Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9001 del 06/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017),  n. 9001

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27501-2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante in proprio e quale

procuratore speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

I.N.P.S. (S.C.C.I.) S.p.A. – C.F. (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede

dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati CARLA D’ALOISIO, ANTONINO

SGROI, LELIO MARITATO ed EMANUELE DE ROSE, in virtù di procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GIUSEPPE AVEZZANA 1, presso lo studio dell’avvocato ORNELLA

MANFREDINI, rappresentata e difesa dall’avvocato TIZIANA IOVENE, in

virtù di procura speciale a margine del controricorso

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA CENTRO S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 150/2014 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositata

il 06/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/03/2017 dal Consigliere Dott. ROSA ARIENZO.

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza emessa in data 6.2.2014, il Tribunale di Firenze dichiarava l’insussistenza in capo all’attuale controricorrente dei requisiti per l’iscrizione nella Gestione Speciale Commercianti, avendo accertato che la “Sasso Orlando s.a.s.”, di cui P.M. era socia accomandataria, si era limitata a gestire attività di locazione di uno degli immobili di sua proprietà, l’altro essendo risultato non locato, senza che l’accomandataria avesse espletato alcuna attività lavorativa in detta società, tanto meno in modo abituale e prevalente, come comprovato dalla modesta entità dei redditi da partecipazione sociale;

che la Corte di appello di Firenze, adita in sede di gravame dall’INPS, dichiarava inammissibile l’appello ai sensi degli artt. 348 bis e 348 ter c.p.c;

che di tale decisione l’INPS, in proprio e quale mandatario della SCCI s.p.a., chiede la cassazione, affidando l’impugnazione ad unico motivo, cui ha opposto difese la P., con controricorso, mentre Equitalia Centro spa è rimasta intimata;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

1. che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata;

2. che viene dedotta violazione e/o falsa applicazione della L. n. 613 del 1996, art. 1, della L. n. 1397 del 1960, art. 1 così come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203 e ss. della stessa L. n. 1397 del 1960, art. 2 e degli artt. 2313, 2318 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendosi: che, contrariamente a quanto sostenuto nella impugnata sentenza, assumendosi, al contrario di quanto sostenuto nella sentenza impugnata, che la società possedeva carattere commerciale, così come si evinceva dalla visura camerale della società, della quale la P. era socia accomandataria, e che quest’ultima aveva solo allegato, senza darne prova, circostanze idonee ad escludere la presunzione di svolgimento di attività imprenditoriale da parte di società non costituita come società semplice;

3. che ritiene il Collegio che il ricorso debba essere rigettato;

3.1. che, infatti, presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla gestione commercianti è che sia provato, in conformità a quanto previsto dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1 comma 203, che ha sostituito la L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, comma 1 (requisiti previsti per ritenere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali), lo svolgimento di un’attività commerciale che, nella specie, risulta essere stato escluso con un accertamento in fatto da parte della Corte del merito supportato da una motivazione adeguata ed immune dai denunciati vizi;

che nella specie è stato, infatti, rilevato che la S.a.s., di cui la P. era socia accomandataria, non svolgeva alcuna attività diversa da quella destinata al mero godimento di immobili di sua proprietà e non svolgeva un’attività commerciale estrinsecantesi nella prestazione di servizi quale l’attività di intermediazione immobiliare (Cass. n.. 3145 dell’il febbraio 2013) e che è evidente che, dovendosi considerare lo svolgimento in concreto di un’attività commerciale, non rileva il contenuto dell’oggetto sociale;

che questa Corte – con riferimento alle società in accomandita semplice – ha affermato il principio (Cass. n. 3835 del 26 febbraio 2016) secondo cui ai sensi della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato della L. n. 160 del 1975, l’art. 29 e dfella L. n. 45 del 1986, art. 3 in tali società la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui ricorrenza deve essere provata dall’istituto, prova che, nel caso in esame, secondo i giudici di merito non è stata fornita, essendo emerso che la società in accomandita semplice di cui la P. era socia accomandataria non svolgeva alcuna attività diretta all’acquisto ed alla gestione di beni immobili;

che la decisione è il linea con il principio già espresso da questa Corte secondo cui la società di persone che svolga una attività destinata alla locazione di immobili di sua proprietà e si limiti a percepire i relativi canoni di locazione non svolge un’attività commerciale ai fini previdenziali a meno che detta attività non si inserisca in una più ampia di prestazione di servizi quale l’attività di intermediazione immobiliare (Cass. n. 3145 dell’11 febbraio 2013);

che, da ultimo, l’orientamento espresso ha ricevuto l’avallo di ulteriore pronuncia di questa Corte che ha confermato i principi enunciati (cfr. Cass. 6.9.2016 n 17643);

4. che, pertanto, in conformità alla proposta del relatore il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5, tenuto conto dell’unica memoria depositata, di contenuto adesivo alla prima;

5. che, quanto alle spese del giudizio – che vanno liquidate in favore della sola parte costituita -, le stesse seguono la soccombenza del ricorrente e si determinano nella misura di cui al dispositivo;

che sussistono le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, nei confronti della parte costituita, delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 1500,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonchè al rimborso delle spese generali in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R..

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 7 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 aprile 2017

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