Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9016 del 06/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 21/02/2017, dep.06/04/2017),  n. 9016

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6206-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

P.O., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALBERICO II

4, presso lo studio dell’avvocato STEFANO PALMIERI, rappresentata e

difesa dall’avvocato LUIGI GIANFELICE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4382/22/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 27/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/02/2017 dal Consigliere Dott. MAURO MOCCI.

Fatto

RILEVATO

che la Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c. delibera di procedere con motivazione sintetica;

che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio che aveva accolto solo parzialmente il suo appello contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Rieti. Quest’ultima aveva accolto l’impugnazione di P.O. avverso l’avviso di accertamento, relativo ad IRPEF, IRAP ed IVA per l’anno 2006;

che, nella decisione impugnata, la CTR ha affermato che la ricostruzione della documentazione mancante da parte della contribuente sarebbe stata soltanto parziale, difettando l’esibizione delle fatture per Euro 9.283,28.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato a due motivi;

che, col primo, si denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, comma 5 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3: la CTR avrebbe erroneamente ritenuto pienamente utilizzabili gli atti non prodotti nella fase precontenziosa, ritenendo non colpevole lo smarrimento, invece ascrivibile a colpa, perchè indice di carenza organizzativa nella conservazione delle scritture contabili. La contribuente si sarebbe limitata ad una dichiarazione verbale di smarrimento delle fatture non prodotte;

che, col secondo, si assume l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione fra le parti, ex art. 360 c.p.c., n. 5: la sentenza impugnata avrebbe omesso di trattare il profilo della carenza della documentazione riferibile al valore delle rimanenze, che non avrebbe potuto legittimarne il recupero a tassazione. Non sarebbe stato esaminato neppure il motivo di contestazione riguardante il capo della condanna alle spese;

che l’intimata si è costituita con controricorso;

che il primo motivo è infondato;

che, in tema di accertamento tributario, il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 5, secondo cui la dichiarazione resa dal contribuente nel corso di un accesso di non possedere i libri, i registri, le scritture e i documenti richiestigli, ne preclude la valutazione a suo favore in sede amministrativa o contenziosa, trova applicazione solo ove si traduca in un sostanziale rifiuto di esibizione da parte del contribuente, non invece ove si fondi sull’effettiva indisponibilità della documentazione per colpa, caso fortuito o forza maggiore, incombendo la prova dei presupposti di fatto per l’applicazione della norma sull’Amministrazione finanziaria (Sez. 5, n. 16960 del 11/08/2016; Sez. 5, n. 24503 del 02/12/2015);

che, nella specie, premessa l’esclusione di ogni volontà dolosa, diretta ad impedire l’ispezione documentale, da parte della contribuente, la CTR ha compiuto una valutazione di fatto circa la possibilità della P. di produrre le fatture – indisponibili al momento dell’invito – non sindacabile in sede di legittimità;

che il secondo motivo è invece fondato;

che in effetti la CTR non ha minimamente preso in considerazione il profilo della carenza della documentazione riferibile al valore delle rimanenze, di cui pure aveva trattato nella parte narrativa della sua decisione, che è evidentemente rilevante rispetto agli elementi riguardanti l’avviso di accertamento;

che deve in definitiva procedersi alla cassazione della sentenza con rinvio alla CTR del Lazio, in diversa composizione, affinchè proceda all’esame di cui sopra, anche per le spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte rigetta il primo motivo, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 21 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 aprile 2017

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