Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9274 del 11/04/2017


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Cassazione civile, sez. III, 11/04/2017, (ud. 23/02/2017, dep.11/04/2017),  n. 9274

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – rel. Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21806-2014 proposto da:

P.A., considerato domiciliato ex lege in ROMA, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato FAUSTO IBELLO unitamente all’avvocato NICOLA TESSITORE

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

S.E., SIDA ASSICURAZIONI SPA IN LIQUIDAZIONE COATTA

AMMINISTRATIVA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 496/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 05/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/02/2017 dal Consigliere Dott. SPIRITO ANGELO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MISTRI CORRADO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

udito l’Avvocato FAUSTO IBELLO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di Appello di Napoli ha dichiarato inammissibile l’impugnazione avverso la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere con cui era stata rigettata la domanda proposta da P.A. nei confronti di S.E. e della Sida s.p.a. avente ad oggetto il risarcimento dei danni conseguiti all’incidente stradale del 1 settembre 1993, allorchè la bicicletta condotta dal P. aveva colliso con l’autovettura guidata dal S..

La Corte territoriale ha ritenuto che il gravame difettasse del requisito di specificità dei motivi di cui all’art. 342 c.p.c., sul rilievo della contraddittorietà delle conclusioni formulate dall’appellante, il quale per un verso aveva invocato la condanna della Sida s.p.a. in solido con l’assicurato, mentre per l’altro verso aveva chiesto di essere autorizzato a notificare l’atto di appello all’Assitalia s.p.a., già estromessa dal giudizio di primo grado, nonchè a chiamare in causa qualsiasi società di assicurazione risultasse aver stipulato la polizza per la r.c.a. con il responsabile civile ed aveva inoltre invocato una sentenza di condanna opponibile anche alle Generali s.p.a., quale impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada.

La Corte di merito ha affermato che la contraddittorietà di tali richieste dimostrava “l’estrema confusione in cui versa l’appellante” (il quale ignorava “se il proprietario dell’autovettura avesse stipulato un valido rapporto assicurativo all’epoca del sinistro e con quale compagnia”) e non consentiva di ritenere sufficientemente specifici i motivi posti a base dell’impugnazione.

La Corte di Appello ha inoltre ritenuto che la minuta della lettera asseritamente inviata dal P. al S. per ottenere le necessarie informazioni in ordine all’assicurazione per la r.c.a. stipulata dal secondo, risultava inammissibilmente depositata dal primo per la prima volta in grado di appello in quanto inserita in un fascicolo provvisorio privo di timbro attestante il rituale deposito, senza riscontro nell’originale della produzione di parte relativa al primo grado del giudizio, e che l’ulteriore domanda di condanna in via esclusiva del solo S., oltre ad essere inammissibile perchè avanzata per la prima volta in appello, era “in contrasto con la richiesta di autorizzazione alla chiamata in causa della società di assicurazione” e non consentiva “di individuare con univocità e la dovuta specificità i motivi posti a base dell’appello”.

Ricorre per cassazione P.A. affidandosi a tre motivi. Gli intimati non svolgono attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione dell’art. 342 c.p.c. nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore alla novella introdotta dal D.L. n. 83 del 2012. Sostiene che la norma richiamata non impone “una rigorosa e formalistica enunciazione delle ragioni invocate a sostegno dell’appello”, limitandosi a richiedere “un’esposizione chiara e univoca, anche se sommaria, sia della domanda rivolta al giudice del gravame sia della doglianza”, i cui motivi possono “sostanziarsi pure nelle stesse argomentazioni addotte a suffragio della domanda disattesa dal primo giudice”. Evidenzia che nella fattispecie i motivi di appello erano stati formulati adducendo “l’omessa e/o insufficiente e/o contraddittoria motivazione nonchè l’errata valutazione delle risultanze istruttorie”. Sottolinea che nell’atto di impugnazione alla parte “volitiva” era stata premessa una parte “argomentativa” con la quale erano state specificamente confutate e contrastate le ragioni poste a fondamento della prima sentenza. Conclude che, pertanto, “i motivi di impugnazione erano tali da consentire alla Corte di Appello adìta di individuare quanto devolutale con l’appello”.

2. il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza in quanto il ricorrente non ha trascritto i motivi di appello al fine di consentire a questa Corte di valutarne la dedotta specificità sulla base del solo contenuto del ricorso, con ciò violando il consolidato orientamento secondo cui ove il ricorrente censuri la statuizione di inammissibilità, per difetto di specificità, di un motivo di appello, ha l’onere di specificare, nel ricorso, le ragioni per cui ritiene erronea tale statuizione del giudice di appello e sufficientemente specifico, invece, il motivo di gravame sottoposto a quel giudice, e non può limitarsi a rinviare all’atto di appello, ma deve riportarne il contenuto nella misura necessaria ad evidenziarne la pretesa specificità (Cass. 20/09/2006, n. 20405; Cass. 16/10/2007, n. 21621; Cass. 5/11/2015, n. 25621).

3. Con il secondo motivo (violazione dell’art. 115 c.p.c., artt. 74, 76 e 87 c.p.c., nonchè omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio) il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto tardivo il deposito della minuta della lettera da lui asseritamente inviata al responsabile civile per esserne informato in merito al contratto di assicurazione della r.c.a. da questi stipulato. Afferma di avere regolarmente esibito la predetta minuta in udienza nel corso del processo di primo grado. Deduce che all’esito di tale esibizione l’atto era stato debitamente inserito nel fascicolo di parte, talchè l’eventuale incertezza sulla data di acquisizione del documento non avrebbe potuto essere addebitata al proprio contegno processuale ma unicamente ad irregolarità concernenti la sottoscrizione dell’indice del fascicolo da parte del cancelliere.

4. Con il terzo motivo (violazione dell’art. 2054 c.c. e della L. n. 990 del 1969, art. 18, nonchè omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio), il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto inammissibile, in quanto proposta per la prima volta in appello, la domanda di condanna esclusiva di Enrico S., deducendo che essa era già contenuta nelle conclusioni formulate in primo grado.

5. Il secondo e il terzo motivo, da esaminarsi congiuntamente per ragioni di connessione, sono inammissibili in quanto concernono affermazioni espresse ad abundantiam ed estranee alla ratio decidendi della sentenza impugnata e risultano comunque assorbiti dalla statuizione negativa sul primo motivo.

La declaratoria di inammissibilità dell’appello ha trovato infatti fondamento nel rilevato difetto di specificità dei motivi di gravame ai sensi dell’art. 342 c.p.c., mentre gli ulteriori rilievi concernenti l’intempestivo deposito della missiva inviata al responsabile civile e la novità della domanda avente ad oggetto la condanna esclusiva di quest’ultimo, non hanno assunto autonoma rilevanza nell’economia della decisione della Corte territoriale, sicchè essi non possono essere oggetto di ricorso per cassazione per difetto di interesse, essendo improduttivi di effetti giuridici (Cass. 5/06/2007, n.13068; Cass. 19/02/2009, n.4053; Cass. 22/10/2014, n.22380; Cass.5/11/2015, n.25621).

6. Non si deve provvedere sulle spese del giudizio di legittimità, atteso che gli intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

7. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 – bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile, il 23 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 aprile 2017

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