Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9252 del 20/05/2020

Cassazione civile sez. III, 20/05/2020, (ud. 30/10/2019, dep. 20/05/2020), n.9252

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

FINTECNA SPA, in persona del procuratore speciale, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA LAZZARO SPALLANZANI 22, presso lo studio

dell’avvocato VALERIO PESCATORE, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato LUCA PESCATORE;

– ricorrente –

contro

AUCHAN SPA, in persona del Procuratore Generale, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA NIZZA 59, presso lo studio dell’avvocato

ASTOLFO DI AMATO, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato VINCENZO MARICONDA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4974/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 19/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/10/2019 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVIERI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE Alessandro, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avvocato LUCA PESCATORE;

udito l’Avvocato MARIO NUZZO per delega;

udito l’Avvocato PATRIZIA FUSI per delega.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Società Italiana per i Sistemi Urbani di Pubblico Interesse s.p.a. e SOTEA Società Terminal Autostrade s.p.a. (della quale la prima deteneva l’intero capitale sociale) concludevano con La Rinascente s.p.a. (attuale AUCHAN s.p.a.), in data 24.4.1998, un “Contratto preliminare di compravendita azionaria (avente ad oggetto la cessione dell’intero capitale sociale di SOTEA s.p.a.) e contratto di mandato”, subordinando la cessione azionaria alla

– condizione sospensiva dell’acquisto, da parte di La Rinascente s.p.a., dei terreni di proprietà di Autostrade s.p.a. circostanti a quello ricompreso nel patrimonio di SOTEA s.p.a. e che la medesima La Rinascente s.p.a. avrebbe indirettamente acquisito attraverso la cessione azionaria.

Tale condizione poteva realizzarsi anche mediante esercizio del diritto di opzione di acquisto dei predetti terreni, ed il relativo contratto avrebbe potuto essere stipulato con Autostrade s.p.a. direttamente da La Rinascente s.p.a. che avrebbe quindi esercitato l’opzione-, ovvero anche da SOTEA s.p.a. – che avrebbe allora esercitato l’opzione-, venendo a conseguire in tal caso, La Rinascente s.p.a., il medesimo risultato con il successivo acquisto dell’intero capitale sociale di SOTEA s.p.a.. Quest’ultima società procedeva, quindi, in data 16.10.2000, alla stipula del contratto di opzione con Autostrade s.p.a..

Nel contratto preliminare di compravendita azionaria era previsto, inoltre, che il prezzo di acquisto dei terreni – oggetto del diritto di opzione – ed il valore della cessione azionaria potevano variare in relazione all’accertamento della entità del pregresso credito vantato da SOTEA s.p.a. nei confronti di Autostrade s.p.a. (Euro 734.238,62 per capitale; Euro 1.326.261,00 per interessi al 31.12.1997), concernente gli oneri che SOTEA s.p.a. si era accollati stipulando, per conto della stessa Autostrade s.p.a., gli atti transattivi volti a liberare i terreni dagli occupanti. Tale variazione dipendeva dall’importo del credito che Autostrade s.p.a. avesse inteso riconoscere come dovuto, imputandolo a deconto del pagamento del prezzo di vendita dei terreni. In sede di stipula del contratto di opzione, Autostrade s.p.a. aveva, tuttavia, subordinato la conclusione dell’accordo alla rinuncia parziale, da parte di SOTEA s.p.a., del credito per interessi maturato su quello capitale (“riconoscendo” quindi soltanto un minor credito di Lire 1.119.306.865 rispetto a quello vantato da SOTES s.p.a. di Lire 2.568.000.000): in relazione alle condizioni così concordate tra le parti del contratto di opzione, La Rinascente s.p.a., con nota in data 15.6.2000, aveva autorizzato SOTEA s.p.a. a procedere alla stipula dell’atto.

La controversia tra le parti dell’attuale giudizio era successivamente insorta in quanto AUCHAN s.p.a. (succeduta a La Rinascente s.p.a.) aveva contestato il proprio obbligo di rimborso a SOTEA s.p.a. dell’ammontare del “credito per interessi” che questa aveva rinunciato per concludere il contratto di opzione.

Entrambi i Giudici di merito hanno rigettato la domanda di condanna formulata da SOTEA s.p.a., cui era succeduta, in grado di appello, FINTECNA s.p.a..

La Corte d’appello di Roma, con sentenza in data 19.7.2017 n. 4974, confermando l’impianto motivazionale del primo Giudice, ha rilevato che dall’esame degli atti negoziali emergeva inequivoca la volontà comune delle parti di sottrarre Sistemi Urbani s.p.a. e la controllata SOTEA s.p.a. da eventuali pretese avanzate da La Rinascente s.p.a., per oneri e spese, nel caso in cui l’operazione negoziale – come in effetti accaduto – non si fosse conclusa positivamente. In tal senso convergevano le diverse clausole contrattuali del preliminare, che ponevano a carico di La Rinascente s.p.a. anche tutte quelle somme che fossero state da SOTEA s.p.a. anticipate ad Autostrade s.p.a. per l’acquisto delle aree di sua proprietà. Non era dato, poi, inferire dalla “comunicazione di autorizzazione” di La Rinascente s.p.a. alla stipula del contratto di opzione, la volontà di assumere la obbligazione di rimborsare l’importo del credito per interessi rinunciato da SOTEA s.p.a., atteso che tale rinuncia si inseriva nella negoziazione del prezzo di acquisto dei terreni, svolta tra SOTEA s.p.a. ed Autostrade s.p.a., secondo il criterio di variazione del prezzo, previsto nello stesso preliminare di compravendita azionaria, in relazione a quella “misura del credito” di SOTEA s.p.a. che sarebbe stata eventualmente riconosciuta da Autostrade s.p.a..

Il Giudice territoriale ha, inoltre, rigettato anche l’appello incidentale di AUCHAN s.p.a., confermando la statuizione del primo Giudice in ordine alla integrale compensazione delle spese di lite.

Avverso la sentenza di appello FINTECNA s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

Resiste con controricorso AUCHAN s.p.a..

Le parti hanno depositato memorie illustrative ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Primo motivo: violazione dell’art. 1362 c.c., commi 1 e 2 e dell’art. 1363 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La ricorrente sostiene che il Giudice di appello avrebbe erroneamente desunto la comune intenzione delle parti, dall’art. 2.1 del contratto preliminare, ritenendo che attraverso tale clausola i contraenti aveva inteso pattuire che le spese e gli oneri economici sostenuti da La Rinascente s.p.a., nello svolgimento della complessa operazione negoziale, non avrebbero in alcun modo potuto essere riversati a carico di Sistemi Urbani s.p.a. e di SOTEA s.p.a.: con la conseguenza che detta clausola non trovava applicazione alle spese ed oneri che fossero stati, invece, sostenuti ed anticipati direttamente dalle predette società. Tale operazione ermeneutica, secondo la ricorrente, non era conforme al criterio di ricerca della comune volontà delle parti (art. 1362 c.c., comma 1) ed al criterio cd. sistematico (art. 1363 c.c.), avendo trascurato la Corte territoriale di individuare la predetta volontà attraverso la complessiva lettura delle singole clausole contrattuali tra loro connesse, ed in particolare delle clausole disciplinate dagli artt. 4, 5 punto (i), 11.5 e 13.1 del contratto preliminare, dalle quali emergeva inequivoca la diversa intenzione di far gravare su La Rinascente ogni “onere e spesa o costo” derivante dalla esecuzione del contratto.

La censura è inammissibile, in quanto volta a dimostrare non l’erronea applicazione del criteri ermeneutici indicati, ma la astratta possibilità di una diversa ricostruzione del contenuto della volontà negoziale desumibile dalla clausola, venendo in tal modo la ricorrente ad opporre un risultato interpretativo difforme da quello accolto dal Giudice di merito, senza fornire tuttavia alcuna evidenza della assoluta ed oggettiva implausibilità del percorso ermeneutico cui la Corte territoriale è pervenuta.

Al proposito è appena il caso di osservare che la “comune intenzione” delle parti costituisce soltanto il risultato ultimo della ricerca ermeneutica, mentre l’errore denunciabile in sede di legittimità deve essere dedotto con la specifica indicazione delle lacune in cui il Giudice di merito è incorso nella individuazione degli elementi testuali od extratestuali asseritamente rilevanti ai fini della ricostruzione della comune volontà delle parti, ovvero attraverso la specificazione dell’errore attinente all’impiego dei canoni linguistici che regolano la attribuzione del significato descrittivo della realtà alle singole parole, od ancora attraverso l’errato utilizzo dei canoni di “comprensione” del discorso logico individuando i difetti della costruzione sintattica del discorso e le carenze della connessione logica degli enunciati proposizionali.

Costituisce principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, e dal quale non vi è ragione di discostarsi, quello secondo cui: a) l’interpretazione del contratto e, in genere, degli atti di autonomia privata, costituisce attività riservata al giudice di merito, censurabile in sede di legittimità soltanto per violazione dei criteri di ermeneutica contrattuale ovvero per vizi di motivazione; b) il motivo di ricorso con il quale si sostenga il malgoverno delle regole interpretative deve contenere non solo l’astratto riferimento agli articoli del codice che le sanciscono, ma altresì la specificazione dei canoni in concreto violati; c) va altresì in ogni caso precisato il modo in cui il giudice se ne è discostato e, quindi, le distorsioni che in concreto ha prodotto la denunciata violazione (cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 24461 del 18/11/2005; id. Sez. 2, Sentenza n. 1406 del 23/01/2007; id. Sez. 3, Sentenza n. 2560 del 06/02/2007).

In relazione a tale ultimo aspetto è preciso onere della parte ricorrente dedurre tale vizio in modo specifico: ed infatti la parte che, con il ricorso per cassazione, intenda denunciare un errore di diritto o un vizio di ragionamento nell’interpretazione di una clausola contrattuale, non può limitarsi a richiamare genericamente le regole di cui agli artt. 1362 c.c. e segg., avendo invece l’onere di specificare i canoni che in concreto assuma violati, ed il punto ed il modo in cui il giudice del merito si sia dagli stessi discostato, non potendo le censure risolversi nella mera contrapposizione tra l’interpretazione del ricorrente e quella accolta nella sentenza impugnata, e dovendo i rilievi contenuti nel ricorso essere accompagnati, in ossequio al principio di autosufficienza, dalla trascrizione delle clausole individuative dell’effettiva volontà delle parti, al fine di consentire alla Corte di verificare l’erronea applicazione della disciplina normativa (cfr. Corte Cass. Sez. 5, Sentenza n. 22889 del 25/10/2006; id. Sez. L, Sentenza n. 25728 del 15/11/2013).

La mera prospettazione di un possibile significato alternativo, delle disposizioni negoziali, diverso da quello accolto dalla Corte territoriale, è pertanto inidonea ad inficiare la corretta applicazione dei criteri ermeneutici utilizzati dal Giudice di merito, atteso che “l’interpretazione data dal giudice di merito ad un contratto non deve essere l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, ma una delle possibili, e plausibili, interpretazioni; sicchè, quando di una clausola contrattuale sono possibili due o più interpretazioni, non è consentito, alla parte che aveva proposto l’interpretazione poi disattesa dal giudice di merito, dolersi in sede di legittimità del fatto che fosse stata privilegiata l’altra” (cfr. Corte cass. Sez. 1, Sentenza n. 10131 del 02/05/2006; id. Sez. 2, Sentenza n. 3644 del 16/02/2007; id. Sez. 1, Sentenza n. 4178 del 22/02/2007; id. Sez. 3, Sentenza n. 15604 del 12/07/2007; id. Sez. 3, Sentenza n. 24539 del 20/11/2009; id. Sez. 2, Sentenza n. 19044 del 03/09/2010; id. Sez. 3, Sentenza n. 16254 del 25/09/2012; id. Sez. 1, Sentenza n. 6125 del 17/03/2014).

Tanto premesso, la Corte d’appello:

ha inteso attribuire valenza decisiva alla disposizione negoziale (art. 2.1) del contratto preliminare di compravendita azionaria che, nell’individuare le condizioni cui era sospensivamente condizionata la cessione del capitale sociale, prevedeva anche l’intervenuta stipula, tra La Rinascente s.p.a. ed Autostrade s.p.a., del contratto di compravendita delle aree di proprietà di quest’ultima: “la sottoscrizione da parte di Rinascente di un contratto per effetto del quale Rinascente acquisisca il diritto, anche sotto forma di opzione ad acquistare,…le aree…. di proprietà….Autostrade”, ed in tale contesto la clausola contrattuale prevedeva espressamente che “eventuali somme che dovessero essere corrisposte in via anticipata ad Autostrade s.p.a saranno versate da Rinascente e rimarranno definitivamente a suo carico, anche qualora, non essendo soddisfatte tutte le condizioni…non si addivenga alla compravendita delle azioni” (la clausola è riportata nella motivazione della sentenza di appello, pag. 3-4): dall’esegesi di tale clausola la Corte territoriale ha ritenuto, quindi, che non fosse stata disciplinata nel contratto la diversa ipotesi, verificatasi poi in concreto, della stipula, da parte di SOTEA s.p.a., del contratto di opzione a favore di terzo;

ha escluso che le clausole di cui agli artt. 4, 5 (i), 11.5 e 13.1 presentassero elementi di equivocità tali da ingenerare dubbi sulla effettiva volontà delle parti di sottrarre Sistemi Urbani s.p.a. e SOTEA s.p.a. da eventuali pretese di recupero delle spese e degli oneri sopportati da La Rinascente s.p.a. durante la fase di realizzazione degli eventi considerati dalle condizioni sospensive, in quanto tutte le clausole contrattuali che escludevano un obbligo di rimborso, presupponevano “sempre…..una anticipazione unilaterale effettuata da Rinascente”.

Orbene, tale il percorso ermeneutico svolto dalla Corte d’appello, la ricorrente si è limitata a riprodurre il testo delle predette clausole, limitandosi ad allegare che la rinuncia parziale di SOTEA s.p.a. al credito vantato verso Autostrade s.p.a. doveva ritenersi ricompreso tra gli “oneri” della operazione che tali clausole ponevano a carico esclusivo di La Rinascente s.p.a.. Tale mera allegazione, tuttavia, non è ex se sufficiente ad evidenziare l’errore commesso dalla Corte territoriale in ordine alla applicazione dei criteri interpretativi cd. soggettivi ex art. 1362 c.c., comma 1 e art. 1363 c.c., tenuto conto che:

le clausole di cui agli artt. 4 e 5 (i), del contratto preliminare, pongono “in via definitiva ad esclusivo carico di Rinascente s.p.a.” “qualsiasi costo e spesa connessa allo sviluppo del Progetto Urbanistico…. incluse le spese di consulenza, progettazione e quant’altro necessario ai fini della realizzazione degli eventi…”, prevedendo che alcun rimborso dovranno effettuare Sistemi Urbani s.p.a. e SOTEA s.p.a.: ebbene tale previsione negoziale collima con la tesi interpretativa della Corte d’appello secondo cui tutte le spese del Progetto dovevano essere sostenute ed anticipate da La Rinascente s.p.a., senza alcuna pretesa di successivo rimborso;

la clausola di cui all’art. 11.5 si riferisce al “Contratto di mandato a sviluppare il Progetto Urbanistico” che, secondo quanto è dato desumere dalla motivazione della sentenza impugnata (pag. 4), concerneva il mandato conferito da SOTEA s.p.a. a La Rinascente s.p.a. ed avente ad oggetto la “valorizzazione delle aree di SOTEA mediante l’acquisizione delle autorizzazioni e permessi occorrenti per la realizzazione su di esse del centro commerciale” (risultando dalla sentenza di appello, in motiv. pag. 5 e dal controricorso, pag. 32 che SOTEA s.p.a. aveva stipulato il contratto in qualità di mandante e La Rinascente s.p.a in qualità di mandataria). Anche in questo caso la disposizione contrattuale non appare oggettivamente incompatibile con il risultato interpretativo raggiunto dalla Corte territoriale, atteso che in essa non solo non è previsto alcun obbligo di successivo rimborso spese gravante sulla mandante SOTEA s.p.a., ma è espressamente stabilito che “SOTEA non sarà tenuta ad effettuare alcun esborso in relazione alla attività oggetto del mandato” svolto dalla mandataria La Rinascente s.p.a. (cfr. ricorso, pag. 9), in evidente deroga agli artt. 1719 e 1720 c.c.: la disposizione negoziale, anche in questo caso, ha, infatti, riguardo a somme comunque corrisposte ed anticipate direttamente da La Rinascente s.p.a..

– la clausola dell’art. 13.1 si riferisce a “Varie” e concerne oneri e spese, anche tributarie, relativi alla conclusione ed esecuzione del contratto preliminare: indipendentemente dal carattere residuale della disposizione, anche in questo caso si afferma il principio che le spese e gli oneri dovranno essere corrisposti direttamente da La Rinascente s.p.a.: dunque anche tale disposizione non risulta confliggente con il risultato interpretativo della Corte territoriale secondo cui tutte le somme relative a spese ed oneri sostenuti direttamente da La Rinascente s.p.a. non potevano essere successivamente richiesti a rimborso alle società contraenti.

E’ infondata, invece, la censura prospettata dalla ricorrente in base alla asserita violazione del “criterio cd. letterale” ex art. 1362 c.c., comma 1 (significato desunto dal senso fatto palese dalle parole).

Il riferimento, contenuto nelle clausole contrattuali, ai distinti lemmi “spesa”, “onere” e “costo”, infatti, non inficia, nè immuta in alcun modo, l’assunto interpretativo del Giudice di merito secondo cui:

a) La Rinascente s.p.a. era tenuta ad effettuare tutti gli esborsi, anticipando le relative somme, concernenti spese, oneri e costi inerenti lo sviluppo della operazione negoziale;

b) Alcun rimborso relativo alle somme anticipate per oneri, spese e costi, poteva richiedere La Rinascente s.p.a. a Sistemi Urbani s.p.a. ed a SOTEA s.p.a..

Appare del tutto inconferente, in contrario, il richiamo alla disposizione dell’art. 11.5 (ricorso pag. 11-12), sia in quanto concernente soltanto il “Contratto di mandato” (avente ad oggetto l’acquisizione delle autorizzazioni e permessi alla attività commerciale), sia in quanto tale disposizione conduce ad un significato opposto a quello prospettato dalla ricorrente e confermativo invece della interpretazione fornita dal Giudice di merito, laddove risulta espressamente escluso qualsiasi esborso da parte di SOTEA s.p.a., il che è a dire che La Rinascente s.p.a. era tenuta comunque “ad anticipare” il pagamento delle somme occorrenti all’espletamento del mandato.

La ricorrente censura, ancora, la sentenza impugnata, per violazione del criterio ermeneutico di cui all’art. 1362 c.c., comma 2 (comune intenzione delle parti desunta anche dal comportamento complessivo successivo alla conclusione del contratto).

Allega al riguardo che le dichiarazioni trasmesse successivamente da La Rinascente s.p.a. a SOTEA s.p.a. e dirette ad autorizzare la stipula del contratto di opzione (doc 4, 5 e 7 allegati al ricorso; doc. 3 fasc. primo grado; doc. 11 fasc. avversario), in quanto conformi alla disciplina contenuta nell’art. 4 del contratto preliminare, secondo cui qualsiasi “onere” connesso alla operazione negoziale doveva gravare in via esclusiva su La Rinascente s.p.a., doveva portare ad includere anche il rimborso dell’importo del credito rinunciato.

In particolare aggiunge la ricorrente che doveva ritenersi errata l’affermazione della Corte d’appello secondo cui la rinuncia parziale al credito era da imputare ad una iniziativa unilaterale di SOTEA s.p.a., atteso che dalle ripetute note trasmesse da La Rinascente s.p.a. emergeva, al contrario, che la rinuncia era stata frutto di unitarie trattative negoziali alle quali aveva partecipato anche La Rinascente s.p.a..

Inoltre a tali condotte tenute da La Rinascente s.p.a. si erano aggiunti i ripetuti riconoscimenti di debito concernenti la modalità di fatturazione “dell’identico importo del credito rinunciato” in data 20.4.2001 ed in data 12.12.2001 (doc. 8-13 fasc. primo grado), essendo venuta tale società a negare la debenza di detto importo solo in tempo successivo.

Osserva il Collegio che la Corte territoriale, condividendo la motivazione del primo Giudice, ha rilevato l’assenza di una successiva pattuizione modificativa della disciplina del contratto preliminare di compravendita azionaria ed in particolare della disposizione dell’art. 7.3 (che prevedeva la inclusione nella “situazione patrimoniale” allegata all’atto di cessione azionaria, anche dei crediti vantati da SOTEA s.p.a. nei confronti di Autostrade s.p.a., la cui entità era tuttavia da considerarsi incerta e variabile, in quanto da determinare “in misura pari all’importo che sarà riconosciuto dalla stessa Autostrade s.p.a. in sede di negoziazione dell’acquisto delle aree”, essendo altresì previsto che, in caso di contestazione e disconoscimento della totalità del credito, questo dovesse essere escluso dalla cessione azionaria e trasferito “nummo uno” da SOTEA s.p.a. alla propria controllante Sistemi Urbani s.p.a.), insussistendo quindi un titolo giustificativo dell’assunzione, da parte di La Rinascente s.p.a., dell’obbligazione di rimborso del credito rinunciato, aggiungendo altresì che neppure “le altre comunicazioni intervenute tra le parti aventi identico contenuto” implicavano tale assunzione di debito.

Il Giudice di appello ha, dunque, ritenuto che la condotta tenuta da SOTEA s.p.a., con la rinuncia parziale al credito, fosse pienamente attuativa dell’art. 7.3 del preliminare, in quanto rientrante nelle attività di negoziazione di tale credito ad essa demandate nella trattativa con Autostrade s.p.a., dovendo riferirsi la “autorizzazione per quanto di Ns, competenza” alla stipula del patto di opzione, rilasciata da La Rinascente s.p.a., esclusivamente alla approvazione dell’importo del credito (rimesso al congiunto accertamento compiuto da SOTEA s.p.a. ed Autostrade s.p.a.) da utilizzare a compensazione del prezzo di vendita delle aree e da inserire nella situazione patrimoniale allegata all’atto di cessione azionaria, elementi questi che, nel contratto preliminare, erano stati indicati originariamente come incerti e variabili, in quanto dipendenti dalla misura del predetto credito eventualmente riconosciuta da Autostrade s.p.a..

Tanto premesso la censura si palesa inammissibile in quanto l’errore di diritto relativo alla applicazione dei criteri ermeneutici è il mero precipitato della diversa critica volta a far valere un errore di fatto, atteso che il vizio che afferisce la ricostruzione compiuta dal Giudice di appello, non attiene al significato da attribuire a testi o comportamenti, quanto piuttosto alla omessa o travisata indagine su altri elementi fattuali che avrebbero dovuto essere considerati nella definizione della fattispecie negoziale concreta, e dunque avrebbero dovuto essere utilizzati nella indagine ermeneutica rivolta all’accertamento della comune intenzione delle parti.

Premessa la cronologia degli eventi (1-lettera 8.2.2000 di Sistemi Urbani – pag. 3 ricorso – in cui si specifica che il costo della opzione sarà a carico esclusivo di Rinascente come da art. 2.1 e 4 del contratto preliminare; 2-nota 15.6.2000 di La Rinascente -trascritta in sentenza, in motiv. pag. 5; pag. 3 ricorso- nella quale si autorizza “per quanto di Ns. competenza” la conclusione del contratto di opzione; 3- stipula tra SOTEA s.p.a. e Autostrade s.p.a. del contratto opzione del 16.10.2000; 4-lettera 23.2.2001 di Sistemi Urbani ricorso pag. 4 – in cui si fa presente che l’opzione ha comportato un “onere” per SOTEA; 5-nota 20.4.2001 di La Rinascente – ricorso pag. 4 – che riporta: “salve le verifiche contabili e la dimostrazione dell’esatta rinuncia parziale da parte di SOTEA s.p.a. al credito nei confronti di Autostrade s.p.a. ci dichiariamo disponibili, in ossequio alle pattuizioni contrattuali a liquidare le somme dovute…”; 6- nota 12.12.2001 di La Rinascente – ricorso pag. 4 – in cui riferisce di stare provvedendo a saldare l’importo della fattura “in conformità alle intese tra noi intercorse”; 7- nel 2002 La Rinascente s.p.a. contesta il debito a rimborso; 8- nel 2003 FINTECNA restituisce la caparra di sei miliardi di lire a La Rinascente s.p.a.), osserva il Collegio che:

– la ricorrente non contesta l’affermazione della Corte d’appello secondo cui, alla stregua delle “comunicazioni successive”, non è intervenuta alcuna modifica delle originarie pattuizioni stabilite dai contraenti del preliminare, ed approvate da La Rinascente s.p.a. con la nota “autorizzativi” del 15.6.2000: sostiene invece che in base alle clausole complessivamente considerate alla luce del successivo comportamento delle parti l’onere della rinuncia parziale del credito doveva gravare su La Rinascente s.p.a..

il Tribunale aveva invece ritenuto di desumere tra le comunicazioni successive anche un “riconoscimento di debito” ex art. 1988 c.c., che tuttavia aveva considerato irrilevante in quanto privo di collegamento con il rapporto causale sottostante, avendo La Rinascente s.p.a., con la precedente nota 15.6.2000, limitato la “approvazione” al solo elemento del prezzo del contratto di opzione.

Ne segue che la allegazione svolta dalla ricorrente secondo cui le fatture emesse riportavano l’esatto importo del credito rinunciato, e che su tali fatture La Rinascente s.p.a. avrebbe effettuato la ricognizione del debito relativo al rimborso del credito rinunciato, non è volta a contestare l’uso improprio od errato di uno dei criteri ermeneutici legali, quanto piuttosto a contestare la omessa considerazione di fatti storici decisivi rappresentati nei documenti ritualmente prodotti nei gradi di merito, avendo invece i Giudici di merito desunto esclusivamente dalla oggettiva circostanza del rifiuto opposto da La Rinascente s.p.a. ad ottemperare al pagamento dell’importo richiesto da SOTEA s.p.a. con le fatture, che la corrispondenza intercorsa tra le parti potesse integrare non solo la stipula di un accordo modificativo, ma anche soltanto evidenziare una “concorde attuazione” del contratto volta a considerare la rinuncia parziale del credito quale ulteriore “onere” attuativo del preliminare gravante su La Rinascente s.p.a., ai sensi degli artt. 2.1. e 4 del contratto preliminare.

Trattasi di una critica che avrebbe dovuto, allora, essere veicolata attraverso la denuncia del vizio di errore di fatto come definito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ed attraverso la compiuta dimostrazione della decisività della documentazione pretermessa od eventualmente “travisata” (cfr. Corte Cass. Sez. 3, Sentenza n. 12362 del 24/05/2006), essendo quindi onerata la ricorrente. Ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 6, ad inquadrare esattamente la corrispondenza intercorsa tra le parti, in relazione al pagamento delle fatture, evidenziando la decisività degli elementi fattuali dimostrativi della piena corrispondenza della dichiarazione ricognitiva al medesimo titolo portato da una delle fatture emesse e dalla corrispondenza tra l’importo fatturato e quello preteso a rimborso del credito rinunciato.

Non avendo assolto la ricorrente al predetto onere, la censura dedotta come violazione dell’art. 1362 c.c., comma 2, non è suscettiva di riqualificazione sub specie del vizio contemplato dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e va, pertanto, incontro alla dichiarazione di inammissibilità.

Secondo motivo: violazione e falsa applicazione degli artt. 1365 e 1366 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Sostiene la ricorrente che il Giudice di appello avrebbe violato, nella interpretazione dell’art. 2.1 del contratto preliminare, il criterio di cui all’art. 1365 c.c., atteso che la disposizione negoziale poneva a carico di La Rinascente s.p.a. – escludendo pretese di rimborso – le somme da questa pagate in via anticipata ad Autostrade s.p.a., e dunque avrebbe dovuto essere intesa come clausola meramente esemplificativa di “qualsiasi esborso od onere” sotto qualsiasi forma – e quindi anche se sostenuto da soggetti diversi da La Rinascente s.p.a., purchè funzionale alla realizzazione del programma negoziale volto alla acquisizione delle aree di proprietà di Autostrade s.p.a..

La censura è inconferente, in quanto invoca la omessa applicazione di un criterio ermeneutico inapplicabile alla fattispecie, atteso che la disposizione negoziale non contempla alcuna ipotesi casistica.

La disposizione negoziale dell’art. 2.1, infatti, va coordinata con l’art. 4 del medesimo contratto preliminare che fa gravare su La Rinascente s.p.a. gli oneri ed i costi connessi alla realizzazione degli eventi sospensivamente condizionanti la efficacia della cessione azionaria: condizione sospensiva, relativa all’acquisto dei terreni di Autostrade s.p.a., che può essere realizzata

o con l’esercizio diretto da parte di La Rinascente s.p.a. del diritto di opzione, acquistato con accordo stipulato con Autostrade s.p.a. (in tal caso dovendo corrispondere la società opzionaria il prezzo stabilito con detto contratto alla proponente Autostrade s.p.a., rimanendo del tutto estraneo a tale operazione il credito pregresso vantato da SOTEA s.p.a. verso Autostrade s.p.a.);

oppure con l’esercizio della opzione da parte di SOTEA s.p.a., che in tal caso va a concludere il contratto con Autostrade s.p.a., determinando il prezzo mediante compensazione del credito vantato dalla stessa SOTEA s.p.a. nei confronti di Autostrade s.p.a., nella misura dell’importo del credito riconosciuto dalla stessa Autostrade s.p.a.: gravando in ogni caso su La Rinascente s.p.a. l’onere di pagamento del prezzo (nell’importo sopra determinato) giusta la previsione dell’art. 4 del contratto preliminare.

In tal senso, dovendo in ogni caso La Rinascente s.p.a. corrispondere ad Autostrade s.p.a. le somme derivanti dall’esercizio del diritto di opzione (indipendentemente dal soggetto – SOTEA o Rinascente – che avesse concluso il relativo contratto di opzione con Autostrade s.p.a.), trova piena giustificazione la disposizione negoziale dell’art. 2.1, laddove prevede (senza formulare una mera ipotesi esemplificativa, suscettibile di integrazione con altri casi simili od analoghi) che “eventuali somme che dovessero essere corrisposte in via anticipata ad Autostrade s.p.a. in relazione al proposto acquisto delle aree saranno versate da Rinascente e rimarranno definitivamente a suo carico…”, risultando in conseguenza non implausibile la interpretazione fornita dalla Corte d’appello secondo cui la rinuncia parziale al credito, effettuata da SOTEA s.p.a., non costituiva oggetto della previsione negoziale che disciplinava esclusivamente i pagamenti effettuati da La Rinascente s.p.a..

Inammissibile è, inoltre, la censura formulata dalla ricorrente in relazione alla asserita violazione del criterio oggettivo della “interpretazione di buona fede” del contratto ex art. 1366 c.c., atteso che lo sviluppo argomentativo in diritto svolto a sostegno del motivo è puramente assertivo, venendo a ricondurre, la ricorrente, la dimostrazione dell’errore in cui sarebbe incorsa la Corte d’appello, alla mancata considerazione dell’affidamento maturato da SOTEA s.p.a. in ordine al riconoscimento del rimborso del credito rinunciato, e che sarebbe stato ingenerato dall'”oggettivo contenuto dei menzionati artt. 4, 11.5, 13.1″ del contratto preliminare: con ciò ritenendo, la ricorrente, già dimostrato ciò che costituisce, invece, oggetto di dimostrazione.

In conclusione il ricorso deve essere rigettato. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza se sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 10.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1 comma 17, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il versamento, se e nella misura dovuto, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 30 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA