Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9142 del 07/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 07/04/2017, (ud. 11/01/2017, dep.07/04/2017),  n. 9142

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14020-2015 proposto da:

T.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

FRANCESCO SURIANO in virtù di mandato e procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati RICCI MAURO, CAPANNOLO

EMANUELA e PULLI CLEMENTINA, giusta procura speciale a margine del

ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 502/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

emessa l’11/02/2015 e depositata il 26/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. GHINOY

PAOLA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. La Corte d’ appello di Lecce, per quello che qui ancora rileva, ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa sede nella parte cui aveva rigettato la domanda proposta da T.A. per ottenere il riconoscimento del diritto alla pensione di invalidità civile di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 12, avendo accertato che, pur sussistendo già alla data della presentazione della domanda amministrativa del 26.2.2009 le condizioni sanitarie per beneficiare della prestazione, tuttavia il reddito coniugale era superiore ai limiti di legge, come risultava dalla certificazione in atti.

2. Per la cassazione della sentenza T.A. ha proposto ricorso, affidato a due motivi, cui ha resistito l’Inps con controricorso.

3. Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso, la T. denuncia la violazione e falsa applicazione del D.L. 30 dicembre 1979, convertito nella L. 29 febbraio 1980, n. 33. Sostiene che ai fini del riconoscimento della pensione di invalidità civile occorre prendere in considerazione il solo reddito dell’invalido, che non si cumula con quello del coniuge. Con il secondo motivo, denuncia l’omessa motivazione della sentenza che non indicherebbe sulla base di quale disposizione di legge ha ritenuto insussistente il requisito economico.

2. I due motivi sono manifestamente infondati.

La Corte territoriale – pur non riportando nel corpo della motivazione il dato normativo di riferimento – ha tuttavia deciso la controversia attenendosi a principi affermati da questa Corte che, con riguardo al reddito da prendere in considerazione ai fini del riconoscimento della pensione di inabilità, ha ripetutamente affermato che “Ai fini dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti, di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 12, assume rilievo non solamente il reddito personale dell’invalido, ma anche quello (eventuale) del coniuge del medesimo, onde il beneficio va negato quando l’importo di tali redditi, complessivamente considerati, superi il limite determinato con i criteri indicati dalla norma suindicata” (cfr. Cass. 1/3/2011 n. 5003 e successivamente, 20/10/2014 n. 22150).

3. Nè al caso in esame trova applicazione la modifica introdotta con il D.L. 28 giugno 2013, n. 76, con il quale all’art. 10, comma 5 si è stabilito che: “Il limite di reddito per il diritto alla pensione di inabilità in favore dei mutilati e degli invalidi civili, di cui alla L. 30 marzo 1971, n. 118, art. 12, è calcolato con riferimento al reddito agli effetti dell’IRPEF con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il soggetto interessato fa parte”. Alla data di entrata in vigore di tale disposizione (28.6.2013), infatti, la signora T., nata il 6.8.1944, non si trovava più nelle condizioni anagrafiche per poter beneficiare della prestazione (cfr in termini recentemente Cass. 17/02/2016 n. 3028 del 2016).

4. Segue il rigetto del ricorso.

5. Non sussistono le condizioni per l’esonero dal pagamento delle spese processuali previsto dall’art. 152 disp. att. c.p.c., in considerazione dell’inidoneità allo scopo della dichiarazione sottoscritta dalla parte, che è stata redatta su foglio separato rispetto al ricorso e non è ivi espressamente richiamata (in contrasto con quanto richiesto da questa Corte in numerosi arresti, tra cui da ultimo Cass. 03-08-2016, n. 16132 e Cass. 20 gennaio 2014 n. 1023).

4. Segue il rigetto del ricorso e la condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate come da dispositivo.

5. Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.500,00 per compensi, oltre ad e 100,00 per esborsi, rimborso delle spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 11 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 gennaio 2017

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