Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9225 del 06/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/04/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 06/04/2021), n.9225

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19833-2019 proposto da:

OHLZ SUD ALLESTIMENTI DI B.F. & C SAS, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA CASSIA n. 530, presso lo studio dell’avvocato GIORGIO

MASCI, rappresentata e difesa dagli avvocati ALBERTO MUSCHITIELLO,

NICOLANTONIO DEPALO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3560/4/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA PUGLIA, depositata il 12/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CONTI

ROBERTO GIOVANNI.

 

Fatto

FATTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

La CTR Puglia, con la sentenza indicata in epigrafe, in accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla s.a.s. OHLZ Sud Allestimenti di B.F. e C. contro la cartella di pagamento relativa ad IVA per l’anno 2010, ritenendolo tardivo in quanto notificato oltre il sessantesimo giorno dalla data della notifica della stessa, avvenuta il 26.11.2014.

La società s.a.s. OHLZ Sud Allestimenti di B.F. & C. ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, al quale ha resistito l’Agenzia delle entrate con controricorso.

La ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21. La CTR avrebbe errato nel fare decorrere il termine di impugnazione della notifica della cartella e non dal provvedimento di sgravio parziale adottato dall’ufficio il 23.1.2015, atto che aveva modificato il contenuto della cartella, eliminando gli importi richiesti a titolo di tributi e lasciando inalterate le maggiori sanzioni.

Il ricorso è infondato.

Ed invero, questa Corte è ferma nel ritenere che “in tema di contenzioso tributario, l’annullamento parziale adottato dall’Amministrazione in via di autotutela o comunque il provvedimento di portata riduttiva rispetto alla pretesa contenuta in atti divenuti definitivi, non rientra nella previsione di cui del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, e non è quindi impugnabile, non comportando alcuna effettiva innovazione lesiva degli interessi del contribuente rispetto al quadro a lui noto e consolidato per la mancata tempestiva impugnazione del precedente accertamento, laddove, invece, deve ritenersi ammissibile un’autonoma impugnabilità del nuovo atto se di portata ampliativa rispetto all’originaria pretesa”(Cass. 7511/16; Cass. n. 25673/16; Cass. n. 29595/2018).

Si tratta di orientamento che, nel superare il diverso indirizzo espresso da Cass. 14243/15, lascia intendere che l’unico atto impugnabile risulta essere quello originariamente emesso dall’ufficio, per il quale non possono che valere gli ordinari termini di impugnazione decorrenti dalla notifica dell’atto.

In base a tali considerazioni la decisione della CTR è immune da vizi, avendo rilevato la tardività del ricorso proposto dalla contribuente oltre il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella, non considerando, pertanto, la successiva adozione dello sgravio che aveva ridotto la pretesa in ragione della sole sanzioni originariamente già richiesta con la cartella.

Sulla base di tali considerazioni, il ricorso va rigettato.

Le spese seguono la soccombenza, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in favore dell’Agenzia delle entrate in Euro 4.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 aprile 2021

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