Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8971 del 31/03/2021

Cassazione civile sez. III, 31/03/2021, (ud. 28/09/2020, dep. 31/03/2021), n.8971

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24277-2018 proposto da:

REGIONE ABRUZZO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

G.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LUIGI LUCIANI

1, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO CARLEO, rappresentato e

difeso dall’avvocato CLAUDIO VERINI;

AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DELL’AQUILA, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DI RIPETTA 22, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO

CATALDI, rappresentato e difeso dagli avvocati FRANCESCA TEMPESTA,

PIERFRANCO DE NICOLA;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 157/2018 del TRIBUNALE di L’AQUILA, depositata

il 28/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/09/2020 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO ALBERTO;

uditi l’Avvocato dello Stato Giorgio SANTINI, per la ricorrente,

l’Avvocato Claudio CATALDI, – in delega – per la controricorrente

AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DELL’AQUILA, e l’Avvocato Massimo

DELLAGO, – in delega – per il controricorrente G..

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 28/2/2018 il Tribunale di L’Aquila ha respinto il gravame interposto dalla Regione Abruzzo in relazione alla sentenza G. di P. L’Aquila 31/8/2016, di accoglimento della domanda nei suoi confronti proposta dal sig. G.P. di risarcimento dei danni subiti in conseguenza della collisione del proprio autoveicolo Fiat Panda con un cinghiale avvenuta il (OMISSIS) mentre percorreva la S.S. (OMISSIS).

Avverso la suindicata pronunzia del giudice dell’appello la Regione Abruzzo propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo, illustrato da memoria.

Resistono con separati controricorsi lo G. e l’Amministrazione Provinciale di L’Aquila.

Con conclusioni scritte del 22/9/2020 il P.G. presso questa Corte ha chiesto il rigetto del ricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico motivo la ricorrente denunzia “violazione e falsa applicazione” dell’art. 2043 c.c., L. n. 157 del 1992, artt. 1 e 9 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il ricorso è sotto plurimi profili inammissibile.

Va anzitutto osservato che esso risulta redatto in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che la ricorrente fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, all'”atto di citazione ritualmente notificato”, alla sentenza del giudice di prime cure, all’atto di appello) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte Suprema di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (v. Cass., Sez. Un., 27/12/2019, n. 34469; Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

A tale stregua non deduce le formulate censure in modo da renderle chiare ed intellegibili in base alla lettura del ricorso, non ponendo questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il relativo fondamento (v. Cass., 18/4/2006, n. 8932; Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/81/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass., 28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777) sulla base delle deduzioni contenute nel medesimo, alle cui lacune non è possibile sopperire con indagini integrative (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso – apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione (v. Cass., 21/8/1997, n. 7851).

L’accertamento in fatto e la decisione dalla corte di merito adottata e nell’impugnata decisione rimangono pertanto dall’odierna ricorrente non idoneamente censurati.

E’ al riguardo appena il caso di osservare come risponda a principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità che i requisiti di formazione del ricorso per cassazione ex art. 366 c.p.c. vanno indefettibilmente osservati, a pena di inammissibilità del medesimo.

Essi rilevano infatti ai fini della giuridica esistenza e conseguente ammissibilità del ricorso, assumendo pregiudiziale e prodromica rilevanza ai fini del vaglio della relativa fondatezza nel merito, che in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso (cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 5 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221).

Deve sotto altro profilo porsi in rilievo che, a fronte della responsabilità dell’odierna ricorrente nella specie dai giudici di merito ritenuta sussistente ai sensi dell’art. 2043 c.c. (“E’ da riconoscere… la responsabilità del suddetto ente territoriale (ex art. 2043 c.c.) per i danni causati dalla fauna selvatica alla circolazione dei veicoli”), nel porre espressamente in rilievo che la “giurisprudenza di legittimità riconosce la responsabilità ex art. 2043 c.c. a quell’ente a cui siano stati concretamente affidati (tramite delega) i poteri sul territorio e sulla gestione della fauna in essa insediata”, trovando “la suddetta responsabilità… riconoscimento a condizione che all’ente delegato sia stata conferita autonomia decisionale e operatività sufficiente a consentirgli di svolgere l’attività in modo da poter efficientemente amministrare i rischi di danni a terzi, inerenti all’esercizio dell’attività stessa, e da poter adottare le misure normalmente idonee a prevenire, evitare o limitare tali danni, dei quali deve altrimenti rispondere l’ente delegante”, il giudice dell’appello ha escluso la configurabilità nella specie della responsabilità della Provincia ai sensi del combinato disposto di cui alla L.R. n. 10 del 2004, art. 2, L.R. n. 21 del 2004, art. 48,L.R. n. 10 del 2004, art. 55, L.R. n. 8 del 2005, L.R. n. 33 del 2005 per non avere la medesima “ottenuto dall’ente delegante adeguati poteri e provviste per far fronte a tali situazioni”.

Tale giudice ha viceversa ravvisato la responsabilità dell’odierna ricorrente argomentando dal rilievo che “la colpa dell’amministrazione… è da riconoscere non avendo l’ente regionale esercitato in maniera diligente i propri doveri di controllo e gestione della fauna selvatica”, dalle “prove assunte in primo grado” emergendo “che il tratto di strada in questione è oggetto da tempo di incidenti del genere, in particolare a causa degli animali selvatici (è notorio che nel tratto di strada in questione, in tenimento di Barisciano, sono frequenti gli attraversamenti da parte di vari animali selvatici, ed in particolare cinghiali, tanto che sono anche presenti alcuni segnali appositi, seppure insufficienti)”, sicchè è pertanto “evidente che la Regione, pur avvertita della pericolosità della situazione, nulla ha messo in opera al fine di ridurre il rischio che attraversamenti della carreggiata da parte di animali selvatici, sempre più frequenti, potessero causare incidenti stradali”.

E’ pervenuto quindi a concludere che l'”omissione ai doveri istituzionali è evidente e dimostrata, e la Regione nulla ha provato al fine di dimostrare che tale omissione non sussiste”, essendo d’altro canto “anche evidente il nesso causale tra l’omessa gestione del problema della fauna selvatica, nei termini descritti, e l’incidente stradale verificatosi, visto che i testi sentiti hanno descritto l’incidente stesso, causato dall’improvviso attraversamento di u animale selvatico e la inevitabilità dello stesso”.

Orbene, a fronte del suindicato accertamento del fatto e del riportato argomentare in diritto l’odierna ricorrente si è invero limitata a ribadire, inammissibilmente in termini di mera contrapposizione, la propria tesi difensiva già sottoposta all’attenzione dei giudici di merito e dai medesimi non accolta.

A tale stregua, la detta ratio decidendi dell’impugnata sentenza risulta invero dall’odierna ricorrente quantomeno non idoneamente censurata, con conseguente (ulteriore profilo di) inammissibilità del ricorso.

Inammissibilità che preclude la relativa disamina nel merito.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore di ciascuno dei controricorrenti, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 1.600,00, di cui Euro 1.400,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore del controricorrente G.; in Euro 1.400,00 per onorari, oltre a s.p.a.d., in favore dell’Amministrazione Provinciale di L’Aquila.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 2021

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