Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9102 del 02/04/2019

Cassazione civile sez. I, 02/04/2019, (ud. 21/12/2018, dep. 02/04/2019), n.9102

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo rel. Consiglie – –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo Consiglie – –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3830/2014 proposto da:

Atradius Credit Insurance N. V., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Vittoria n. 10,

presso lo studio dell’avvocato Castagni Giancarlo, che la

rappresenta e difende, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Curatela del Fallimento (OMISSIS) S.r.l.;

– intimata –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CROTONE, depositato il

24/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21/12/2018 dal Cons. Dott. FALABELLA MASSIMO;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale DOTT. CARDINO Alberto, che ha chiesto che

Codesta Corte di Cassazione voglia rigettare il ricorso.

La Corte:

Fatto

OSSERVA

1. – Atradius Credit Insurance NV proponeva domanda di insinuazione allo stato passivo del fallimento del Consorzio (OMISSIS) s.r.l. facendo valere due distinti crediti. Il primo trovava a suo avviso fondamento in una polizza cauzionale per concessione pubblica rilasciata dalla stessa istante, polizza che non era stata ancora escussa; con riferimento a tale credito Atradius faceva valere il principio per cui il fideiussore che non ha ancora pagato il credito prima della dichiarazione di fallimento del debitore principale deve considerarsi creditore condizionale in relazione all’eventuale esercizio delle azioni di surroga e regresso nei confronti del fallito e va pertanto ammesso al concorso dei creditori con riserva. Il secondo credito concerneva le spese legali sostenute per l’assistenza tecnica nel procedimento di dichiarazione del fallimento, i quali secondo la ricorrente dovevano essere ammessi in via privilegiata a norma dell’art. 2770 c.c..

Il giudice delegato rigettava l’istanza di insinuazione e la successiva opposizione proposta da Atradius veniva respinta. In estrema sintesi, il Tribunale di Crotone riteneva non potesse aver luogo l’ammissione con riserva del credito insinuato al passivo del coobbligato non ancora escusso; con riguardo alla pretesa avente ad oggetto il rimborso delle spese di giustizia, rilevava che nessuna prova era stata offerta quanto al versamento della somma che l’opponente assumeva di aver corrisposto per quel titolo.

2. – Atradius ricorre per cassazione facendo valere quattro motivi di impugnazione. Il fallimento, benchè intimato, non ha svolto difese

Il primo motivo denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c., L. Fall., art. 110, art. 113, comma 3, art. 113 bis e omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio. Ricorda la ricorrente che il Tribunale aveva sospeso il giudizio di opposizione allo stato passivo in attesa della pronuncia di questa Corte nel procedimento di dichiarazione di fallimento; il fatto decisivo di cui si lamenta l’omesso esame si identificherebbe, dunque, nella sospensione del procedimento e nei motivi che lo avevano determinato. In proposito, la ricorrente rileva che, in caso di cassazione con rinvio, il giudice del rinvio non possa discostarsi dal principio di diritto enunciato dalla Corte di legittimità.

Col secondo mezzo è lamentata la violazione o falsa applicazione dell’art. 384 c.p.c. e art. 2909 c.c.. Osserva la ricorrente come nella fattispecie entrasse in considerazione anche la valenza espansiva del giudicato esterno (operante allorquando due giudizi tra le stesse parti investano il medesimo rapporto giuridico, uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato e sussista un punto fondamentale, comune ad entrambe le cause, che costituisca la premessa logica indispensabile della statuizione adottata nella decisione definitiva).

Con il terzo motivo il decreto impugnato viene censurato per violazione o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., artt. 91,92e 115 c.p.c.. La società istante si duole dell’erroneità della pronuncia di rigetto che ha riguardato il credito da essa vantato per le spese sostenute ai fini della dichiarazione di fallimento.

Il quarto motivo prospetta la violazione o falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2. Assume la ricorrente che il Tribunale, avendo dato atto di un conflitto di giurisprudenza, avrebbe dovuto disporre la compensazione delle spese.

3. – Fissata l’odierna adunanza camerale, la ricorrente ha depositato in cancelleria atto di rinuncia.

L’atto di rinuncia risulta conforme a quanto prescritto dall’art. 390 c.p.c., sicchè deve essere dichiarata l’estinzione del procedimento.

Nulla deve disporsi in punto di spese processuali, stante la mancata resistenza della parte intimata.

P.Q.M.

La Corte:

dichiara estinto il giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 21 dicembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 2 aprile 2019

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