Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9257 del 03/04/2019

Cassazione civile sez. trib., 03/04/2019, (ud. 20/03/2019, dep. 03/04/2019), n.9257

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – rel. Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8993/13 R.G., proposto da:

AGENZIA delle ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

POLYTECKNE s.r.l., in liquidazione, in persona del legale rapp.te

p.t., presso la sede legale, località (OMISSIS), rappresentata e

difesa, nel primo grado di giudizio, dal Dott. Giuseppe Mansueti,

presso lo studio del quale, in Roma alla Via Catone n. 15, è

elettivamente domiciliata.

– intimata –

avverso la sentenza n. 23/20/12 della Commissione Tributaria

Regionale del Lazio, depositata in data 08.02.2012, non notificata;

Udita la relazione svolta dal Consigliere d’Angiolella Rosita nella

camera di consiglio del 20 marzo 2019.

Fatto

RILEVATO

che:

La Commissione Tributaria Regionale del Lazio, (di seguito, per brevità, CTR), ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate confermando la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Roma (di seguito per brevità, CTP) con la quale come si ricava dallo svolgimento del processo riportato nel ricorso in esame – era stato accolto il ricorso proposto dalla società contribuente avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), per l’anno di imposta 1999, con il quale l’Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione maggiori ricavi e irrogava sanzioni per complessivi Euro 1.825.473,00.

La parte motiva della sentenza della CTR così recita: “Invero, il Collegio rileva che non sussistono nè il difetto nè la contraddittorietà della motivazione dedotte dall’ufficio in quanto la sentenza pare non solo adeguatamente motivata ma anche coerente con le conseguenze che trae degli assunti affermati nella decisione stessa. Per quanto concerne le ulteriori censure è agevole rilevare che le stesse non meritano accoglimento per essere inconferenti e, comunque, infondate. La sentenza impugnata, difatti, ha esaminato compiutamente la condotta della società contribuente e così ha giustamente rilevato che la non inerenza contestata in ordine ai costi e alla falsa fatturazione sono assunti apodittici dell’ufficio che non ha considerato le allegazioni del contribuente circa la regolarità e la complessità delle operazioni a fronte delle quali l’accertamento compiuto non può che essere ritenuto immotivato. Alla luce delle considerazioni che precedono, l’appello deve essere rigettato l’impugnata sentenza confermata.” L’Agenzia delle Entrate, ricorre per la cassazione della sentenza della CTR affidandosi a tre motivi.

POLYTECKNE s.r.l. in liquidazione non si costituisce.

L’Agenzia delle Entrate, deposita memoria ex art. 360 bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo, l’Agenzia delle Entrate lamenta la violazione dell’art. 36, comma 1, nn. 3 e 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per totale carenza di motivazione.

1.1. In subordine, lamenta la violazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 1973, art. 42 e del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere i giudici di merito considerato l’avviso privo di motivazione.

1.2. In subordine, lamenta la violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 per insufficiente motivazione su fatti decisivi e controversi per il giudizio.

2. Preliminarmente va dato atto che l’Agenzia delle Entrate ha ritualmente notificato, ex art. 330 c.p.c., il ricorso per Cassazione al Dott. Giuseppe Mansueti, nella qualità di procuratore costituito e domiciliatario in prime cure della società presso il suo di Roma Via Catone n. 15 (vedi cartolina a.r. del 26/03/2013 allegata alla memoria), alla società POLYTECKNE s.r.l. in liquidazione, in persona del legale rapp.te p.t., presso la sede legale della società, nonchè a R.U.S., nella sua qualità di liquidatore della società presso la sua residenza.

3. Il ricorso è fondato.

Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, la motivazione per relationem della sentenza di appello è legittima sempre che renda percepibili e comprensibili le ragioni della decisione, in relazione ai motivi di appello proposti; viceversa, nel caso in cui il giudice di merito non compia, o compia inadeguatamente, una disamina logica e giuridica degli elementi dai quali trae il proprio convincimento, rinviando genericamente e acriticamente alle motivazioni di altro giudice o al quadro probatorio acquisito, o, ancora, al nome della normativa ritenuta applicabile senza sussunzione alcuna della fattispecie concreta al precetto generale, incorre nel vizio di omessa o di apparente motivazione con conseguente nullità della sentenza. E’ evidente, infatti, che motivazioni di tal fatta svuoterebbero di contenuto la funzione dell’appello che, quale revisio prioris istantiae, è finalizzato ad esaminare, in modo specifico e adeguato alla sua funzione, le censure proposte dalle parti alla sentenza di primo grado, così da consentire – ai fini del giudizio di legittimità – un effettivo controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento adottato (cfr., Cass. 18/04/2017 n. 9745; Cass. 26/06/2017 n. 15884; Cass. 21/09/2017, n. 22022; Cass., 25/10/2018, n. 27112; Cass., 05/10/2018 n. 24452; Cass., 07/04/2017 n. 9105, tutte che richiamano i parametri minimi di motivazione indicati da Cass., Sez. U., 07/04/2014 n. 8053 e 03/11/2016n. 22232; cfr., altresì, per il vizio di motivazione collegato alla funzione dell’appello, Cass., 10/01/2003 n. 196).

4. Venendo al caso all’esame – riguardante il recupero a tassazione per l’anno 1999, di redditi e ricavi non dichiarati in violazione del disposto del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 14 e 22 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 39 (vedi avviso di accertamento allegato al ricorso in cassazione) – il giudice a quo, ha rigettato l’appello dell’Agenzia con un mero richiamo alla sentenza di prime cure e con una mera e apodittica affermazione d’infondatezza dell’accertamento dell’Ufficio.

5. Dalla lettura della parte motiva della gravata sentenza, sopra riportata per intero, non v’è chi non veda come la sentenza della CTR non compie alcuna disamina logica e giuridica degli elementi dai quali trae il proprio convincimento, rinviando acriticamente alle motivazioni della CTP ed alle “allegazioni del contribuente circa la regolarità e complessità delle operazioni”, senza qualificare la fattispecie all’esame, senza effettuare alcuna sussunzione della fattispecie concreta al precetto generale, senza individuare gli elementi indiziari offerti dal contribuente per contrastare l’accertamento dell’Ufficio. Rimane inevincibile il thema decidendum – con la pretesa dell’Ufficio e le correlative difese del contribuente nonchè la ratio decidendi, non comprendendosi rispetto a quale fattispecie ed a quale disciplina è stata compiuta la valutazione probatoria che ha visto vittoriosa la società contribuente.

6. Anche rispetto alla valutazione del quadro probatorio effettuata dal giudice di merito, soccorre la giurisprudenza di questa Corte, secondo cui “ai fini della sufficienza della motivazione della sentenza, il giudice, quando esamina i fatti di prova, non può limitarsi a denunciare il giudizio nel quale consiste la sua valutazione, perchè questo è il solo contenuto “statico” della complessa dichiarazione motivazionale, ma deve impegnarsi anche nella descrizione del processo cognitivo attraverso il quale è passato dalla sua situazione iniziale ignoranza dei fatti alla situazione finale costituita dal giudizio, che rappresenta necessario contenuto “dinamico” della dichiarazione stessa” (v. Cass., 23/01/2006 n. 1236, Rv. 590221 – 01; Cass., 29/07/2016 n. 15964, Rv. 640645 – 01 entrambe richiamate da Cass., 15/11/2018 n. 32980).

7. In conclusione, poichè la sentenza qui impugnata non tiene in alcun conto le allegazioni difensive poste a base degli specifici motivi di gravame (evincibili dall’esposizione dei fatti di cui al ricorso), non giustifica la valutazione espressa su essi, non indica la ragione giuridica o fattuale che, come emergente dall’oggetto del giudizio innanzi alla CTP, abbia ritenuto di condividere, limitandosi ad un mero ad enunciare acriticamente la correttezza delle valutazioni del primo giudice, incorre nel vizio di omessa o di apparente motivazione con conseguente nullità della sentenza.

8. Il primo motivo di ricorso va, pertanto, accolto; il secondo ed il terzo, proposti in via subordinata, vengono assorbiti dall’accoglimento del primo.

9. La sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbiti il secondo ed il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 3 aprile 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA