Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9135 del 07/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 07/04/2017, (ud. 08/03/2017, dep.07/04/2017),  n. 9135

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7667-2016 proposto da:

POSTE ITALIANE SPA, C.F. (OMISSIS), in persona del Responsabile della

Funzione Risorse Umane, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO

25-B, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO PESSI, che la

rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

L.T., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DEI SANTI

APOSTOLI 66, presso lo studio dell’avvocato VINCENZO CELLAMARE,

rappresentata e difesa dall’avvocato DARIO LUPO giusta procura

speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 30/2015 della CORTE D’APPELLO LECCE SEZIONE

DISTACCATA di TARANTO, depositata il 02/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/03/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY.

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, ha confermato la sentenza di primo grado nella parte in cui era stata accertata l’illegittimità del termine apposto al contratto stipulato da Poste italiane s.p.a. con L.T. in data 3.10.2001, convertendo il rapporto, ed ha riformato la decisione solo con riguardo alle conseguenze economiche derivanti dalla nullità del termine che, a norma della L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5 ha quantificato in dodici mensilità della retribuzione globale di fatto percepita.

2. Per la cassazione della sentenza Poste Italiane s.p.a. ha proposto ricorso, affidato a tre motivi, cui ha resistito con controricorso L.T.. Poste ha depositato anche memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2.

3. Il Collegio ha autorizzato la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. come primo motivo, Poste denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1372 c.c., commi 1 e 2, e lamenta che la Corte territoriale non abbia accolto l’eccezione di risoluzione tacita del rapporto per mutuo consenso.

2. Come secondo motivo, deduce la violazione ed erronea applicazione della L. n. 56 del 1987, art. 23, dell’art. 25 del c.c.n.l. del 11.1.2001, del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 1 e 11, e dell’art. 1362 c.c. e art. 1363 c.c. e ss..

3. Come terzo motivo, sulla liquidazione dell’indennità risarcitoria, denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966, art. 8 e della L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 6 e 7.

4. Il secondo motivo di ricorso, da esaminarsi per primo secondo l’ordine logico, è manifestamente fondato e deve essere accolto.

5. Occorre premettere che il contratto a termine in esame, decorrente dal 4.10.2001, è retto dall’art. 25 del C.C.N.L. del 11 gennaio 2001. Il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 11, accanto alla continuazione degli effetti, fino alla scadenza, dei contratti individuali conclusi in attuazione della normativa previgente, ha infatti previsto anche, “in via transitoria e salve diverse intese”, il mantenimento dell’efficacia delle clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati ai sensi della citata L. n. 56 del 1987, art. 23, vigenti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo, fino alla loro data di scadenza, e l’art. 74, comma 1, del c.c.n.l. 11 gennaio 2001 del personale non dirigente di Poste italiane s.p.a. individua quale data di scadenza il 31 dicembre 2001 (cfr. Cass. 13/07/2010 n. 16424).

Va poi ricordato che questa Corte (v. fra le altre Cass. n. 20162 del 2007, Cass. n. 20608 del 2007, Cass. ord., 07/01/2015 n. 30) decidendo in casi analoghi, ha osservato che, in linea generale, la L. 28 febbraio 1987, n. 56, art. 23, nel demandare alla contrattazione collettiva la possibilità di individuare – oltre le fattispecie tassativamente previste dalla L. 18 aprile 1962, n. 230, art. 1 e successive modifiche, nonchè dal D.L. 29 gennaio 1983, n. 17, art. 8 bis, convertito con modificazioni dalla L. 15 marzo 1983, n. 79 – nuove ipotesi di apposizione di un termine al rapporto di lavoro, configura una vera e propria delega in bianco a favore dei sindacati, i quali, pertanto, non sono vincolati all’individuazione di figure di contratto a termine comunque omologhe a quelle previste per legge (principio ribadito dalle Sezioni Unite di questa Corte con sentenza 2 marzo 2006 n. 4588).

In forza della sopra citata delega in bianco, le parti sindacali hanno individuato, quali ipotesi legittimanti la stipulazione di contratti a termine, (anche) quella che è stata richiamata nel contratto individuale della L., riportata a pg. 3 della sentenza gravata, prevista dal citato art. 25, comma 2, del c.c.n.l. 11 gennaio 2001, che ha riguardo alle “esigente tecniche, organizzative e produttive anche di carattere straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione, ivi ricomprendendo un più funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da innovazioni tecnologiche ovvero conseguenti all’introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o sevizi”.

Del pari, nel quadro delineato, neppure era necessario che il contratto individuale contenesse specificazioni ulteriori rispetto a quelle menzionate nella norma collettiva, nè che risultasse dimostrata in concreto la sussistenza dei presupposti legittimanti, la cui ricorrenza è stata già vagliata dalle parti collettive (v. fra le altre Cass. 14/03/2008 n. 6988 e, da ultimo, Cass. ord., 07/01/2015 n. 30).

6. Sulla base di tale orientamento, che appare meritevole di conferma, la tesi sostenuta dalla Corte territoriale (circa la genericità della clausola appositiva del termine ed il difetto di prova dei relativi presupposti) risulta erronea, in quanto fondata sull’erroneo presupposto dell’applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001.

7. Il secondo motivo va pertanto accolto, con conseguente assorbimento degli altri motivi, successivi in ordine logico (tenuto conto che anche la risoluzione per mutuo consenso può eventualmente configurarsi solo in relazione ad un rapporto di lavoro divenuto a tempo indeterminato per effetto di conversione).

8. Segue la cassazione della sentenza gravata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla Corte d’appello di Lecce, in diversa composizione, cui compete anche la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri motivi. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per la regolamentazione della spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Lecce in diversa composizione.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 aprile 2017

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