Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9055 del 20/04/2011

Cassazione civile sez. lav., 20/04/2011, (ud. 22/03/2011, dep. 20/04/2011), n.9055

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PARIOLI 16

0, presso lo studio dell’avvocato CROCCO DOMENICO, rappresentato e

difeso dall’avvocato CARRANO LUIGI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

ATI – AZIENDA TABACCHI ITALIANI S.R.L., ATI – AZIENDA TABACCHI

ITALIANI S.P.A. IN LIQUIDAZIONE;

– intimati –

sul ricorso 13577-2007 proposto da:

FINTECNA – FINANZIARIA PER I SETTORI INDUSTRIALI E DEI SERVIZI S.P.A.

– in quanto società1 incorporante la ATI – AZIENDA TABACCHI ITALIANI

S.P.A. IN LIQUIDAZIONE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE GIULIO CESARE

21/23, presso lo studio dell’avvocato DE LUCA TAMAJO RAFFAELE, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato BOURSIER NIUTTA CARLO,

giusta delega in atti;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

contro

I.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PARIOLI

160, presso lo studio dell’avvocato CROCCO DOMENICO, rappresentato e

difeso dall’avvocato CARRANO LUIGI, giusta delega in atti;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 265/2006 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 28/03/2006 r.g.n. 450/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/03/2011 dal Consigliere Dott. ANTONIO IANNIELLO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C.I. – avendo intrattenuto per circa venti anni, a partire dal 1986, con la s.p.a. A.T.I. (Azienda Tabacchi Italiani) diversi rapporti a tempo determinato con qualifica di carrellista, inquadrato nella categoria 4/A C.C.N.L. di settore, sulla base di contratti stipulati a norma della L. 18 aprile 1962, n. 230, art. 1, comma 2, lett. a), per attività stagionali legate alla lavorazione della foglia di tabacco (così definite dal D.P.R. 7 ottobre 1963 n. 1525) – aveva promosso azione giudiziaria nei confronti della predetta società per ottenere la dichiarazione di nullità del termine apposto a tali contratti di lavoro, la conversione degli stessi in un unico rapporto a tempo indeterminato e la condanna della società al pagamento delle retribuzioni nei periodi intermedi non lavorati e di quelle conseguenti alla conversione. Aveva altresì chiesto il riconoscimento dall’anno 1988, quando gli erano state attribuite le mansioni di autista nonchè altri compiti di tipo amministrativo e contabile, della superiore qualifica di impiegato di cat. 3B intermedio.

Dopo che il giudice di primo grado aveva convertito il rapporto a tempo indeterminato dal 1 gennaio 1988, con ogni conseguenza di legge (sentenza interpretata dalla Corte territoriale nel senso che tali conseguenze attengono al risarcimento del danno in misura equivalente alle retribuzioni perdute dall’atto di messa in mora del creditore della prestazione), respingendo le ulteriori domande, la Corte d’appello di Napoli, con sentenza pubblicata il 28 marzo 2006, ha respinto in proposito l’appello principale della società nonchè l’appello incidentale dell’ I. diretto ad ottenere il pagamento delle retribuzioni perse negli intervalli non lavorati e il riconoscimento della qualifica superiore, con le conseguenti differenze retributive.

Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione C.I. con atto notificato il 28 marzo 2007, deducendo, con due motivi, rispettivamente, la violazione dell’art. 115 c.p.c., art. 2103 c.c. e art. 10 C.C.N.L. per i dipendenti dalle aziende di lavorazione della foglia di tabacco nonchè il vizio di motivazione della sentenza, relativamente al mancato riconoscimento della qualifica superiore e la violazione dell’art. 115 c.p.c. e art. 2727 c.c., nonchè il vizio di motivazione per non avergli riconosciuto il diritto alle retribuzioni negli intervalli lavorati.

La società intimata Fintecna s.p.a., incorporante nel frattempo la s.p.a. ATI, resiste alle domande con rituale controricorso, proponendo altresì contestuale ricorso incidentale, con un unico motivo, che investe la motivazione della sentenza, ritenuta viziata quanto alla conferma della dichiarazione di nullità dei termini apposti ai contratti di lavoro intercorsi tra le parti dal gennaio 1988.

C.I. resiste al ricorso incidentale con regolare controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 – I due ricorsi, principale e incidentale, avendo ad oggetto la medesima sentenza, vanno riuniti, a norma dell’art. 335 c.p.c..

2 – Il primo motivo del ricorso principale non contiene la formulazione di un quesito di diritto, limitandosi a chiedere “se sia configuratile un vizio di insufficiente motivazione circa l’accertamento delle effettive mansioni svolte dai ricorrente e se lo svolgimento di attività di carattere amministrativo comporti il diritto al riconoscimento della qualifica di intermedio”.

Conseguentemente la censura relativa alla violazione di norme, ivi comprese quelle di cui al C.C.N.L. invocato, anch’esse riconducibili, ratione temporis, nell’ambito di cui all’art. 360 c.p.c., comma 2, n. 3, non può essere presa in considerazione, a norma di quanto disposto dall’art. 366 bis c.p.c..

Quanto alle censure svolte col motivo nei riguardi della motivazione della sentenza, il ricorrente principale si limita a ribadire la propria diversa valutazione in ordine alla riconducibilità delle mansioni svolte nell’ambito della superiore qualifica rivendicata, senza svolgere specifiche censure in ordine alle argomentazioni sulla base delle quali i giudici di merito sono giunti alla decisione di rigetto delle relative domande (salvo lamentare che la Corte territoriale non avrebbe considerato il fatto che dal 1988 egli avrebbe abbandonato le mansioni di carrellista per svolgere compiti amministrativi e di autista, circostanza viceversa presa in esame e valutata in maniera articolata dalla sentenza impugnata).

Il motivo è pertanto inammissibile sotto ambedue i profili di censura dedotti.

Il secondo motivo conclude con la formulazione del seguente quesito:

“se in ipotesi di susseguirsi di contratti di lavoro a tempo determinato, in violazione della L. n. 230 del 1962 … spetti al lavoratore il … trattamento retributivo per i periodi non lavorati anche in assenza di una formale messa in mora del datore di lavoro in considerazione della intera durata dello svolgimento del rapporto”.

La risposta a tale quesito è negativa, come già affermato dai giudici di merito, alla luce della costante giurisprudenza di questa Corte (c/r., per tutte, recentemente, Cass. sentt. nn. 12011/09, 6010/09, 7979/08, 8903/07 e 20858/05, in ordine alla necessità nella fattispecie considerata di porre a disposizione del datore di lavoro la prestazione, a decorrere dalla quale data è poi dovuto il risarcimento danni in misura normalmente equivalente alle retribuzioni da allora perdute), dal cui orientamento non vi è ragione di discostarsi in questa sede, alla luce delle scarne, generiche deduzioni del ricorrente e comunque nel rispetto della funzione di nomofilachia esercitata da questa Corte di legittimità.

Concludendo il ricorso principale va respinto.

3 – Anche il ricorso incidentale è manifestamente infondato.

La dichiarazione di nullità dei termini apposti ai contratti di lavoro a partire dal 1 gennaio 1988 fonda sulla valutazione della Corte territoriale secondo la quale, a partire dalla assegnazione all’ I. da tale data delle mansioni di autista di autovettura, di disbrigo di adempimenti presso le banche e gli uffici postali nonchè di portierato, era venuto meno il collegamento di esse con la stagionalità che giustificava l’apposizione del termine, non essendo stato provato dalla società, cui incombeva il relativo onere, che tali compiti fossero accessori rispetto a quelli stagionali e non fossero invece riconducibili a quel “nucleo, seppure minimo di attività espletate per l’intero arco dell’anno”, come ritenuto dalla sentenza impugnata.

In proposito, la società si limita a denunciare di illogicità e contraddittorietà tale valutazione; riferendola anzitutto ai compiti di carrellista, ma senza contestare l’accertamento della Corte territoriale relativamente alla prevalenza degli altri compiti assegnati al ricorrente principale successivamente al 1987 e deducendo apoditticamente la natura complementare di queste rispetto alle attività stagionali di lavorazione delle foglie di tabacco svolte dalla società, come se si trattasse della deduzione da un fatto notorio, viceversa non ricorrente nella specie, in assenza di specificazioni in ordine alla concreta organizzazione produttiva della società e comunque in base a rilievo dato dalla sentenza al contenuto di alcune delle nuove mansioni ed al fatto che esse erano in precedenza svolte da un dipendente a tempo indeterminato, andato in pensione.

Concludendo, ambedue i ricorsi vanno respinti, con conseguente integrale compensazione tra le parti delle spese di questo giudizio di cassazione.

PQM

La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta, compensando integralmente tra le parti le spese di questo giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 22 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA