Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9118 del 19/05/2020

Cassazione civile sez. VI, 19/05/2020, (ud. 15/01/2020, dep. 19/05/2020), n.9118

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10047-2018 proposto da:

P.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO

102, presso lo studio dell’avvocato PIETRO ANELLO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (c.f. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 950/2/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di VENEZIA, depositata il 28/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. RAGONESI

VITTORIO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione tributaria provinciale di Treviso, con sentenza n. 24/16, sez. 5, rigettava i ricorsi riuniti proposti P.D. avverso gli avvisi d’accertamento (OMISSIS) per irpef, irap e iva anni 2005, 2007, 2008, 2009.

Avverso detta decisione il contribuente proponeva appello innanzi alla CTR Veneto che, con sentenza 950/2/2017, rigettava l’impugnazione.

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione il contribuente sulla base di due motivi.

L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.

La causa è stata discussa in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso il ricorrente contesta l’applicazione retroattiva delle disposizioni del D.L. n. 78 del 2009, art. 12.

Con il secondo motivo deduce per l’anno 2005 l’errata estensione del raddoppio dei termini in riferimento all’Irap.

Il primo motivo è manifestamente fondato.

Sul punto questa Corte ha recentemente avuto occasione di affermare che” la presunzione di evasione sancita, con riferimento agli investimenti ed alle attività di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, dal D.L. n. 78 del 2009, art. 12, comma 2, conv., con modif, dalla L. n. 102 del 2009, in vigore dal 1^ luglio 2009, non ha efficacia retroattiva, in quanto non può attribuirsi alla stessa natura processuale, essendo le norme in tema di presunzioni collocate, tra quelle sostanziali, nel codice civile, ed inoltre perchè una differente interpretazione potrebbe -in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost. – pregiudicare l’effettività del diritto di difesa del contribuente rispetto alla scelta in ordine alla conservazione di un certo tipo di documentazione. (Cass. 2662 del 2018 e Cass. 27845 del 2018)”.

Il motivo va quindi accolto restando assorbito il secondo.

La sentenza impugnata va dunque cassata e, sussistendo le condizioni per la pronuncia nel merito, l’avviso di accertamento impugnato va annullato.

La novità della questione giustifica la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo/ e, decidendo nel merito, annulla l’avviso di accertamento impugnato. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 15 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 maggio 2020

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