Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8999 del 19/04/2011

Cassazione civile sez. lav., 19/04/2011, (ud. 23/02/2011, dep. 19/04/2011), n.8999

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – rel. Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.A.G. (OMISSIS), G.P.

(OMISSIS) che agiscono in qualita’ di genitori esercenti la

potesta’ genitoriale sul figlio minore C.U.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA INNOCENZO XI n. 8, presso lo

studio dell’avvocato GALATI ALBERTO, rappresentati e difesi

dall’avvocato VAITI VINCENZO, giusta procura speciale a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA

CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati PULLI

CLEMENTINA, NICOLA VALENTE, ALESSANDRO RICCIO, giusta procura

speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 168/2009 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 5.2.09, depositata il 05/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/02/2011 dal Consigliere Relatore Dott. SAVERIO TOFFOLI;

udito per il controricorrente l’Avvocato Antonino Sgroi (per delega

avv. Clementina Pulli) che si riporta agli scritti;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. DESTRO Carlo

che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

MOTIVI

La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. a seguito di relazione ex art. 380-bis.

La Corte d’appello di Catanzaro, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda di C.U., minore rappresentato in giudizio dai genitori, a percepire l’indennita’ di frequenza con decorrenza dall’aprile del 2003, epoca dell’inizio del trattamento riabilitativo, invece che dal novembre 2003, decorrenza riconosciuta in via amministrativa con riferimento alla data di presentazione della domanda.

Per conto del soggetto assistito e’ stato proposto ricorso per cassazione. L’Inps resiste con controricorso.

Il ricorso e’ qualificabile come inammissibile a norma dell’art. 366 bis c.p.c., nella specie applicabile ratione temporis, la cui prima parte richiede che, nelle ipotesi di ricorso di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, l’illustrazione di ciascun motivo si concluda a pena di ammissibilita’ con la formulazione di un quesito di diritto, e la cui seconda parte richiede che, nel caso previsto dall’art. 360, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo contenga, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione (per la necessita’ di una specifica formulazione conclusiva e sintetica ai fini della chiara indicazione di tali elementi, analoga a quella relativa al quesito di diritto, cfr. Cass. S.U. n. 20603/2007, 16528/2008; Cass. n. 8897/2008).

Nella specie, in effetti, il primo motivo di ricorso deduce censure di violazione di norme di diritto in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3 e non presenta il conclusivo quesito di diritto. Il secondo motivo, poi, ugualmente sprovvisto di quesito di diritto, pur deducendo in rubrica il vizio di difetto di motivazione, in sostanza rappresenta uno sviluppo del primo motivo, contenendo rilievi circa errori di motivazione della sentenza impugnata sulla medesima questione di diritto.

Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile.

Le spese del giudizio vengono regolate in base al criterio della soccombenza (art. 91 c.p.c.), tenuto presente, in relazione al vigente tenore dell’art. 152 disp. att. c.p.c., che il giudizio e’ stato instaurato in primo grado nel dicembre 2003, e quindi nella vigenza della nuova disciplina, e considerato che mancano attestazioni sui redditi della parte.

P.Q.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare all’Inps le spese del giudizio determinate in Euro 20,00 per esborsi ed Euro 300,00 per onorari, oltre accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, il 23 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 aprile 2011

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