Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9215 del 10/04/2017

Cassazione civile, sez. VI, 10/04/2017, (ud. 02/02/2017, dep.10/04/2017),  n. 9215

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24019-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA RECH 76,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE POERIO, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIO CHENG CHI CHANG;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 258/1/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di L’AQUILA, depositata il 11/03/2015;

vista la memoria ex art. 378 c.p.c., del controricorrente;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/02/2017 dal Consigliere Relatore Dott. VELLI

PAOLA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. con riguardo ad avvisi di accertamento per Irpef, Irap ed Iva anno 2006, la C.T.R. ha respinto l’appello dell’Ufficio per violazione del termine L. n. 212 del 2000, ex art. 12, comma 7, a fronte di “un accesso presso i locali del contribuente, quand’anche finalizzato ad un’attività istruttoria di istantanea durata (acquisizione di documenti”;

2. la ricorrente censura la decisione con due motivi ex art. 360 c.p.c., n. 3;

3. il Collegio ha disposto l’adozione della motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

4. il primo motivo, basato sul fatto che si sarebbe trattato, in sostanza, di un accertamento cd. “a tavolino”, è infondato, in quanto questa Corte ha chiarito che la garanzia statutaria di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, “si applica a qualsiasi atto di accertamento o controllo con accesso o ispezione nei locali dell’impresa, ivi compresi gli atti di accesso istantanei finalizzati all’acquisizione di documentazione” (come pacificamente quello in esame), poichè la norma “non prevede alcuna distinzione ed è, comunque, necessario redigere un verbale di chiusura delle operazioni anche in quest’ultimo caso, come prescrive il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 52, comma 6” (da ultimo, Cass. sez. 6^-5, n. 1007/17; conf. Cass. Sez. 5^, nn. 16036/15, 15624/14, 15010/14; cfr. Sez. U. nn. 24823/15, 18184/13);

5. di conseguenza, l’inosservanza del termine dilatorio di 60 giorni prescritto dall’art. 12, comma 7, cit. a garanzia del contraddittorio procedimentale, determina di per sè l’illegittimità dell’atto impositivo, salvo che l’Ufficio dimostri (ma qui non è nemmeno dedotto) che all’epoca della sua emissione ricorrevano specifiche ragioni di urgenza (Cass. Sez. U. n. 18184/13; conf. Cass. nn. 13297/16, 24316/14, 11944/12);

6. viene quindi meno anche il fondamento del secondo motivo subordinato (basato sul “principio di strumentalità delle forme” L. n. 241 del 1990, ex art. 21 – octies, comma 2), poichè la necessità che il “contribuente assolva l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, e l’opposizione di dette ragioni (valutate con riferimento al momento del mancato contraddittorio), si riveli non puramente pretestuosa e tale da configurare, in relazione al canone generale di correttezza e buona fede ed al principio di lealtà processuale, sviamento dello strumento difensivo rispetto alla finalità di corretta tutela dell’interesse sostanziale, per le quali è stato predisposto”, è stata affermata da questa Corte, con riguardo ai soli “tributi armonizzati” (come l’Iva, qui in contestazione in uno ad altri tributi non armonizzati) e solo “in assenza di specifica prescrizione”, non già nelle ipotesi in cui l’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale è espressamente sancito, come nel caso di specie (Cass. Sez. U. n. 24823/15 cit.; cfr. Cass. sez. 6-5, n. 15744/16);

7. al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo;

8. risultando soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato, in quanto amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, (Cass. S.U. sent. n. 9338/14; conf. Cass. sez. ord. n. 1778/16 e Cass. VI-T, ord. n. 18893/16).

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, il 5 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 aprile 2017

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