Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9129 del 02/04/2019

Cassazione civile sez. lav., 02/04/2019, (ud. 28/02/2019, dep. 02/04/2019), n.9129

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – rel. Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8900-2014 proposto da:

M.I., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. MANTEGAZZA n.

24, presso GARDIN MARCO, rappresentata e difesa dall’avvocato

LORENZO DURANO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI BRINDISI e AZIENDA SANITARIA LOCALE DI BRINDISI;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1420/2013 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 10/04/2013 R.G.N. 1426/2011.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. la Corte d’Appello di Lecce, in riforma della sentenza del Tribunale di Brindisi che aveva parzialmente accolto il ricorso, ha respinto la domanda proposta da M.I. nei confronti del Comune di Brindisi e dell’Azienda Sanitaria Locale volta ad ottenere l’accertamento del diritto L.R. Puglia n. 19 del 2006, ex art. 68, comma 4, alla “contrattualizzazione del rapporto di lavoro mediante la formalizzazione del contratto di lavoro subordinato full time a tempo determinato di durata annuale rinnovabile” nonchè la condanna dei convenuti al pagamento delle differenze retributive ed al risarcimento del danno;

2. la Corte territoriale, ricostruito il quadro normativo e ritenuta la legittimazione passiva di entrambi i resistenti, ha osservato che il legislatore regionale aveva previsto l’instaurazione di rapporti a termine di durata annuale con i soli operatori non sanitari che avevano reso le prestazioni di integrazione e sostegno sociali ex lege n. 328 del 2000 in regime di “convenzione indiretta” con le AUSL, requisito, questo, non ricorrente nella fattispecie perchè la M. non aveva mai avuto alcun rapporto con il Comune di Brindisi ed aveva sempre operato alle dipendenze della cooperativa Aporti, con la quale l’ente territoriale aveva stipulato la convenzione;

3. il giudice d’appello ha evidenziato che diversamente ragionando si finirebbe per riconoscere il diritto alla costituzione di un rapporto di pubblico impiego, sia pure a tempo determinato, in favore di dipendenti di datori di lavoro privati, che non hanno superato alcuna procedura concorsuale o selettiva;

4. infine la Corte leccese ha osservato che non poteva essere valorizzata la circostanza dell’avvenuta assunzione nell’anno 2005 di alcuni dipendenti della cooperativa Aporti, poichè la stessa era evidentemente avvenuta contra legem, ed ha aggiunto che, una volta esclusa l’applicabilità alla fattispecie della norma invocata, diveniva irrilevante la questione dell’eventuale illegittimità costituzionale della disposizione, eccepita dalla difesa del Comune;

5. sulla base delle considerazioni sopra sintetizzate il giudice d’appello ha, quindi, accolto l’impugnazione principale del Comune di Brindisi e respinto l’appello, da qualificare incidentale perchè proposto successivamente, con il quale la M. aveva reiterato le domande rigettate dal Tribunale;

6. per la cassazione della sentenza M.I. ha proposto ricorso sulla base di due motivi, illustrati da memoria ex art. 380 bis 1 c.p.c., ai quali il Comune e l’Azienda Sanitaria Locale di Brindisi non hanno opposto difese, rimanendo intimati.

1. con il primo motivo di ricorso la ricorrente denuncia “violazione e falsa applicazione L.R. Puglia 10 luglio 2006, n. 19, art. 68” e rileva, in sintesi, che la norma, nella parte in cui fa riferimento al regime di “convenzione indiretta” deve essere letta alla luce delle disposizioni dettate dalla L.R. n. 16 del 1987, con la quale il legislatore regionale aveva disciplinato la materia dell’integrazione scolastica dei portatori di handicap;

1.1. in particolare la richiamata L.R. n. 16 del 1987, art. 5 aveva previsto che per realizzare gli obiettivi fissati dalla legge i Comuni potessero stipulare convenzioni con singoli operatori, con enti e con istituzioni specializzate ed anche assumere personale straordinario per il periodo necessario alla realizzazione dei progetti;

1.2. l’art. 8, inoltre, riconosceva un diritto di precedenza al personale addetto al servizio di integrazione scolastica nell’anno 1985/1986 “in forma singola o attraverso organismi già convenzionati” e detta disposizione confermava la totale equiparazione fra il rapporto di convenzionamento diretto e quello instaurato con l’istituzione specializzata, affidataria del servizio in forza di convenzione con l’ente territoriale;

1.3. la L.R. n. 19 del 2006, art. 68 al pari della L.R. n. 17 del 2003, art. 46 si riferiva, pertanto, a tutto il personale adibito ai servizi sociali di integrazione scolastica, in servizio al 30 maggio 2006 presso le AUSL di riferimento ed in possesso della necessaria anzianità, e, quindi, anche ai dipendenti della cooperativa Aporti ai quali, non a caso, era stata ritenuta applicabile l’analoga disposizione dettata dal richiamato art. 46;

2. la seconda censura, formulata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, torna a denunciare la violazione della L.R. n. 19 del 2006, art. 68 alla quale la ricorrente affianca l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio oggetto di discussione fra le parti, addebitando alla Corte territoriale di non avere esaminato la documentazione prodotta (accordo di programma del 31 maggio 1999, stipulato tra il Comune, la AUSL, la Provincia ed il Provveditorato agli studi di Brindisi; relazione di accompagnamento alla Delib. n. 105 del 2005 del Comune di Brindisi; Delib. del Direttore Generale della Asl di Brindisi n. 267 del 2005; Delib. della Asl di Brindisi n. 214 del 2007) dalla quale emergeva che sia il Comune di Brindisi, sia la AUSL avevano sempre ritenuto di dovere ricomprendere fra i destinatari della normativa regionale qui in rilievo i soci e i dipendenti della cooperativa Aporti, che aveva assicurato il servizio in regime di convenzione;

3. sulla base delle considerazioni sintetizzate nei punti che precedono la ricorrente domanda la cassazione della sentenza impugnata e la decisione della causa nel merito, evidenziando la non necessità di accertamenti in fatto a fronte di una pretesa fondata su circostanze incontestate fra le parti;

4. i motivi di ricorso, da trattare unitariamente in ragione della loro connessione logico giuridica, sono infondati;

5. è opportuno premettere che per contrastare l’interpretazione della normativa sulla quale si fonda la sentenza impugnata non possono trarsi argomenti dalle pronunce di questa Corte invocate dalla ricorrente nella memoria ex art. 380 bis 1 c.p.c. perchè in quei casi si discuteva solo della legittimazione passiva dell’ente territoriale e le decisioni impugnate, come risulta dall’esposizione dei fatti di causa, avevano ritenuto che non fosse oggetto di contestazione il possesso da parte degli originari ricorrenti dei requisiti previsti dalla L.R. Puglia n. 19 del 2006;

6. la norma richiamata prevede, al comma 1, che “….i Comuni, singoli o associati, per le particolari prestazioni d’integrazione e sostegno sociali di cui della L. n. 328 del 2000, art. 14, comma 1, art. 16, comma 3, lett. e) e art. 22, comma 2, lett. f) utilizzano allo scopo di evitare duplicazioni di esborsi finanziari, gli operatori non sanitari che risultano in servizio al 30 maggio 2006 presso l’AUSL di riferimento ai sensi e per le finalità della L.R. n. 16 del 1987, a condizione che gli stessi abbiano operato nel regime di convenzione indiretta con le AUSL, anche non continuativamente, per almeno ventisette mesi dal 31 dicembre 1999 e sino alla data di entrata in vigore della presente legge ovvero che siano titolari di una convenzione al 31 ottobre 1998” ed al comma 4 aggiunge che “i rapporti di lavoro del personale di cui ai commi 1 e 3, con decorrenza dall’applicazione del presente articolo, sono regolati da contratti di lavoro subordinato, full time, a tempo determinato di durata annuale, rinnovabili in rapporto ai finanziamenti a disposizione degli enti e aziende interessate, e sono regolati dai contratti collettivi di lavoro (CCNL) rispettivamente degli enti locali e delle aziende del SSN”;

7. il tenore letterale della norma, indubbiamente non chiara, non legittima l’interpretazione estensiva sollecitata dalla ricorrente e non consente di attrarre nella “convenzione indiretta” anche i rapporti stipulati dai singoli operatori con le società o le imprese affidatarie del servizio, perchè in tal caso il lavoratore è solo di fatto assegnato al servizio stesso ma non è parte di alcun “regime di convenzionamento” e non assume obbligazioni giuridicamente rilevanti, nè dirette nè indirette, nei confronti dell’ente territoriale e della ASL, obbligazioni che gravano solo sul soggetto convenzionato, ossia nella specie della Soc. Coop. Ferrante Aporti, nella quale la M. rivestiva la qualità di socio lavoratore;

8. la disposizione, che va letta nel suo complesso, valorizza non la sola prestazione dell’attività protrattasi per un certo arco temporale bensì quest’ultima unita al regime di convenzionamento, diretto o indiretto, sicchè, evidentemente, presuppone un rapporto contrattuale dell’operatore sanitario con la ASL o con il Comune, rapporto che difetta nella fattispecie;

9. la locuzione “regime di convenzione indiretta” si giustifica in considerazione del coinvolgimento di più enti nell’attuazione del sistema integrato dei servizi, che, pur attribuendo ai Comuni un ruolo centrale, prevede la delega alle ASL dello svolgimento dei servizi stessi, accompagnata dall’assegnazione delle risorse necessarie, e consente anche di comandare presso l’Azienda sanitaria il personale del Comune o gli operatori che siano legati a quest’ultimo da rapporto convenzionale, i quali, quindi, vengono assegnati alla ASL presso la quale operano in regime di “convenzione indiretta”;

10. l’interpretazione della norma suggerita dalla ricorrente e posta alla base della domanda, oltre a rendere privo di senso il richiamo al regime di convenzionamento, che in tanto si giustifica in quanto si ritenga non sufficiente il solo inserimento nel servizio, finirebbe per determinare l’automatica costituzione di rapporti di impiego pubblico, sia pure a tempo determinato, con soggetti la cui posizione non è stata oggetto di alcuna valutazione da parte dell’amministrazione interessata, perchè assunti da datori di lavoro privati e da questi ultimi destinati a prestare attività in favore della P.A.;

11. si tratta di un’esegesi che si pone in evidente contrasto con il principio sancito dall’art. 97 Cost., comma 4, in relazione al quale la Corte Costituzionale ha recentemente osservato che il vincolo imposto al legislatore statale e regionale viene in rilievo anche per le assunzioni a tempo determinato (Corte Cost. n. 110/2017);

12. la norma qui invocata può resistere alla censura di incostituzionalità per violazione dell’art. 97 Cost., prospettata dalla difesa del Comune di Brindisi nel giudizio di merito, solo se interpretata nei termini indicati dalla Corte territoriale, ossia restringendone l’applicazione ai soli soggetti legati da rapporto convenzionale con l’ente, sul presupposto implicito che quest’ultimo fosse stato preceduto da valutazioni comparative fra diversi aspiranti e dalla verifica diretta dei titoli necessari per l’assegnazione al servizio;

13. detta interpretazione restrittiva esclude che la norma possa essere invocata nella fattispecie, per difetto delle necessarie condizioni richieste dal legislatore regionale, e ciò esime il Collegio dall’interrogarsi sulla legittimità costituzionale della disposizione, in relazione alla quale potrebbero residuare dubbi anche all’esito dell’esegesi costituzionalmente orientata;

14. non rileva che l’analoga disposizione dettata della L.R. Puglia n. 17 del 2003, art. 46 sia stata applicata dal Comune di Brindisi e dalla ASL anche a soci lavoratori della cooperativa Ferrante Aporti, perchè, come correttamente evidenziato dalla Corte territoriale, il trattamento contra legem riservato ad altri operatori non può certo giustificare un’interpretazione della normativa che si pone in contrasto con i principi costituzionali sui quali si fonda il rapporto di impiego pubblico;

15. non occorre statuire sulle spese del giudizio di legittimità perchè le amministrazioni resistenti sono rimaste intimate;

15.1. sussistono le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 28 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 2 aprile 2019

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