Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8954 del 19/04/2011

Cassazione civile sez. II, 19/04/2011, (ud. 02/02/2011, dep. 19/04/2011), n.8954

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

ELENA COSTRUZIONI S.N.C., in persona del suo amministratore pro

tempore I.S., rappresentata e difesa, in forza di

procura speciale in calce al ricorso, dall’Avv. Marasà Francesco,

elettivamente domiciliata in Roma, via Guido Reni, n. 2 (studio

Vianello);

– ricorrente –

contro

C.G.C., rappresentato e difeso, in forza di

procura speciale a margine del controricorso, dall’Avv. Scannizzo

Francesco, elettivamente domiciliato nello studio dell’Avv. Cesare

Berti in Roma, via Gallia, n. 2;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Palermo n. 492 del 18

marzo 2009.

Udita, la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

2 febbraio 2011 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

sentito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. VELARDI Maurizio, che ha concluso: “nulla osserva”.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che il consigliere designato ha depositato, in data 7 dicembre 2010, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.: “Il Tribunale di Termini Imerese, con sentenza n. 353 in data 18 settembre 2006, ha accolto in parte la domanda di Giovanni C.C. nei confronti della s.n.c. Elena Costruzioni, condannando la convenuta al risarcimento del danno da inadempimento del contratto di appalto stipulato inter partes.

La Corte d’appello di Palermo, con sentenza n. 492 depositata il 18 marzo 2009, ha confermato la sentenza del Tribunale, rigettando il gravame principale della società ed il gravame incidentale del C..

Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello la s.n.c. Elena Costruzioni ha proposto ricorso, sulla base di due motivi. Ha resistito, con controricorso, l’intimato.

In via preliminare, è da accogliere l’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata dal controricorrente, per nullità della procura, in quanto conferita da soggetto privo di legittimazione.

La procura speciale risulta infatti rilasciata da I. S., nella asserita qualità di legale rappresentante pro tempore della società, laddove dal certificato rilasciato dalla camera di commercio di Palermo – prodotto dal controricorrente – emerge per tabulas che legale rappresentante della stessa è, unicamente, I.S., socio amministratore della predetta società.

In ogni caso, i due motivi di cui si compone il ricorso sono inammissibili.

Il primo motivo denuncia violazione dell’art. 360 cod. proc. civ.,, comma 1, n. 4, in relazione all’art. 112 cod. proc. civ., ma è privo di idoneo quesito di diritto, prescritto dall’art. 366 bis cod. proc. civ., ratione temporis applicabile.

La sintesi finale del motivo (“Si chiede, pertanto, che la Ecc.ma Suprema Corte, verificato che nella sentenza impugnata non vi è alcuna statuizione sull’eccezione della Elena Costruzioni s.n.c., dichiari la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 112 cod. proc. civ.”) è assolutamente generica, non indicando neppure quale sia l’eccezione su cui la Corte di merito non si sarebbe pronunciata.

Quanto al secondo mezzo (violazione dell’art. 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5, in relazione agli artt. 112, 115 e 116 cod. proc. civ.), esso è privo di autosufficienza, perchè non precisa in quale atto del giudizio di merito risulti la circostanza dell’avvenuto rilascio di concessione edificatoria successivamente alla consegna.

Sussistono, pertanto, le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio”.

Considerato che il Collegio condivide argomenti e proposte contenuti nella relazione di cui sopra, alla quale non sono stati mossi rilievi critici;

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara, inammissibile il ricorso e condanna, la ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dal controricorrente, liquidate in complessivi Euro 2.700, di cui Euro 2.500 per onorari, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 2 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 aprile 2011

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