Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8997 del 06/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 06/04/2017, (ud. 07/03/2017, dep.06/04/2017),  n. 8997

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – rel. Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24326-2015 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO

38, presso lo studio dell’avvocato ELENA ALLOCCA, rappresentato e

difeso dall’avvocato ALESSANDRA ZAMBONELLI, giusta procura speciale

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

G.V., personalmente ed in qualità di legale

rappresentante e socio illimitatamente responsabile della società

Alpigame S.n.c. di G.V., elettivamente domiciliato in

ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARCO FERRETTI, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 22/2015 della CORTE D’APPELLO DI TRENTO –

SEZIONE DISTACCATA DI BOLZANO, depositata il 24/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/03/2017 dal Consigliere Dott. ROSA ARIENZO.

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza del 24.4.2015, la Corte di appello di Trento – sez distaccata di Bolzano – rigettava il gravame proposto da S.A. e confermava per l’effetto la decisione di primo grado – con la quale era stata respinta la domanda del predetto intesa al riconoscimento del diritto alla retribuzione per la prestazione professionale svolta per G.V. – ritenendo l’intervenuta prescrizione del diritto azionato;

che la Corte rilevava che non si era verificata alcuna interruzione della prescrizione del credito retributivo – maturata per effetto del decorso di cinque anni dalla cessazione del rapporto – con riguardo all’efficacia in tal senso attribuibile ad antecedente citazione davanti al Tribunale di Bologna (con nuova decorrenza della prescrizione dalla data di irrevocabilità della sentenza emessa all’esito del giudizio preveniente), in quanto diversi erano il petitum e la causa petendi dei due giudizi, per attenere il primo alla pretesa ad una quota del valore dell’azienda venduta, in relazione a dedotto rapporto associativo intercorso tra le parti, ed il secondo ad un rapporto di scambio, riconducibile alla prestazione di attività lavorativa in favore del G., il cui petitum era rappresentato dal pagamento della retribuzione, per quanto di ragione sotto forma di provvigioni, quale aggiunta in misura del 10% alla retribuzione tabellare (dedotte mansioni di collaboratore esterno);

che, ad abundantiam, era argomentato in merito all’inidoneità ed insufficienza degli offerti mezzi probatori a suffragio della dedotta sussistenza di rapporto di lavoro subordinato;

che di tale decisione il S. chiede la cassazione, affidando l’impugnazione ad unico motivo, cui ha opposto difese il G., con controricorso;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata;

che viene dedotta, con il primo motivo, errata applicazione dell’art. 2943 c.c., art. 2948 c.c., n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, sul rilievo che proprio l’esito del giudizio dinanzi al Tribunale di Bologna, che aveva accertato la sussistenza di un diverso rapporto tra le parti, inducendo il S. ad intraprendere un ulteriore giudizio avente in comune con il precedente i medesimi fatti sostanziali, ovvero i rapporti intercorsi tra gli stessi soggetti, rendeva evidente che il termine prescrizionale per il credito retributivo vantato nel secondo giudizio era stato interrotto dall’introduzione della causa preveniente ed anche dalla pronuncia del 2011 che aveva qualificato un diverso rapporto giuridico tra le parti in causa, a ciò dovendo conseguire l’accertamento della tempestività della proposizione della domanda intesa al riconoscimento delle pretese retributive, per non essere decorso il termine quinquennale dal passaggio in giudicato della sentenza resa all’esito del primo dei giudizi;

che, con il secondo motivo, si assume omesso esame circa un fatto decisivo della controversi ex art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione al mancato svolgimento dell’attività istruttoria, negata dal giudice del merito per la ritenuta inammissibilità dei mezzi di prova articolati;

che ritiene il Collegio che il ricorso debba essere rigettato;

che è sufficiente richiamare consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità, alla cui stregua la proposizione della domanda giudiziale ha efficacia interruttiva della prescrizione, che si protrae fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, ai sensi dell’art. 2945 c.c., con riguardo a tutti i diritti che si ricolleghino con stretto nesso di causalità a quel rapporto, senza che occorra che il loro titolare proponga, nello stesso o in altro giudizio, una specifica domanda diretta a farli valere, ed anche quando tale domanda non sia proponibile nel giudizio pendente, ove l’apprezzamento della consequenzialità logico-giuridica del diritto stipite, ai fini dell’individuazione del rapporto logico-giuridico tra diritti, è rimesso al giudice di merito;

che nello stesso senso è stato ribadito che l’azione proposta da uno dei soggetti del rapporto giuridico che abbia “ad oggetto la sussistenza o meno degli elementi costitutivi del rapporto stesso”, ha efficacia interruttiva della prescrizione “con riguardo a tutti i diritti che si ricolleghino con stretto nesso di causalità a quel rapporto, senza che il loro titolare proponga, nello stesso o in altro giudizio, una specifica domanda diretta a farli valere”. (cfr. Cass. 4.9.2007 n. 18570 e, tra le altre, Cass. 12.5.2014 n. 10250, Cass. 15.7.2011 n. 15669, Cass. 27.1.2010 n. 1707, Cass. 30.4.2008 n. 10966, Cass. 2.7.2003 n. 10409; Cass. 4..2.1997 n. 1049);

che nella specie nel giudizio innanzi al Tribunale di Bologna era stata dedotta l’esistenza di un rapporto associativo di fatto che avrebbe dato titolo alla pretesa ad ottenere l’equivalente di una quota del valore dell’azienda trasferita ad altri, laddove nella presente controversia era rivendicato il diritto al pagamento di compensi retributivi per la prestazione professionale svolta quale operatore di vendita per conto del G., socio illimitatamente responsabile della società Alpigame snc;

che è pertanto evidente che la prescrizione dei diritti azionati nel secondo giudizio non potesse subire interruzione per effetto delle vicende processuali del primo procedimento, essendo le due azioni -come correttamente rilevato dal giudice del gravame, in linea con la richiamata giurisprudenza di legittimità – in relazione di reciproca non fungibilità e connesse a matrici fattuali differenti, nonchè finalizzate alla rivendicazione di diritti eterodeterminati per la cui identificazione occorreva avere riguardo a fatti costitutivi affatto divergenti sul piano genetico e funzionale;

che a ciò consegue l’assorbimento del secondo motivo;

che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5;

che le spese del presente giudizio vanno regolate come da dispositivo;

che sussistono le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 4000,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge, nonchè al rimborso delle spese forfetarie in misura del 15 %.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R..

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 7 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 aprile 2017

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