Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9097 del 07/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 07/04/2017, (ud. 10/01/2017, dep.07/04/2017),  n. 9097

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4355-2016 proposto da:

IOVANE RICAMI SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma,

Piazza Cavour, presso la Corte Suprema di Cassazione, rappresentata

e difesa dall’avvocato LIDIA SINATORE, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 10648/5/2015, emessa il 24/11/2014 della

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI NAPOLI, SEZIONE DISTACCATA di

SALERNO, depositata il 27/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/01/2017 dal Consigliere Dott. ENRICO MANZON;

disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

Con sentenza in data 24 novembre 2014 la Commissione tributaria regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno, accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 196/12/12 della Commissione tributaria provinciale di Salerno che aveva accolto parzialmente il ricorso proposto da Iovane Ricami srl contro la cartella di pagamento ie ed altro 2007. La CTR osservava in particolare che la pretesa fiscale portata dalla cartella esattoriale impugnata era da ritenersi fondata sui ritardi di versamento di imposta constatati in sede di controllo automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione la società contribuente deducendo due motivi.

L’intimata Agenzia delle entrate non si è costituita.

Considerato che:

Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 – 5, – la società ricorrente lamenta vizio motivazionale della sentenza impugnata particolarmente in quanto non argomenta adeguatamente sui contestati ritardi di versamento e relative sanzioni.

La censura è inammissibilmente formulata.

Va ribadito che “Con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente;

l’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione” (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 7921 del 2011).

La sentenza impugnata offre una propria versione dei fatti oggetto della lite ed argomenta di conseguenza, cosicchè sotto tale profilo risulta incensurabile in questa sede.

Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – la ricorrente si duole della mancata considerazione da parte della CTR della nullità formale della cartella esattoriale impugnata, in particolare per l’omessa specificazione del calcolo degli interessi.

La censura è inammissibile.

Nella sentenza infatti si afferma che sanzioni ed interessi non risultano oggetto di contestazione e che peraltro tali accessori del credito fiscale trovano fondamento nell’irregolarità temporale dei versamenti delle rate capitarie.

Il mezzo de quo non si confronta con queste argomentazioni fattuali e giuridiche, sicchè ne risulta la carenza di specificità.

Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile; nulla per le spese poichè l’Agenzia delle entrate non si è difesa.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 10 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 aprile 2017

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