Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9270 del 19/04/2010

Cassazione civile sez. I, 19/04/2010, (ud. 23/10/2009, dep. 19/04/2010), n.9270

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 12100/2008 proposto da:

M.G. (C.F. (OMISSIS)), + ALTRI OMESSI

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ANDREA

DORIA 48, presso l’avvocato ABBATE Ferdinando Emilio, che li

rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI;

– intimata –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

06/03/2007; n. 55882/05;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

23/10/2009 dal Consigliere Dott. MASSIMO DOGLIOTTI;

udito per i ricorrenti l’Avvocato RODA RANIERI (con delega) che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ritualmente depositato, M.G. + 35 impugnavano il decreto della Corte di Appello di Roma in data 03/07/2006, che aveva condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di somma nei loro confronti, quale equa riparazione del danno morale, derivante da irragionevole durata di procedimento, in punto durata del procedimento nonchè determinazione e liquidazione delle spese di giudizio.

Non ha svolto attività difensiva la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

I ricorrenti hanno presentato memoria per l’udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va accolto il motivo relativo alla durata del procedimento.

Contraddittoriamente il giudice a quo da un lato ammette che la procedura de qua iniziò nel novembre del 1993 e si concluse nell’aprile 2004; individua la ragionevole durata in tre anni, ma determina poi il periodo eccedente in soli sette anni, senza considerare gli ulteriori 5 mesi di ritardo.

Quanto alla determinazione delle spese di giudizio in primo grado, va precisato che davanti alla Corte di Appello erano stati presentati separati ricorsi, e si è provveduto alla riunione, all’esito dell’udienza in Camera di consiglio. Per giurisprudenza consolidata (per tutte Cass. n. 15954 del 2006) il provvedimento di riunione lascia immutata l’autonomia dei singoli giudizi e la pronuncia, formalmente unica, si risolve in altrettante pronunce quante sono le cause originarie, pur aventi il medesimo oggetto; la liquidazione delle spese giudiziali va effettuata, in relazione ad ogni singolo giudizio:

Così accolti i motivi proposti, va considerato assorbito quello relativo alla liquidazione delle spese, asseritamente inferiori alle tariffe, dovendosi rideterminare le stesse per il giudizio di merito.

Va pertanto cassato il decreto impugnato.

Può decidersi nel merito: il periodo eccedente la ragionevole durata va determinato in sette anni e cinque mesi; va quindi condannata l’amministrazione al pagamento della somma ulteriore di Euro 420,00;

le spese del giudizio di merito, liquidate come da dispositivo per ogni singola posizione, andranno moltiplicate, con riferimento ai ricorsi proposti in primo grado (nella specie 20 ricorsi; tutti i ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione tranne G. L., deceduta: 36 ricorrenti; si dovrà pertanto decurtare dalle spese la quota relativa al soggetto deceduto).

Le spese seguono la soccombenza anche per il presente grado e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna l’amministrazione a corrispondere alle parti ricorrenti la somma ulteriore di Euro 420,00, con gli interessi legali dalla domanda, e le spese giudiziali, che determina per il giudizio di merito nella somma di Euro 975,00 (50 x 20) – Euro 25,00 per esborsi, Euro 11.700,00 (600 x 20) – Euro 300,00 per diritti ed Euro 9.555,00 (490 x 20), Euro 245,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge, e che dispone siano distratte in favore del difensore antistatario; per il giudizio di legittimità, in Euro 1.000,00 per onorar oltre Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge, che dispone siano distratte in favore dell’avvocato ABBATE antistatario.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 19 aprile 2010

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