Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9104 del 01/04/2021

Cassazione civile sez. lav., 01/04/2021, (ud. 23/09/2020, dep. 01/04/2021), n.9104

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – rel. Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24051/2017 proposto da:

A.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CIVININI 12,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMO CASSIANO, che lo rappresenta

e difende unitamente agli avvocati PAOLO MARIO SILVIO FIORIO,

VALENTINO FIORIO;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELLA SALUTE,

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA,

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona dei Ministri pro

tempore, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO, in persona del Rettore

pro tempore, rappresentati e difesi dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI

12, ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 139/2017 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 18/04/2017 r.g.n. 288/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/09/2020 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di appello di Torino, con sentenza n. 24051/2017, confermava la sentenza di primo grado, che aveva parzialmente accolto la domanda del Dott. A.C. proposta nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Università degli Studi di Torino, diretta ad ottenere l’incremento della borsa di studio per il periodo di specializzazione medica, in ragione del miglioramento stipendiale minimo previsto dal CCNL del Servizio Sanitario Nazionale per il personale medico.

2. Il Dott. A.C. aveva percepito una borsa di studio per la durata di cinque anni, a decorrere dal 1.1.2003, ai sensi del D.Lgs. n. 257 del 1991, nell’importo bloccato al valore dell’anno 1992, senza gli incrementi previsti dell’art. 6, comma 1 del D.Lgs. citato e riferiti, rispettivamente, all’incremento annuale, a partire dal 1 gennaio 1992, del “tasso programmato di inflazione” e alla rideterminazione triennale “con decreto del Ministro della Sanità, di concerto con i Ministri dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e del Tesoro in funzione del miglioramento tabellare minimo previsto dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico dipendente del Servizio Sanitario Nazionale”. Egli aveva dedotto che l’importo previsto per gli specializzandi era stato interamente rivisto, ma solo a partire dall’anno 2007. Pertanto, aveva convenuto in giudizio le Amministrazioni e l’Università per chiederne la condanna in solido tra loro “alla corresponsione…delle spettanze relative all’invocata adeguata remunerazione conseguente alla rideterminazione triennale delle borse di studio per i medici specializzandi nel periodo 2003-2004-2005-2006 e all’adeguamento delle somme erogande al costo della vita maturato per l’anno 2006, con riferimento al 1992”.

3. Il Giudice di primo grado aveva accolto parzialmente la domanda, riconoscendo l’incremento triennale di cui alla seconda parte del D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, comma 1, limitatamente al periodo 1.1.199431.12.1997, ma lo aveva negato per il periodo successivo all’1.1.1998, ritenendo che il blocco fosse nuovamente intervenuto a decorrente appunto dal 1.1.1998 e fino al 2007, in forza della L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12 e della L. n. 289 del 2002, art. 36, comma 1.

4. La Corte di appello di Torino, con sentenza n. 139/2017, sulle opposte impugnazioni delle parti, affermava – per quanto ancora di interesse nella presente sede – che non spettava all’appellante l’incremento annuale a decorrere dal 1 gennaio 1992 in base al tasso programmato di inflazione e, quanto alla rideterminazione triennale, che non era riscontrabile alcun blocco per il periodo 1.1.1994-31.12.1997, blocco invece nuovamente intervenuto a decorrere dal 1.1.98 e fino al 2007, quando venne reso operativo il contratto di specializzazione di cui al D.Lgs. n. 368 del 1999.

5. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso il Dott. A. con due motivi di impugnazione. Le Amministrazioni e l’Università intimate hanno resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

6. Con il primo motivo il Dott. A.C. denuncia violazione della L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12, assumendo che tale norma si riferisce al blocco dei soli aggiornamenti alla variazione del costo della vita per il triennio 1998/2000 e non considera i miglioramenti tabellari previsti dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico del S.S.N. (punto 1). Deduce poi che “la Corte non individua alcuna disposizione che disciplini il blocco dell’adeguamento per il triennio 2001/2003”, ciò in quanto la motivazione menziona soltanto l’art. 32, comma 12 sopra citato, che riguarda il triennio 1998/2000, e la L. n. 289 del 2002, art. 36, comma 1, che riguarda il triennio 2003/2005 (punto 2). Deduce infine che “la L. n. 289 del 2002, art. 36, comma 1, non disciplina il blocco dell’adeguamento alla contrattazione collettiva per il triennio 2003/2005” (punto 3). Richiama i precedenti della giurisprudenza di legittimità a sè favorevoli e precisamente da ultimo Cass. 12624 del 2015 (punto 4).

7. Con il secondo motivo chiede la condanna di controparte al pagamento delle spese dell’intero processo, in conseguenza dell’accoglimento del ricorso ed essendosi la Corte di appello discostata dalla giurisprudenza di legittimità.

8. Il ricorso è infondato.

9. Occorre premettere che non vi è impugnazione delle parti pubbliche; pertanto, è passata in giudicato la statuizione favorevole al Dott. A. di cui alla sentenza di primo grado, confermata in appello, come evidenziato nella sopra esposta narrativa della vicenda processuale, in merito all’incidenza – sul trattamento economico percepito per il corso di specializzazione – dei miglioramenti stipendiali di cui alla contrattazione collettiva relativa al personale medico dipendente del Servizio Sanitario Nazionale intervenuti nel periodo dal 1 gennaio 1994 al 31 dicembre 1997. Il ricorso investe il rigetto della domanda di adeguamento triennale per il periodo successivo al 1 gennaio 1998.

10. Giova ribadire anche in questa sede che l’attività svolta dai medici iscritti alle scuole di specializzazione universitarie non è inquadrabile nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, nè del lavoro autonomo, costituendo una particolare ipotesi di contratto di formazione-lavoro, oggetto di specifica disciplina, rispetto alla quale non può essere ravvisata una relazione sinallagmatica di scambio tra la suddetta attività e la remunerazione prevista dalla legge a favore degli specializzandi, in quanto tali emolumenti sono destinati a sopperire alle esigenze materiali per l’impegno a tempo pieno degli interessati nell’attività rivolta alla loro formazione e non costituiscono, quindi, il corrispettivo delle prestazioni svolte, le quali non sono rivolte ad un vantaggio per l’università, ma alla formazione teorica e pratica degli stessi specializzandi e al conseguimento, a fine corso, di un titolo abilitante (Cass. SSUU n. 9147 del 2009, n. 10461 del 2008; Cass. n. 15362 del 2014, n. 5889 del 2012, n. 2632 del 2012, n. 20403 del 2009, n. 24781 del 2008, n. 6089 del 1998; nn. 19792, 19449 e 18670 del 2017). Dalla inconfigurabilità dei rapporti di formazione specialistica in termini di subordinazione consegue la inapplicabilità dell’art. 36 Cost. (da ultimo, Cass. 18670 del 2017).

11. Occorre ulteriormente svolgere alcune premesse relative al quadro normativo di riferimento.

12. Con il D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257, art. 6, il legislatore italiano, dando attuazione, sia pure tardivamente, al disposto della direttiva n. 82/76/CEE del Consiglio, stabilì in favore dei medici ammessi alle scuole di specializzazione una borsa di studio determinata per l’anno 1991 nella somma di Lire 21.300.000. Tale somma era destinata ad un incremento annuale, a decorrere dal 1 gennaio 1992, sulla base del tasso programmato di inflazione, incremento fissato ogni triennio con decreto interministeriale.

Il meccanismo di adeguamento venne peraltro bloccato successivamente, con effetto retroattivo, dalla L. 28 dicembre 1993, n. 349, passata indenne al vaglio della Corte costituzionale (sentenza n. 432 del 1997), e da altre leggi successive (v. sul punto, ampiamente, Cass. n. 4449 del 2018).

In seguito, dando attuazione alla direttiva n. 93/16/CE il legislatore nazionale intervenne sulla materia con il D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 368, che raccolse in un testo unico le precedenti direttive n. 73/362 e n. 75/363 con le relative successive modificazioni.

Tale decreto – in seguito ampiamente modificato dalla L. 23 dicembre 2003, n. 266, art. 1, comma 300 – riorganizzò l’ordinamento delle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, istituendo e disciplinando un vero e proprio contratto di formazione (inizialmente denominato “contratto di formazione-lavoro” e poi “contratto di formazione-specialistica”, art. 37 del D.Lgs. cit.), da stipulare e rinnovare annualmente tra Università (e Regioni) e medici specializzandi, con un meccanismo di retribuzione articolato in una quota fissa ed in una quota variabile, in concreto periodicamente determinate da successivi decreti ministeriali (art. 39 D.Lgs. cit.)

Però il nuovo meccanismo retributivo di cui al D.Lgs. n. 368 del 1999, divenne operativo solo a decorrere dall’anno accademico 2006-2007 (art. 46, comma 2, D.Lgs. cit., nel testo risultante dalle modifiche introdotte prima dal D.Lgs. 21 dicembre 1999, n. 517, art. 8 e poi della L. n. 266 del 2005, già citato art. 1, comma 300), mentre le disposizioni del D.Lgs. n. 257 del 1991, rimasero applicabili fino all’anno accademico 2005-2006. Il trattamento economico spettante ai medici specializzandi in base al contratto di formazione specialistica fu poi in concreto fissato con i D.P.C.M. 7 marzo 2007, D.P.C.M. 6 luglio 2007 e D.P.C.M. 2 novembre 2007.

13. Tutto ciò premesso, va precisato che l’orientamento interpretativo citato nella sentenza impugnata (Cass. n. 12624 del 2015 e precedenti) è stato superato a partire dalla sentenza di questa Corte n. 4449 del 2018, secondo cui l’importo delle borse di studio dei medici specializzandi iscritti ai corsi di specializzazione negli anni accademici dal 1998 al 2005 non è soggetto all’adeguamento triennale previsto dal D.Lgs. n. 257 del 1991, art. 6, comma 1, in quanto la L. n. 449 del 1997, art. 32, comma 12, con disposizione confermata dalla L. n. 289 del 2002, art. 36, comma 1, ha consolidato la quota del Fondo sanitario nazionale destinata al finanziamento delle borse di studio ed escluso integralmente l’applicazione del citato art. 6.

14. Tale orientamento ha trovato conferma nella giurisprudenza successiva (v. Cass. n. 13572 del 2019, nn. 8378, 8379, 8506, 9191, 17913, 17995 del 2020), sintetizzabile nel principio secondo cui l’importo delle borse di studio dei medici specializzandi iscritti ai corsi di specializzazione negli anni accademici dal 1998 al 2005 non è soggetto, nè ad incremento in relazione alla variazione del costo della vita per gli anni accademici dal 1992/1993 al 2004/2005, nè all’adeguamento triennale previsto dal D.Lgs. n. 257 del 1991 art. 6, comma 1.

15. Questa Corte ha affermato che, con riferimento al trattamento economico dei medici specializzandi e alla domanda risarcitoria per non adeguata remunerazione, che il diritto alla rivalutazione triennale non è stato congelato soltanto fino al dicembre 1992. Nel corso di ciascuno dei trienni successivi (quello 1994-1996, quello 1996- 1998, quello 1999-2001 e quello 2001-2004) è stato disposto il blocco della rideterminazione triennale. Le numerose disposizioni legislative succedutesi nel tempo (D.L. n. 384 del 1992, convertito nella L. n. 438 del 1992; la L. n. 537 del 1993; la L. n. 549 del 1995; la L. n. 662 del 1996, la L. n. 449 del 1997; la L. n. 488 del 1999 e la L. n. 289 del 2002) danno contezza dell’intento del nostro legislatore di congelare al livello del 1992 l’importo delle singole borse di studio e correlativamente di disporre analoghi blocchi sugli aggregati economici destinati al loro finanziamento, al fine di evitare – nell’attuale contesto storico, caratterizzato da una ormai cronica carenza di risorse finanziarie – la riduzione progressiva del numero dei soggetti ammessi alla frequenza dei corsi, con correlato danno sociale.

16. Questa Corte ha già avuto modo di porsi il problema della compatibilità delle normative richiamate, come sopra interpretate, con il dettato costituzionale e con il diritto dell’Unione Europea, pervenendo ad escludere qualsiasi dubbio di incostituzionalità e ad affermare l’inutilità di una remissione degli atti alla Corte di giustizia (cfr. Cass. nn. 31922, 17051 e 15520 del 2018).

17. L’esame del secondo motivo, sulla compensazione delle spese di primo grado, resta assorbito, in quanto il relativo esame postula l’accoglimento del primo, che invece viene respinto.

18. Il ricorso va dunque rigettato, con condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate nella misura indicata in dispositivo per compensi professionali, oltre spese prenotate a debito.

19. Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali (nella specie, rigetto del ricorso) per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto (v. Cass. S.U. n. 23535 del 2019).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore di parte controricorrente, delle spese, che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 1 aprile 2021

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