idoneo – se non per questa via – a determinare la nullità della sentenza impugnata.

Questa corte ha ripetutamente affermato il principio che, in sede di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento nel regime anteriore alla riforma, ferma restando l’applicabilità del principio generale dell’onere delle parti di offrire la prova delle rispettive allegazioni, sussiste il potere – dovere del giudice di riscontrare, anche d’ufficio, la sussistenza dello stato di insolvenza e di ogni altro presupposto del fallimento medesimo, avvalendosi di tutti gli elementi comunque acquisiti, ivi inclusi quelli relativi alla fase processuale conclusasi con detta dichiarazione, e senza essere vincolato alle conclusioni delle parti e del P.M.; e, inoltre, che l’ufficiosità del processo non è limitata allo svolgimento del giudizio di primo grado, ma prosegue anche nel successivo grado di appello, salve soltanto le preclusioni verificatesi su punti già decisi con statuizioni non impugnate (Cass. 2 dicembre 2005 n. 26264;

17 marzo 1997 n. 2323; 28 marzo 1990 n. 2539). Il principio appena enunciato priva di rilevanza la questione dell’ammissibilità della produzione di nuove prove in appello, in ordine alla quale questa corte si è pronunciata negativamente a sezioni unite (Cass. Sez. un. 20 aprile 2005 n. 8203), con un principio tuttavia non applicabile allo speciale procedimento per la dichiarazione di fallimento.

Ciò non toglie che, trattandosi di apprezzare, in definitiva, l’errore consistito nell’escludere lo stato d’insolvenza senza utilizzare il materiale probatorio, la parte fosse gravata dell’onere di esporre nel ricorso il contenuto dei documenti prodotti in causa, e che avrebbero determinato un esito opposto del giudizio, al fine di illustrare il requisito della decisività del vizio, a norma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. In difetto di qualsiasi indicazione in proposito, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile, e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 3.000,00, di cui Euro 2.800,00 per onorari, oltre alle spese generali e magli accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima della Corte Suprema di Cassazione, il 24 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 aprile 2010

 

 

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