Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9189 del 10/04/2017


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Cassazione civile, sez. II, 10/04/2017, (ud. 15/02/2017, dep.10/04/2017),  n. 9189

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. PROTO Cesare Antonio – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10768-2012 proposto da:

L.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

FILIPPO CORRIDONI 25, presso lo studio dell’avvocato LUCA GRATTERI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIORGIO TOURNIER;

– ricorrente –

contro

C.E., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIALE G. MAZZINI 113, presso lo studio dell’avvocato ROSA ALBA

GRASSO, rappresentata e difesa dall’avvocato CARLO TATARANO;

– controricorrente –

e contro

V.I.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 407/2011 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 29/04/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/02/2017 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l’invito a dimostrare il

decesso ed eredi della V. ed eventualmente l’integrazione del

contraddittorio.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso 20.3.2003 V.I. e C.E. proponevano denunzia di nuova opera nei confronti di L.G. lamentando che lo stesso, proprietario confinante delle istanti. rispettivamente alle vie (OMISSIS) a, aveva intrapreso una costruzione in aderenza superando l’altezza di quasi un metro in violazione delle distanze legali e chiedevano la sospensione, concessa inaudita altera parte, in funzione della successiva azione di manutenzione ex art. 1170 c.c. e della eventuale tutela petitoria dell’obbligo di rispetto delle distanze.

Il resistente chiedeva la revoca del decreto, confermato, invece. a seguito della disposta comparizione che fissava il termine per il giudizio di merito.

Nel successivo giudizio ex art. 703 c.p.c. e art. 1170 c.c. il Tribunale accoglieva le domande delle ricorrenti confermando l’ordine di sospensione con condanna alla riduzione in pristino, sentenza appellata dal L. nella resistenza della C. e la contumacia della V..

La Corte di appello di Lecce, con sentenza 29.4.2011, rigettava l’appello con condanna alle spese sancendo la ritualità della riassunzione in primo grado e la mancata censura del principio di diritto su cui il primo giudice aveva fondato la decisione e cioè dell’inammissibilità nell’ambito del giudizio possessorio di questioni di natura petitoria in relazione alla lamentata turbativa del possesso.

Ricorre L. con quattro motivi, resiste C..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Non si ritiene di accogliere la richiesta del PG circa l’invito a dimostrare il decesso e l’identità degli eredi della V. per l’eventuale integrazione del contraddittorio, posto che il ricorso non merita accoglimento.

Col primo motivo si denunziano violazione degli artt. 101 e 170 c.p.c. artt. 24 e 111 Cost. perchè, a scioglimento della riserva, l’avviso di udienza collegiale per la precisazione delle conclusioni in appello fu notificato al vecchio difensore che aveva rinunziato al mandato e non ai nuovi con la conseguenza che solo il difensore di controparte precisò le conclusioni.

Col secondo motivo si denunzia violazione degli artt. 170 e 160 c.p.c. per gli stessi motivi.

Col terzo motivo si lamenta violazione dell’art. 873 c.c. per avere la Corte di appello omesso di valutare il criterio di prevenzione.

Col quarto motivo si denunziano vizi di motivazione circa un fatto controverso trattandosi di sopraelevazione da considerarsi nuova costruzione.

Le censure sono infondate.

E’ il caso di evidenziare che la sentenza impugnata, con congrua, logica e condivisibile motivazione ha statuito la ritualità della riassunzione in primo grado e la mancata censura del principio di diritto su cui il primo giudice aveva fondato la decisione e cioè dell’inammissibilità nell’ambito del giudizio possessorio di questioni di natura petitoria in relazione alla lamentata turbativa del possesso.

Tale specifica ratio decidendi non risulta sostanzialmente impugnata.

Alla cassazione della sentenza si può giungere solo quando la motivazione sia incompleta, incoerente ed illogica e non quando il giudice del merito abbia valutato i fatti in modo difforme dalle aspettative e dalle deduzioni di parte (Cass. 14 febbraio 2003 n. 2222) nè vengono argomentate le prospettate violazioni di legge.

In particolare si osserva:

In ordine ai primi due motivi va rilevato il difetto di autosufficienza.

Non si svolge alcuna deduzione in ordine ad un mutamento di domiciliazione ma si lamenta solo il fatto che l’avviso sia stato dato al vecchio difensore e non ai nuovi senza indicare che questi ultimi avessero eletto un nuovo domicilio.

Non si trascrive e non si comprova l” atto di rinunzia ritualmente formalizzato nel giudizio di merito dal precedente difensore nè si indica il verbale in cui la rinunzia sarebbe avvenuta.

Il terzo motivo non dimostra di aver censurato con uno specifico motivo di appello la statuizione del tribunale circa l’inammissibilità della doglianza petitoria in ambito possessorio posto che la corte di appello ha fondato la decisione proprio sulla mancata contestazione.

La sentenza ha spiegato l’inammissibilità del criterio di prevenzione in sede possessoria, peraltro erroneamente invocato dal ricorrente, posto che esso si esaurisce con il completamento, dal punto di vista strutturale e funzionale, della costruzione e non può essere automaticamente invocato per la sopraelevazione, che deve essere considerata come nuova costruzione e può essere eseguita solo col rispetto della normativa sulle distanze legali dalle costruzioni esistenti sul fondo confinante (Cass. 17.6.1992 n. 7456).

Conseguentemente il quarto motivo è addirittura controproducente nell’invocare che la sopraelevazione è nuova costruzione che. come tale, incontra i limiti sia del possesso altrui sia del rispetto delle distanze.

Donde il rigetto del ricorso, cui consegue anche la condanna alle spese.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese liquidate in Euro 3200 di cui 3000 per compensi, oltre accessori.

Così deciso in Roma, il 15 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 aprile 2017

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