Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9290 del 11/04/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 11/04/2017, (ud. 15/12/2016, dep.11/04/2017),  n. 9290

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. CURCIO Laura – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 29045-2014 proposto da:

I.D. C.F. (OMISSIS), domiciliata in ROMA, VIALE DELLE

MILIZIE 38, presso lo studio dell’avvocato MARIA LETIZIA ROSATI,

rappresentata e difesa dall’avvocato FILIPPO BERSELLI, giusta delega

in atti;

contro

NEL BLU COOPERATIVA SOCIALE P.I. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DELLA GIULIANA 101, presso lo studio dell’avvocato MARIO PISELLI,

che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati MORENO

PESARESI, MARIA DE CONO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 567/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 30/05/2014 R.G.N. 803/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/12/2016 dal Consigliere Dott. CURCIO LAURA;

udito l’Avvocato MARIO PISELLI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI FRANCESCA che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine rigetto.

Fatto

MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO

I.D., assunta con patto di prova sottoscritto il 10.6.2010 e licenziata in data 15.12.2010 dalla Cooperativa Nel Blu Coop. Sociale per mancato superamento del comporto, aveva adito il Tribunale di Rimini chiedendo accertarsi l’illegittimità del licenziamento, con le conseguenze di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18. Il tribunale accoglieva il ricorso e dichiarava la nullità del licenziamento con ordine di reintegrazione. La Corte d’appello di Bologna, su ricorso della cooperativa, riformava la sentenza respingendo tutte le domande della I., ritenendo che sia la documentazione prodotta dalla lavoratrice, sia le testimonianze raccolte non fossero idonee per dimostrare l’inizio del rapporto di lavoro prima detta stipulazione del contratto di lavoro con patto di prova.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso per Cassazione la I. svolgendo tre motivi. Ha resistito con controricorso la Cooperativa, che ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Il collegio ha autorizzato la redazione di motivazione semplificata come da decreto del primo Presidente in data 14.9.2016.

Con il primo motivo di ricorso la I. lamenta violazione dell’art. 116 c.p.c., per omesso esame di un fatto decisivo ed in particolare il mancato esame degli assegni emessi dalla Cooperativa in suo favore in data 4 e 7 giugno, a dimostrazione dell’inizio del rapporto la prima della sottoscrizione del contratto in prova. Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente lamenta violazione dell’art. 345 c.p.c., comma 3, per mancata ammissione delle prove richieste con la memoria di costituzione in appello, dopo che erano già state richieste in primo grado, con omessa pronuncia sull’ammissione da parte del tribunale, prove relative allo svolgimento delle mansioni inserita nella cooperativa sin dall’1.6.2010. Con il terzo motivo la I. lamenta sempre la violazione dell’art. 360, comma 1, n. 5 per mancato esame dei numerosi documenti prodotti comprovanti lo svolgimento dell’attività lavorativa prima della sottoscrizione del patto di prova.

La Cooperativa Nel Blu coop. Sociale ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 327 c.p.c. per tardività della notificazione in relazione alla decorrenza del termine lungo, perchè la sentenza della Corte d’Appello di Bologna depositata in data 30.5.2014 oggetto di ricorso risultava essere stata notificata soltanto il due. 12.2014, risultando, secondo la contro ricorrente, notificata tardivamente anche con riferimento al termine breve di cui all’art. 330 c.p.c..

L’eccezione, assorbente, è fondata e va pertanto accolta.

La sentenza della Corte d’Appello di Bologna, il cui dispositivo è stato emesso l’8.4.2014, è stata depositata in data 30.5.2014, come si ricava dall’attestazione della cancelleria della corte bolognese in calce alla sentenza. Per giurisprudenza costante di questa Corte, ai fini della decorrenza del termine di cui all’art. 327 c.p.c., per pubblicazione della sentenza s’intende il deposito presso la cancelleria con relativo attestato del cancelliere, proprio tenuto conto dell’ampiezza del termine lasciato alla parte (cfr per tutte Cass. N. 15778/2007 e Cass. N. 7240/2011 e Cass. 26402/2014).

La ricorrente, per il tramite del proprio difensore, ha notificato il ricorso una prima volta in data 2.12.2014 e poi in data 5.12.2014, pertanto oltre i sei mesi di cui all’art. 327 citato, scadenti il 30.11.2014 (domenica), e, quindi, il 1-12-2014.

Risulta peraltro dalla documentazione versata in atti dalla difesa della Cooperativa Velata di notifica del difensore della Cooperativa, abilitato) che la seconda notifica del ricorso per Cassazione è avvenuta il 5 dicembre 2014, a seguito di notifica della sentenza da parte della Società, avvenuta in data 1.10.2014 con ricezione in data 6.12.2014 da parte della I.. Tuttavia una volta verificatasi la decadenza per decorso del termine lungo, tate termine non può essere riaperto dalla decorrenza del termine breve di 60 gg ai sensi dell’art. 325 c.p.c., collegato alla notifica della sentenza (cfr in termini Cass. n. 6187/2016).

Il ricorso è pertanto inammissibile, restando assorbita ogni altra questione.

Le spese del presente grado vanno poste a carico della parte ricorrente, soccombente, e liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in 100,00 per esborsi,euro 3000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed oneri di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 11 aprile 2017

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