Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9211 del 20/05/2020

Cassazione civile sez. VI, 20/05/2020, (ud. 22/01/2020, dep. 20/05/2020), n.9211

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22735-2018 proposto da:

CREDIFARMA SPA, quale mandataria dei Dottori A.F., +

ALTRI OMESSI, nelle rispettive qualità di titolari delle omonime

Farmacie, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLA FALCONIERI, 100, presso

lo studio dell’avvocato PAOLA FIECCHI, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIUSEPPE MACCIOTTA;

– ricorrente –

AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE (OMISSIS) “(OMISSIS)”, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA FILIPPO MEDA 35, presso lo studio dell’avvocato BARBARA

BENTIVOGLIO, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati

GABRIELI MAZZOLI, MARIA CRISTINA TANDOI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 613/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 30/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO DI

MARZIO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. – Credifarma S.p.A., quale mandataria di A.F. e degli altri farmacisti indicati nell’intestazione del ricorso, ricorre per un mezzo, illustrato da memoria, nei confronti della Azienda Unita Sanitaria Locale (OMISSIS) (OMISSIS), contro la sentenza del 30 gennaio 2018 con cui la Corte d’appello di Roma ha respinto l’appello della società avverso la sentenza del locale Tribunale, che, nel revocare il decreto ingiuntivo in quella sede opposto per avere l’ente debitore pagato la sorte, aveva respinto la domanda di interessi e maggior danno sulla sorte tra l’altro per mancanza di prova della ricezione delle relative raccomandate di costituzione in mora.

2. – Azienda Unità Sanitaria Locale (OMISSIS) (OMISSIS) resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

3. – L’unico motivo di ricorso denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 95 del 9 aprile 2001, art. 33, commi 1 e 2, del in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nonchè violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, censurando la sentenza impugnata laddove aveva confermato la statuizione del Tribunale in ordine alla mancata prova della ricezione di tre raccomandate di costituzione in mora per due ragioni:

-) da un lato perchè non era possibile associare la copia dell’avviso di ricevimento alla copia della ricevuta di spedizione, non essendo indicato che l’avviso si riferisse al numero di ciascuna delle raccomandate in discorso;

-) dall’altro lato perchè due degli avvisi di ricevimento non erano sottoscritti ma recavano soltanto il timbro dell’operatore postale, mentre il terzo recava una firma illeggibile ma non il timbro.

A fronte di ciò la ricorrente replica per un verso che sarebbe “agevolmente individuabile la loro corrispondenza. Precisamente, le costituzioni in mora sono agevolmente tra loro in quanto ciascuna reca un differente numero progressivo posto in alto a destra di ogni sua pagina, richiamato anche nel relativo avviso di ricevimento all’interno dello spazio indicante il nominativo del destinatario e leggibile esattamente sopra detto nominativo. Detto dettaglio garantisce la sicura corrispondenza tra atto di costituzione in mora e sito avviso di ricevimento”.

Quanto alla questione della sottoscrizione, per altro verso, essa non sarebbe richiesta dalla norma, e, comunque, la sua eventuale mancanza non sarebbe addebitabile al mittente. Il timbro sarebbe in particolare presente sull’atto di costituzione in mora contraddistinto con n. 1269 “indicante lutti i munisti mandanti, la cui piena ed assoluta regolare ricezione… è attestata dall’operatore postale”. Il ricorso richiama inoltre un’ordinanza di questa Corte, numero 8643 del 2018, che in fattispecie analoga avrebbe cassato e rinviato una consimile decisione della stessa Corte territoriale.

Ritenuto che:

4. – Il ricorso è inammissibile.

Premesso che l’ordinanza di questa Corte n. 8643 del 2018 (come pure la conforme n. 22934 del 2019) non possiede in questa sede alcun rilievo, giacchè concerne un caso in cui il giudice di merito non si era avveduto che occorreva fare applicazione della disciplina dettata per gli invii multipli, mentre in questo caso se ne avveduto, ma secondo la ricorrente l’avrebbe male applicata.

Anche a tacere del fatto che il ricorso è doppiamente carente, in relazione ai requisiti di cui all’art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6, giacchè manca sia di una comprensibile esposizione sommaria dei fatti di causa (non è difatti dato comprendere quale fosse la controversia in essere tra le parti), sia della localizzazione delle tre raccomandate con avviso di ricevimento su cui il ricorso si fonda, nonchè del loro contenuto (tra le tantissime, Cass., Sez. Un., 25 marzo 2010, n. 7161; Cass. 20 novembre 2017, n. 27475), è agevole osservare che entrambi gli argomenti posti a sostegno del ricorso risultano in se stessi, per ulteriori ragioni, inammissibili.

Certo, quanto al primo aspetto, se le ricevute di spedizione e gli avvisi di ricevimento recassero, come sostiene la ricorrente, uno stesso numero identificativo, non considerato dal giudice di merito, la Corte territoriale sarebbe incorsa in un manifesto abbaglio nel negare la riferibilità delle une agli altri: ma, appunto, di un abbaglio si sarebbe trattato, ossia della distorta percezione del dato fattuale, dunque non già di un errore di giudizio suscettibile di essere fatto valere con il ricorso per cassazione, poichè non riconducibile ad alcuno dei numeri di cui all’art. 360 c.p.c., ma di un errore revocatorio.

Quanto al secondo aspetto, poi, la censura è aspecifica e, per ragioni proprie, non autosufficiente. Le raccomandate oggetto del contendere sono difatti tre, e la Corte territoriale ha affermato che nessuno dei relativi avvisi di ricevimento fornisse la prova della ricezione di esse, due perchè mancanti della sottoscrizione dell’agente postale, il terzo perchè mancante del timbro previsto dalla normativa dalla stessa ricorrente richiamata in rubrica, e sottoscritto con firma illeggibile, tale da rendere non identificabile l’agente postale operante. A fronte di ciò, in questa sede la ricorrente ha sostenuto che una delle tre raccomandate, la n. 1269 del 7 luglio 2010, sarebbe stata da sola sufficiente alla costituzione in mora per tutti i farmacisti di cui, nella specie, Credifarma S.p.A. era mandataria, giacchè “indicante tutti i farmacisti mandanti. la cui piena ed assoluta regolare ricezione… da parte del destinatario… è attestata dall’operatore postale, quale incaricato di pubblico servizio, laddove reca il timbro che attesta che l’operatore postale che ne ha curato la consegna è stato R.”. Orbene, indipendentemente dalla fondatezza dell’argomento svolto dalla ricorrente, laddove sostiene che la sottoscrizione non occorrerebbe, è assorbente il rilievo che la circostanza della riferibilità della raccomandata in questione alla totalità dei farmacisti (circostanza che non consente di comprendere per quale ragione sarebbero poi state inviate ulteriori due raccomandate di messa in mora) non è menzionata nella sentenza impugnata, e neppure risulta se e dove essa sarebbe stata dedotta, fermo il fatto che, come si è già detto, la detta raccomandata non è neppure localizzata. Sicchè il motivo è per tale aspetto specificamente carente sul piano dell’autosufficienza.

5. – Le spese seguono la soccombenza. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore del fallimento controricorrente, delle spese sostenute per questo giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 2.600,00, di cui Euro 100,00 per esborsi ed il resto per compenso, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15% ed agli accessori di legge, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Depositato in Cancelleria il 20 maggio 2020

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