Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8977 del 19/04/2011

Cassazione civile sez. III, 19/04/2011, (ud. 02/03/2011, dep. 19/04/2011), n.8977

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. FILADORO Camillo – Consigliere –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 6527-2009 proposto da:

ALTOPASCIO 2 S.R.L. (OMISSIS) in persona del suo legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

LUNGOTEVERE DEI MELLINI 10, presso lo studio dell’avvocato CASTELLANI

FILIPPO, rappresentata e difesa dall’avvocato EROLI ERULO giusta

delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

L.R.R. (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 2240/2008 della CORTE D’APPELLO di MILANO, 4^

SEZIONE CIVILE, emessa il 24/6/2008, depositata il 22/07/2008, R.G.N.

2761/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/03/2011 dal Consigliere Dott. ROBERTA VIVALDI;

udito l’Avvocato ENRICO ZICAVO per delega dell’Avvocato ERULO EROLI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio che ha concluso per l’inammissibilità.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La società Altopascio 2 srl conveniva, davanti al tribunale di Milano, L.R.R. chiedendone, ai sensi dell’art. 2033 c.c. la condanna alla restituzione della somma alla stessa versata quale corrispettivo del contratto di cessione di azienda concluso il 19.1.1996.

Il tribunale, con sentenza in data 11.8.2004, nella contumacia della convenuta, accoglieva la domanda nei limiti di un più contenuto importo – per il quale riteneva raggiunta la prova – rispetto a quello preteso.

La Corte d’Appello, investita dell’impugnazione principale di L.R.R. ed incidentale della società Altopascio 2 srl, con sentenza del 22.7.2008, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava inammissibili per formazione del giudicato esterno – le domande proposte dalla società, rigettando l’appello incidentale da quest’ ultima proposto.

Ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi la società Altopascio 2 srl.

L’intimata non ha svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dei principi regolanti l’istituzione della risoluzione contrattuale per inadempimento di cui all’art. 1453 c.c. con quelli di cui all’art. 2033 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

Con il secondo motivo denuncia la violazione dell’art. 2909 c.c. e dell’art. 324 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3) e 5).

I motivi per l’intima connessione delle censure con gli stessi proposte vanno esaminati congiuntamente.

la ricorrente, con gli stessi, denuncia l’erroneità della sentenza impugnata che ha dichiarato inammissibili le domande dalla stessa proposte, per la formazione di un giudicato esterno rappresentato dalla sentenza n. 1803/00 del 21.2.2000 emessa dal tribunale di Milano e passata in giudicato “a conclusione di un precedente giudizio svoltosi tra le stesse parti e sul medesimo rapporto, divenuta definitiva in difetto di impugnazione”.

Così si legge nella sentenza della Corte di merito.

Quindi, le censure in questa sede avanzate attengono, in primo luogo, alla sussistenza o meno del giudicato riconosciuto dalla Corte di merito.

Ora, l’interpretazione di un giudicato esterno può essere effettuata anche direttamente dalla Corte di Cassazione con cognizione piena, sempre, però, nei limiti in cui il giudicato sia riprodotto nel ricorso per cassazione, in forza del principio di autosufficienza di questo mezzo di impugnazione.

Infatti, se è vero che la sentenza passata in giudicato costituisce la ed. legge del caso concreto, è anche vero che, al contrario degli atti normativi resi pubblici con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, atti che il giudice è tenuto a ricercare di ufficio – in applicazione del noto brocardo iura novit curia – il giudicato esterno deve essere prodotto dalla parte che intenda avvalersene e, qualora l’interpretazione che ne ha dato il giudice di merito sia ritenuta scorretta, il ricorso per cassazione deve riportare il testo del giudicato che assume male interpretato, motivazione e dispositivo, atteso che il solo dispositivo può non essere sufficiente alla comprensione del comando giudiziale” (Cass. 30.4.2010 n. 10537; cass. 13.3.2009 n. 6184; cass. 13.12.2006 n. 26627).

La ricorrente, nel caso in esame si è limitata, invece, a dare atto del giudizio promosso dalla stessa attuale ricorrente nei confronti della L.R. per la declaratoria di risoluzione per inadempimento del contratto di cessione di azienda, prospettando anche la nullità dello stesso per mancanza di oggetto; giudizio che ha visto il rigetto della domanda, con sentenza passata in giudicato per mancata impugnazione.

Inoltre, sul presupposto della diversità delle azioni proposte – nel giudizio precedente, quella sopra riportata, e nell’attuale quella di indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. – la ricorrente contesta la sussistenza del giudicato esterno riconosciuto dalla Corte di merito, ma non riproduce in ricorso neppure parte della sentenza del tribunale di Milano n. 1803/00 del 21.2.2000; sentenza che non è nemmeno prodotta con i documenti allegati allo stesso.

La semplice indicazione del rigetto della domanda, unitamente alle considerazioni formulate dalla Corte di merito in ordine alla ricorrenza dei medesimi fatti posti a fondamento della richiesta declaratoria di risoluzione per inadempimento o la nullità del contratto per mancanza dell’oggetto, ovvero il prospettato indebito oggettivo, in mancanza della motivazione della sentenza stessa, non sono sufficienti a consentire, in questa sede, di interpretare il giudicato, la cui esistenza è censurata dalla attuale ricorrente.

Conclusivamente, il ricorso è rigettato.

Nessun provvedimento deve essere adottato in ordine alle spese, non avendo l’intimata svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della terza sezione civile della Corte di cassazione, il 2 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 aprile 2011

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