Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9161 del 02/04/2019

Cassazione civile sez. VI, 02/04/2019, (ud. 22/01/2019, dep. 02/04/2019), n.9161

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15677-2017 proposto da:

CURATELA DEL FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, in persona del Curatore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE EUROPA, 98, presso lo

studio dell’avvocato PIETRO MAZZEI, rappresentata e difesa

dall’avvocato ROBERTO DI LORETO;

– ricorrente –

contro

GROS MARKET ITALIA SRL, in persona dell’Amministratore Unico, legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DI PORTA PINCIANA, 4, presso lo studio dell’avvocato ELENA VALENZA,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIORGIO BONOMI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 551/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 16/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/01/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

ACIERNO.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Con la sentenza impugnata, la Corte di Appello di Firenze ha dichiarato inammissibile l’impugnazione avverso il lodo sottoscritto dal Collegio Arbitrale in Firenze il 12 dicembre 2013, proposta dalla Curatela del Fallimento della s.r.l. (OMISSIS) contro s.r.l. Gros Market.

La Corte Territoriale ha rilevato l’inammissibilità dell’impugnazione in quanto l’atto, contenente esclusivamente censure generiche, non rispondeva al modello legale previsto all’art. 827 e ss. del codice di rito. In particolare, è stato rilevato che il giudizio di impugnazione del lodo arbitrale, avendo natura rescindente ed essendo a critica limitata, impone che l’atto di impugnazione sia formulato in modo specifico indicando le norme violate o i principi di diritto lesi.

La Curatela del Fallimento di (OMISSIS) s.r.l, invece, si era limitata ad illustrare in modo indistinto una serie di profili fattuali. Tra questi vi erano i quesiti che erano stati proposti dalla società al collegio arbitrale; il contenuto degli scritti difensivi prodotti in quella fase; la storia della società; i rapporti commerciali instaurati dalla stessa con la s.r.l. Gros Market Italia ed, in particolare, la scrittura privata sottoscritta da quest’ultima il 21 marzo 2005 qualificabile come joint venture agreement la posizione di controparte; i dissidi insorti tra le due società e l’impossibilità di una risoluzione bonaria; le decisioni assunte dal Collegio in via interlocutoria. Aveva poi illustrato il procedimento arbitrale rispetto al quale la parte attrice aveva dato atto delle proprie critiche, contestando le modalità di svolgimento del giudizio arbitrale e i risultati a cui erano pervenute le consulenze tecniche d’ufficio espletate e i contenuti delle testimonianze assunte, e il lodo finale. Il tutto senza formulare alcuna contestazione riconducibile specificamente ai casi di nullità di cui all’art. 829 c.p.c., nn. 9 e 11, e invocati nell’atto di citazione.

La Corte territoriale ha pertanto rilevato che in nessuna parte del sovrabbondante atto di citazione fosse dato rinvenire alcuno specifico profilo che potesse integrare i casi di nullità eccepiti dal ricorrente – art. 829 c.p.c., comma 1, nn. 9 e 11, – e, per questa ragione, aveva concluso per l’inammissibilità dell’impugnazione, o in particolare non risultando dedotta una specifica contraddizione tra dispositivo e motivazione ed una puntuale violazione effettiva del contraddittorio.

Avverso suddetta pronuncia ha proposto ricorso per Cassazione la Curatela del fallimento della s.r.l. (OMISSIS) formulando un unico motivo di ricorso. Ha resistito con controricorso la s.r.l. Gros Market. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Nel motivo si contesta la violazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 829 c.p.c.. La Corte di merito ha erroneamente ritenuto carenti di specifici profili argomentativi le censure contenute nell’atto di impugnazione – sia con riferimento alla violazione di cui all’art. 829 c.p.c., comma 1, n. 11, inerente alla presenza nel lodo di disposizioni contraddittorie, sia con riferimento alla nullità di cui all’art. 829 c.p.c., comma 1, n. 9, in merito alla violazione del principio del contraddittorio – sebbene negli scritti difensivi ne fossero state precisate le ragioni. E, inoltre, la Corte è pervenuta a tale conclusione nonostante avesse mostrato di aver compreso la posizione di critica della parte attrice nei confronti del lodo impugnato, avendone enucleato i passaggi più rilevanti.

Il motivo di ricorso deve essere dichiarato inammissibile in quanto la censura non presenta i necessari caratteri di specificità, limitandosi il ricorrente a riproporre le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, senza prospettare rilievi critici alla decisione diversi da quelli formanti oggetto della precedente impugnazione. In particolare, il ricorrente non ha dedotto vizi che siano sussumibili all’interno della motivazione in tal modo non censurando i principi di diritto che si intendono violati.

Tanto in merito alla violazione del principio del contraddittorio (art. 829, comma 1, n. 9), quanto alla presenza di disposizioni contraddittorie all’interno del lodo (art. 829, comma 1, n. 11), la parte ricorrente si limita a riportare il contenuto dell’atto di appello senza individuare specificamente al suo interno le violazioni su cui si fonderebbero le censure che il giudice del merito avrebbe omesso di considerare.

Peraltro, la giurisprudenza della Cassazione è uniforme in merito alla necessità di una specifica enucleazione in concreto dei profili che determinerebbero la nullità del lodo.

In particolare, in merito alla violazione dei principi del contraddittorio, è necessario dimostrare la concreta menomazione del diritto di difesa, tenendo conto della modalità del confronto tra le parti (avuto riguardo alle rispettive pretese) e delle possibilità, per le stesse, di esercitare, nel rispetto della regola audiatur et altera pars, su un piano di uguaglianza, le facoltà processuali loro attribuite. (Cass. 5835/2018).

E, in merito alla presenza di disposizioni contraddittorie contenute nel lodo, art. 829 c.p.c., n. 11, è necessario che tale contraddittorietà emerga tra le diverse componenti del dispositivo ovvero tra la motivazione ed il dispositivo; mentre la contraddittorietà tra le diverse parti della motivazione, non espressamente prevista tra i vizi che comportano la nullità del lodo, può assumere rilevanza soltanto in quanto determini l’impossibilità assoluta di ricostruire l'”iter” logico e giuridico sottostante alla decisione per totale assenza di una motivazione riconducibile al suo modello funzionale. (Cass. 6986/2007; 473 e 3768/2006; 6069 e 7259/2004).

La memoria non integra la genericità del ricorso in relazione alle censure di contraddittorietà e violazione del contraddittorio.

In conclusione va dichiarato inammissibile il ricorso. La parte ricorrente deve essere condannata al pagamento delle spese processuali in favore della parte controricorrente Gros Market Italia s.r.l..

P.Q.M.

La corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali del presente giudizio in favore della parte controricorrente Gros Market Italia srl da liquidarsi in Euro 5000 per compensi più Euro 100 per compensi, oltre accessori di legge. Sussistono le condizioni per l’applicazione al ricorrente del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 22 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 2 aprile 2019

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