Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9202 del 10/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 10/04/2017, (ud. 09/03/2017, dep.10/04/2017),  n. 9202

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13783-2015 proposto da:

P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

CLAUDIO ANGELO ACAMPORA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 6032/12/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 19/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/03/2017 dal Consigliere Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

FATTI di CAUSA

P.G. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso) e del Ministero dell’Economia e delle Finanze (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 6032/12/2014, depositata in data 19/11/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza del contribuente (esercente la professione di agente di commercio) di rimborso dell’IRAP versata dal 2005 al 2008 – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto parzialmente il ricorso del contribuente, stante la ritenuta decadenza del medesimo dal rimborso IRAP 2005.

In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame dell’Agenzia delle Entrate, hanno sostenuto che, dalla documentazione in atti, emergeva come il contribuente aveva indicato valori di beni strumentali “consistenti” (tra “Euro 27.067,00” ed “Euro 35.794,00”) e “notevoli altre spese” (tra “Euro 47.107,00” ed “Euro 53.668,00”), indici della sussistenza di un’autonoma organizzazione.

A seguito di deposito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti; il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta, con i(primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 e art. 2697 c.c., non avendo i giudici della C.T.R. considerato che si trattava di beni strumentali strettamente necessari all’esercizio dell’attività professionale (“due personal computer”, una “linea fax” ed “un’autovettura”).

2. La censura è fondata.

Le Sezioni Unite di questa Corte, con le sentenze coeve del 26 maggio 2009, nn. 12108, 12109, 12110 e 12111, hanno escluso che gli agenti di commercio siano ineluttabilmente compresi ne(novero dei contribuenti comunque tenuti al pagamento dell’imposta (cfr. in seguito, Cass. Trib. 22590/2012 e Cass. Trib. 15586/2011). Occorre dunque anche per costoro verificare la sussistenza del requisito della autonoma organizzazione, costituendo in ogni caso onere del contribuente, che chieda il rimborso della imposta asseritamente non dovuta, dare la prova della assenza delle predette condizioni.

Questa Corte a Sezioni Unite (Cass. n. 9451/2016) ha, da ultimo, affermato il seguente principio di diritto: “Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente; a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

Quanto poi all’impiego di beni strumentali, occorre verificare se si tratta o meno di beni eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale in assenza di organizzazione.

Come affermato di recente da questa Corte (Cass.547/2016), “anche una spesa consistente riferita all’acquisto di un macchinario indispensabile per l’esercizio della professione può rilevarsi inidonea a significare l’esistenza dei presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, tutte le volte in cui il capitale a tal fine investito non valga a rappresentare fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore rappresentato dalla mera attività intellettuale del professionista ma risulti ad essa asservito ai fini dell’acquisto di attrezzatura connaturata e indispensabile all’esercizio dell’attività medesima e come tale inidoneo ad assumere rilievo, quale fattore produttivo di reddito, distinguibile da quello rappresentato dalla stessa attività intellettuale c/o dalla professionalità del lavoratore autonomo”.

Ora, i giudici della C.T.R. hanno ritenuto sussistente l’autonoma organizzazione sulla base di una serie di elementi indicativi, nel loro complesso, dell’eccedenza, rispetto al minimo indispensabile per l’esercizio della professione” della dotazione di mezzi strumentali e di varie spese, indicandone soltanto gli importi. E’ mancata dunque la necessaria valutazione della concreta tipologia di beni strumentali e di spese, necessaria al fine di verificare l’effettiva sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione.

3. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta poi l’insufficiente e contraddittoria motivazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5, in ordine al fatto controverso rappresentato dalla consistenza del valore dei beni strumentali.

4. Il motivo (da scrutinare in base al testo di tale disposizione risultante delle modifiche recate dal D.L. n. 83 del 2012, poichè la sentenza impugnata risulta depositata in data successiva all’ 11 settembre 2012) è inammissibile, non essendo neppure indicato quale sia il fatto storico non esaminato dai giudici di appello (Cass. S.U. 8053/2014) e non rilevando più l’insufficienza o contraddittoria motivazione.

5. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del primo motivo del ricorso, respinto il secondo, va cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. della Lombardia, in diversa composizione.

Il giudice del rinvio provvederà alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, respinto il secondo; cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. della Lombardia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 9 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 aprile 2017

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