Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9106 del 15/04/2010

Cassazione civile sez. trib., 15/04/2010, (ud. 15/12/2009, dep. 15/04/2010), n.9106

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i

cui uffici è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12;

– ricorrente –

contro

P.P., elettivamente domiciliato in Roma viale Angelico 97

presso lo studio dell’avv.to LEONE Gennaro che lo rappresenta e

difende per procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la decisione n. 20/3/07 della Commissione tributaria

regionale di Roma, emessa il 1^ marzo 2007, depositata il 16 luglio

2007, R.G. 5386/05;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15 dicembre 2009 dal Consigliere Dott. Giacinto Bisogni;

rilevato che in data 8 ottobre 2009 è stata depositata relazione che

qui si riporta con la correzione e integrazione di alcuni errori

materiali e omissioni di parte non trascritte del ricorso:

RELAZIONE:

(art. 380 bis c.p.c.).

Il relatore cons. Giacinto Bisogni.

Letti gli atti depositati.

 

Fatto

OSSERVA IN FATTO

1. La controversia ha per oggetto l’impugnazione dell’avviso di accertamento dell’Ufficio del Registro di Roma che ha rettificato il valore di due immobili con destinazione commerciale oggetto di atto di divisione e di attribuzione al contribuente P.P. il quale ha dedotto l’erroneità dei dati relativi alla superficie di uno dei due immobili e la eccessiva valutazione di mercato dell’altro immobile sui quali l’Ufficio ha operato il nuovo calcolo dell’imposta;

2. La C.T.P. di Roma ha accolto il ricorso nei limiti del valore ottenuto dall’applicazione del criterio di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 4, basandosi sulla documentazione fornita dal contribuente attestante una superficie inferiore a quella considerata dalla amministrazione finanziaria;

3. La C.T.R. ha rigettato l’appello dell’Ufficio rilevando che dal certificato rilasciato dall’Agenzia del Territorio l’imponibile complessivo relativo ai due immobili ammonta a 215.200,96 Euro;

4. Ricorre per cassazione l’Agenzia delle Entrate con due motivi di impugnazione: a) violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 4, (se ai fini della determinazione automatica del valore ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52 comma 4, debba considerarsi come base di calcolo la rendita catastale che l’immobile aveva alla data di stipulazione dell’atto registrato e non possa dunque considerarsi la rendita nella diversa misura rilevata dodici anni dopo la stipulazione dell’atto); b) omessa motivazione in ordine a un fatto controverso e decisivo in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5;

Ritiene che;

1. il primo motivo deve ritenersi infondato alla stregua della giurisprudenza di legittimità (Cassazione civile n. 1148 del 21 gennaio 2008) che ha chiarito, con riferimento alla stessa ipotesi controversa in questo giudizio, che in tema di imposta di registro, qualora, avendo le parti manifestato la volontà di avvalersi del sistema di valutazione automatica previsto dal D.L. 14 marzo 1988, n. 10, art. 12, conv. in L. 13 maggio 1988, n. 154, l’avviso di liquidazione della maggiore imposta dovuta sia stato emesso sulla base di un class amento errato, di cui era stata precedentemente chiesta la correzione, la rettifica della rendita catastale dell’immobile venduto, disposta in epoca successiva alla notifica dell’avviso di liquidazione al fine di porre rimedio ad un errore dell’UTE, produce effetto dalla data della domanda, imponendo all’Ufficio di procedere alla modifica del valore accertato;

2. il secondo motivo di ricorso sembra invece fondato perchè non è chiaro dalla motivazione estremamente sintetica della C.T.R. se nella specie sia stato concretamente applicato il predetto principio di retroattività sancito ancora di recente dalla giurisprudenza di legittimità;

sussistono i presupposti per la trattazione della controversia in camera di consiglio e se l’impostazione della presente relazione verrà condivisa dal Collegio per il rigetto del primo motivo e l’accoglimento del secondo motivo del ricorso;

ritenuto che tale relazione appare condivisibile limitatamente al primo motivo di ricorso mentre quanto al secondo motivo si deve rilevare che la motivazione della CTR se pure sintetica fa chiaramente intendere che essa ha basato la stima dell’imponibile applicando le rendite catastali determinate dall’Agenzia del Territorio competente nel 2005 a seguito di richiesta di rettifica per erroneità della precedente classificazione;

ritenuto che pertanto il ricorso va respinto con condanna della Agenzia ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di Cassazione.

PQM

La Corte rigetta ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali del giudizio di Cassazione che liquida in complessivi Euro 2.300,00 di cui 200,00 per spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 15 aprile 2010

 

 

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