Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9099 del 02/04/2019

Cassazione civile sez. I, 02/04/2019, (ud. 18/12/2018, dep. 02/04/2019), n.9099

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Su ricorso n. 8365/2015 proposto da:

CODACONS, elettivamente domiciliato in Roma Via delle Milizie 9

presso lo studio dell’Avv.to Carlo Rienzi che lo rappresenta e

difende con l’Avv.to Marco Maria Donzelli del foro di Milano giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

ALLIANZ SPA, in persona dei procuratori speciali domiciliata in Roma

Piazza Cavour 17 presso l’Avv.to Michele Roma che la rappresenta e

difende giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Milano n.3011/2014 in

data 31/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella CAMERA DI CONSIGLIO del

18/12/2018 dal Consigliere Dott. MARINA MELONI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

A seguito di verifiche ispettive presso la sede di alcune società di assicurazione, l’AGCM, Autorità Garante della concorrenza e del mercato, con provvedimento in data 28 luglio 2000, accertava l’esistenza di un’illecita intesa tra imprese di assicurazione, in violazione della L. n. 287 del 1990, art. 2 e comminava le relative sanzioni.

Il CODACONS in qualità di associazione a difesa degli interessi dei consumatori conveniva la Ras spa (oggi Allianz spa) davanti alla Corte di Appello di Milano chiedendo che venisse accertata la condotta anticoncorrenziale, dichiarata la nullità delle clausole di determinazione dei premi inserite nei contratti di assicurazione e condannata la convenuta a restituire le somme pagate in eccedenza ai singoli assicurati che ne avrebbero fatto richiesta, con risarcimento del danno a favore del Codacons.

La Corte di Appello di Milano, con sentenza in data 3/3/2008, dichiarava il difetto di legittimazione attiva del Codacons e respingeva la domanda di risarcimento del Codacons in proprio.

Avverso la sentenza il Codacons proponeva ricorso davanti alla Suprema Corte di Cassazione la quale cassava la sentenza impugnata in relazione al difetto di legittimazione attiva e rinviava ad altra sezione della Corte di Appello di Milano. Riassunto il giudizio con atto notificato in data 11 maggio 2012 il Codacons reiterava le domande già poste e la Corte di Appello di Milano le rigettava con sentenza in data 31 luglio 2014 nella quale qualificava la domanda come illecito extracontrattuale ed applicava la prescrizione quinquennale del diritto in quanto i fatti accaduti nel 1995/1999 erano stati azionati solo nel settembre 2005.

Avverso la suddetta sentenza della Corte di Appello di Milano ha proposto ricorso per cassazione il ricorrente Codacons affidato a due motivi. L’Allianz spa si è costituita con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1343,1418,1419 e 1337 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in quanto La Corte di appello di Milano ha ritenuto che l’azione del Codacons, diretta a far dichiarare la nullità delle clausole contrattuali inserite in violazione dell’art. 85, comma 1 trattato CEE e costituenti illecito concorrenziale, fosse soggetta al termine di prescrizione quinquennale ex art. 2947 c.c., mentre al contrario l’art. 1422 c.c., statuisce l’imprescrittibilità dell’azione volta a far dichiarare la nullità di un contratto o di una clausola.

Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2935 e 2947 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte di Appello di Milano ha erroneamente ritenuto prescritta l’azione del Codacons indicando il dies ad quem del termine quinquennale di prescrizione nella pubblicazione avvenuta in data 28/7/2000 del provvedimento dell’AGCM sul bollettino ufficiale mentre, al contrario, l’inizio del termine prescrizionale doveva casomai essere individuato nella data di deposito della sentenza del Consiglio di Stato in data 30/4/2002 che confermava definitivamente l’esistenza dell’accordo anticoncorrenziale illecito. Infatti il provvedimento dell’AGCM del 28/7/2000 era stato impugnato da parte delle compagnie assicurative davanti al Tar e poi in secondo grado davanti al Consiglio di Stato che aveva definitivamente acclarato l’illecito.

Il ricorso proposto è inammissibile non avendo il ricorrente adempiuto al disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 6, che impone al ricorrente, per l’appunto a pena di inammissibilità, di indicare specificamente gli atti processuali e i documenti su cui il ricorso si fonda.

Questa Corte ha in più occasioni avuto modo di chiarire che detta disposizione, oltre a richiedere l’indicazione degli atti e dei documenti, nonchè dei contratti o accordi collettivi, posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale tali fatti o documenti risultino prodotti, prescrizione, questa, che va correlata all’ulteriore requisito di procedibilità di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4. Il precetto di cui al combinato disposto delle richiamate norme deve allora ritenersi soddisfatto:

a) qualora l’atto o il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di esse, mediante la produzione del fascicolo, purchè nel ricorso si specifichi che il fascicolo è stato prodotto e la sede in cui il documento è rinvenibile;

b) qualora il documento sia stato prodotto, nelle fasi di merito, dalla controparte, mediante l’indicazione che il documento è prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di controparte, pur se cautelativamente si rivela opportuna la produzione del documento, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per il caso in cui la controparte non partecipi al giudizio di legittimità o non depositi il fascicolo o lo depositi senza quell’atto o documento (Cass., Sez. Un., 25 marzo 2010, n. 7161; Cass. 20 novembre 2017, n. 27475; Cass. 11 gennaio, n. 195, chiarisce altresì che, ove si tratti di atti e documenti contenuti nel fascicolo d’ufficio, il requisito di cui al dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, è soddisfatto mediante il deposito della richiesta di trasmissione presentata alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, ferma, beninteso, l’esigenza di specifica indicazione degli atti e documenti e dei dati necessari al reperimento degli stessi).

In tale prospettiva va altresì ribadito che l’adempimento dell’obbligo di specifica indicazione degli atti e dei documenti posti a fondamento del ricorso di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, previsto a pena d’inammissibilità, impone quanto meno che gli stessi risultino da un’elencazione contenuta nell’atto, non essendo a tal fine sufficiente la presenza di un indice nel fascicolo di parte (Cass. 6 ottobre 2017, n. 23452). In breve, il ricorrente per cassazione Codacons, nel fondare uno

o più motivi di ricorso su determinati atti o documenti, doveva porre questa Suprema Corte in condizione di individuare ciascun atto o documento, in base al principio di autosufficienza senza effettuare ulteriori ricerche.

Nel caso in esame il ricorso si fonda per il primo motivo sull’intesa a monte e sui contratti a valle mentre per il secondo motivo si fonda sulle sentenze del Tar, tutti documenti che non sono stati indicati in ricorso e nemmeno prodotti in violazione del principio di autosufficienza.

Inoltre, il ricorso non precisa (se non per sommi capi) quali siano stati i termini dell’intesa illecita a monte nè allega e produce il provvedimento dell’AGCM dal quale riscontrare le affermazioni della fase di merito e in che termini tali deduzioni sull’illecito originario siano state svolte nella fase di merito, particolarmente con la domanda originaria nè quale sia stato il contenuto delle polizze a valle (e in che termini tali deduzioni sull’illecito di arrivo siano state svolte nella fase di merito, particolarmente con la domanda originaria). Ne deriva un’incertezza sui fatti offerti in esame al giudice di merìto e l’impossibilità di verificare mancanze ed errori da quest’ultimo commessi nell’esaminare la domanda iniziale.

Per quanto sopra il ricorso proposto manca di autosufficienza e deve essere dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima della Corte di Cassazione, il 18 dicembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 2 aprile 2019

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