Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9195 del 19/04/2010

Cassazione civile sez. III, 19/04/2010, (ud. 11/03/2010, dep. 19/04/2010), n.9195

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 28652-2008 proposto da:

EUROBOX SRL in persona dell’amministratore, elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 149, presso lo studio dell’avvocato ZACA’

GIOVANNI, rappresentata e difesa dall’avvocato OLIVA ANDREA, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMPAGNIA MERCANTILE D’OLTREMARE SRL in persona del suo

amministratore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

DEI CARRACCI 1, presso lo studio dell’avvocato SAVARESE ROBERTO,

rappresentata e difesa dall’avvocato PAGNOTTA GIUSEPPE, giusta

procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 273/2008 della CORTE D’APPELLO di SALERNO del

7.2.08, depositata il 29/02/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO SEGRETO.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato:

che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori:

“Il relatore Cons. Dr. Antonio Segreto; Letti gli atti depositati;

Osserva:

1. La Corte di appello di Salerno, con sentenza n. 273/2008 depositata il 29.12.2008, in parziale riforma della sentenza del tribunale di Salerno del 17.9.2 004, condannava la s.r.l. Eurobox a pagare alla s.r.l. Compagnia mercantile d’Oltremare la somma di Euro 3.578,44, quale corrispettivo per una fornitura di scatole.

Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Eurobox.

2.1. Il ricorso è inammissibile per mancato rispetto del dettato di cui all’art. 366 bis c.p.c..

Il ricorso presenta due quesiti: “Dica la S.C. se la motivazione della corte di appello di Salerno, su un fatto decisivo della controversia, è insufficiente e/o contraddittoria”; “Dica la S.C. se la sentenza della corte di appello di Salerno ha applicato correttamente i principi di cui all’art. 2697 c.c. sull’onere della prova, ovvero se tali principi sono stati violati dalla sentenza”.

2.2. Ai ricorsi proposti contro sentenze pubblicate a partire dal 2.3.2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, si applicano le disposizioni dettate nello stesso decreto al capo 1^.

Secondo l’art. 366-bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del decreto i motivi di ricorso debbono essere formulati, a pena di inammissibilità, nel modo descritto e, in particolare, nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., nn. 1, 2, 3 e 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto, mentre nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea giustificare la decisione.

E’ inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per cassazione nel quale il quesito di diritto si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo (Cass. 25.9.2007, n. 19892). Segnatamente nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., n. 5., l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. S.U. 1.10.2007, n. 20603; Cass. 18.7.2007, n. 16002).

2.3. Nella fattispecie la formulazione dei motivi per cui è chiesta la cassazione della sentenza non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c., poichè non è specificato quali dei vizi indicati dall’art. 360 c.p.c., comma 1 siano quelli denunziati;

non sono formulati i quesiti di diritto nè alcuno dei motivi relativi ai vizi di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 contiene una specifica parte destinata alla chiara indicazione del fatto controverso ed all’illustrazione delle ragioni che rendono inidonea la motivazione (in quanto insufficiente, contraddittoria o omessa) a giustificare la decisione (cfr. Cass. S.U. 16.11.2007, n. 23730)”.

Ritenuto:

che il Collegio condivide i motivi in fatto e diritto esposti nella relazione, che non risultano superati dalle osservazioni mosse dalla ricorrente con la memoria;

che il ricorso deve, perciò, essere dichiarato inammissibile;

Che le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione sostenute dalla resistente, liquidate in complessivi Euro 1.100,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 11 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 aprile 2010

 

 

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