Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9033 del 31/03/2021

Cassazione civile sez. I, 31/03/2021, (ud. 25/11/2020, dep. 31/03/2021), n.9033

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. ANDRONIO Alessandro Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

O.H., nato in (OMISSIS), rappresentato e difeso dagli avv.ti

Tiziana Aresi e Massimo Carlo Seregni ed elettivamente domiciliato

presso il loro studio in Milano, via Lorenteggio 24;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno ((OMISSIS)), rappresentato e difeso ex lege

dall’Avvocatura generale dello Stato e domiciliato nei suoi uffici

di Roma, via dei Portoghesi 12;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Milano, depositata il

11/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/11/2020 dal Consigliere ANDRONIO Alessandro M..

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte d’appello di Milano ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Milano, con cui era stato rigettato il ricorso proposto dall’interessato avverso il provvedimento di diniego della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.

2. Avverso la sentenza l’interessato ha proposto ricorso per cassazione, deducendo: 1) la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., sul rilievo che non sarebbero state valutate le prove documentali prodotte, consistenti in denunce da lui presentate all’autorità di polizia; 2) la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, per l’omessa valutazione della credibilità del ricorrente; 3) la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, sul rilievo che il giudice non avrebbe proceduto all’istruttoria di ufficio sulla situazione della Nigeria, paese di provenienza.

3. L’amministrazione intimata non sì è costituita.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso è inammissibile, perchè è basato su doglianze del tutto generiche, non essendo le stesse parametrate nè alla motivazione del provvedimento impugnato, che non viene presa in considerazione neanche a fini di critica, nè alla concreta situazione del soggetto richiedente, che non viene specificata.

1.1. Quanto al primo motivo di censura, deve rilevarsi che la difesa non evidenzia, neanche in via di mera prospettazione, la rilevanza della documentazione che non sarebbe stata esaminata dal giudice di merito, nè ne riporta, anche solo per sommi capì, il contenuto, limitandosi a ribadire l’originaria prospettazione secondo cui il ricorrente era emigrato perchè minacciato da una società segreta alla quale non aveva aderito ed aveva denunciato alla polizia ai fatti senza riscontro.

1.2. In relazione alla credibilità dell’interessato, oggetto del secondo motivo di censura, è sufficiente qui richiamare la motivazione del provvedimento impugnato, dalla quale emerge la genericità delle vicende da lui narrate e la mancanza di una compiuta prospettazione sugli approfondimenti istruttori che il giudice avrebbe dovuto effettuare in relazione alle stesse.

1.3. Quanto al terzo motivo, deve rilevarsi che, in ogni caso, la sentenza impugnata contiene adeguati riferimenti alle fonti ufficiali e indipendenti, non confutati dal ricorrente, da cui emerge che l’area di provenienza non è caratterizzata da una situazione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto interno o internazionale, non contenibile dagli apparati dello Stato, da qui cui possa farsi derivare una minaccia grave individuale alla vita o alla persona del richiedente in caso di rientro (non ricorrono, pertanto, le condizioni per il riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c). Più in generale, la situazione concreta è stata compiutamente valutata dalla Corte d’appello, che ha ben evidenziato come le circostanze riportate dal ricorrente, non siano riferibili ad una persecuzione.

2. Il ricorso deve essere, dunque, dichiarato inammissibile. Nulla è dovuto per le spese dal ricorrente soccombente, non essendosi costituita la controparte.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 25 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 2021

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