Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8953 del 14/05/2020

Cassazione civile sez. lav., 14/05/2020, (ud. 16/01/2020, dep. 14/05/2020), n.8953

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TORRICE Amelia – Presidente –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2109-2015 proposto da:

D.V.L., F.M., C.L., D.F.P.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ALBALONGA 7, presso lo studio

dell’avvocato CLEMENTINO PALMIERO, rappresentati e difesi

dall’avvocato GIOVANNI DE NOTARIIS;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA CESARE BECCARIA 29 presso lo

studio dell’avvocato PAOLA MASSAFRA, che rappresenta e difende;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 139/2014 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,

depositata il 16/05/2014 R.G.N. 241/2010.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza in data 16 maggio- 11 luglio 2014 n. 139 la Corte d’appello di CAMPOBASSO confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto la opposizione proposta dall’INPDAP (al quale succedeva l’INPS) avverso il precetto notificato da D.V.L., F.M., C.L. e D.F.P., già dipendenti dell’INPDAP, per il pagamento degli accessori dovuti in forza della sentenza del Tribunale di Campobasso n. 531/2000, che aveva riconosciuto il credito dei lavoratori per il ricalcolo della indennità premio di servizio (in prosieguo: IPS) con la inclusione del premio incentivante la produttività.

2. La Corte territoriale aderiva alla ricostruzione del Tribunale secondo cui i lavoratori, con la transazione novativa di cui alla Det. dirigenziale n. 18 del 2001, avevano rinunciato al pagamento della rivalutazione monetaria riconosciuta dalla sentenza n. 531/2000.

3. In origine I’INPDAP aveva proposto la transazione in riferimento ad altro giudizio intercorrente tra le stesse parti, definito in primo grado dal TAR (sentenza n. 41/1997), relativo al pagamento degli interessi e della rivalutazione per il ritardo nella originaria liquidazione della IPS.

4. Tuttavia gli stessi lavoratori avevano dato disponibilità all’accordo purchè venisse definita congiuntamente la causa per il ricalcolo della IPS, nel senso della rinuncia dell’INPDAP all’appello avverso la suddetta sentenza 531/2000 e della loro rinuncia alla rivalutazione.

5. Accertato che i lavoratori avevano rinunciato con la transazione alla rivalutazione monetaria di cui alla sentenza n. 531/2000 e che il precetto riguardava quel pagamento, la opposizione risultava fondata.

6. Non senza rilevare che l’appello si risolveva in una differente lettura degli atti non supportata dalla specificazione degli errori di giudizio del Tribunale.

7. Peraltro era stata disposta ctu contabile per verificare se il precetto fosse conforme all’accordo transattivo; dalla consulenza era emerso che sulla base delle due possibili ipotesi di calcolo alternative vi erano differenze a credito dei lavoratori.

8. Non era materia di causa, tuttavia, la verifica del conteggio, per la inammissibilità di ogni domanda proposta nel grado di appello (tanto più che gli accertamenti contabili erano stati disposti anche nell’ottica di una composizione bonaria, senza sortire effetto); le conclusioni formulate nell’appello erano nuove rispetto alla costituzione svolta nel primo grado, in cui si chiedeva soltanto il rigetto della opposizione, senza svolgere alcuna domanda di pagamento diversa da quella inclusa nel precetto. Sul punto l’appello era inammissibile.

9. Hanno proposto ricorso per la cassazione della sentenza D.V.L., F.M., C.L. e D.F.P., articolato in sei motivi di censura; l’INPS ha depositato procura alle liti.

10. I ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo i ricorrenti hanno dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione degli artt. 1362 c.c. e ss. nonchè degli artt. 1353 c.c. e ss..

2. Hanno esposto di avere specificato nell’atto di appello le ragioni della erronea interpretazione da parte del Tribunale della transazione conclusa tra le parti. La proposta di transazione aveva ad oggetto un giudizio diverso (la causa per il ritardo nell’originario pagamento della IPS); la volontà da essi espressa era di accettare tale proposta a condizione che l’INPDAP provvedesse alla integrale esecuzione della sentenza n. 531/2000 (seconda causa, per il ricalcolo della IPS), pagando gli interessi e la rivalutazione, non ancora corrisposti ed, inoltre, rinunciasse a proporre appello.

3. La mancata proposizione dell’appello avverso detta sentenza da parte dell’INPDAP era dipesa, peraltro, piuttosto che dalla adesione ad una proposta dei dipendenti, da una autonoma determinazione dell’ente, a seguito del parere del proprio difensore.

4. Con il secondo motivo i ricorrenti hanno denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – “violazione e falsa applicazione di legge per motivazione illogica e contraddittoria”, sempre in ragione alla erroneità della interpretazione della loro volontà, che non sarebbe stata quella di rinunciare alla svalutazione monetaria dovuta sul ricalcolo della IPS ma, anzi, di indurre I’INPDAP a completare la esecuzione della sentenza di primo grado – per la quale era stata corrisposta la sola sorte capitale – liquidando anche interessi e svalutazione.

5. I due motivi, da trattare congiuntamente per la stretta connessione, sono inammissibili.

6. Oggetto di impugnazione è la interpretazione dell’accordo transattivo intervenuto tra le parti accolta nella sentenza impugnata, nel senso della rinuncia dei lavoratori alla rivalutazione monetaria richiesta con il precetto.

7. La interpretazione di un atto negoziale per pacifica giurisprudenza di questa Corte costituisce una quaestio facti riservata al giudice del merito, censurabile in questa sede di legittimità sotto il profilo della violazione dei canoni di ermeneutica dei contratti, come i ricorrenti deducono con il primo motivo o del vizio di motivazione.

8. Le censure, correttamente riqualificate, non superano il vaglio di ammissibilità sotto plurimi profili.

9. Le parti ricorrenti non trascrivono gli atti (proposta di transazione dell’INPDAP ed atto di accettazione dei lavoratori) integralmente ma soltanto per stralci incompleti (pagine 5 e 6 del ricorso).

10. Nel primo motivo non si indicano le ragioni della dedotta violazione degli artt. 1362 c.c. e ss. ma si sottopone a questa Corte, in via diretta, una diversa interpretazione dell’atto di accettazione della proposta dell’INPDAP, conforme al proprio interesse.

11. Il secondo motivo non individua un fatto storico decisivo ed oggetto di discussione tra le parti non esaminato nella sentenza impugnata, secondo il paradigma del vigente art. 360 c.p.c., n. 5 ma censura, piuttosto, la motivazione sotto il profilo della illogicità, peraltro in riferimento alla sentenza del Tribunale piuttosto che alla sentenza d’appello impugnata.

12. In sostanza, i due motivi sollecitano questo giudice di legittimità a compiere un’ inammissibile revisione del merito.

13. Con il terzo motivo i ricorrenti hanno dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio ed oggetto di discussione tra le parti.

14. Hanno censurato la sentenza per avere ritenuto che l’INPDAP aveva corrisposto, con i mandati del 26 febbraio 2001, le somme dovute per ricalcolo della IPS e per interessi.

15. Hanno assunto che le somme pagate con i mandati dal 2001 corrispondevano, invece, alla sola sorte dovuta in forza della sentenza 531/2000, senza interessi.

16. Hanno affermato che il precetto aveva ad oggetto il pagamento sia degli interessi che della svalutazione monetaria dovuti in forza della sentenza n. 531/2000, detratta la svalutazione monetaria relativa alla prima causa, che essi dovevano restituire in forza della transazione intervenuta con I’INPDAP.

17. Il motivo è inammissibile.

18. Il giudice dell’appello ha ritenuto che il precetto riguardava il pagamento della rivalutazione, alla quale i lavoratori avevano rinunciato con la transazione (pagina 4 della sentenza impugnata, terzo capoverso: “Una volta acclarato per tabulas, difatti, che gli odierni appellanti avevano espressamente rinunciato, nella forma della transazione di cui al suddetto atto, al pagamento della rivalutazione monetaria di cui alla sentenza Tribunale CB n. 531/00, e del pari acclarato che il precetto opposto riguardava quel determinato pagamento, fin troppo agevole è concludere per la fondatezza dell’opposizione e l’anullamento del precetto”).

19. Tale accertamento non risulta specificamente censurato.

20. I ricorrenti hanno assunto che il precetto riguardava la svalutazione e gli interessi “al netto della decurtazione della svalutazione relativa alla prima causa, che essi dovevano restituire all’INPS”; non hanno tuttavia trascritto l’atto di precetto nè evidenziato alcun fatto storico il cui esame sarebbe stato omesso nella sentenza impugnata.

21. Con il quarto motivo si deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – omesso esame circa fatti decisivi oggetto di discussione fra le parti.

22. Si impugna la sentenza per avere affermato che l’appello offriva una differente lettura degli atti non supportata dalla specificazione degli errores in iudicando commessi dal primo giudice.

23. Si contesta, altresì, nuovamente la interpretazione della transazione effettuata dai giudici del merito sul rilievo che essa si fonderebbe, piuttosto che sull’esame diretto dell’accordo, sulla interpretazione espressa dal dirigente della sede regionale INPDAP (Det. 23 febbraio 2001, n. 18); si aggiunge che tale interpretazione proveniva da una sede territoriale, priva di qualsiasi legittimazione ad interpretare tanto la volontà dell’INPDAP, espressa dalla direzione nazionale, che quella dei lavoratori.

24. Il motivo è inammissibile.

25. Per un verso esso coglie una statuizione – la mancanza di idonea specificazione degli errores in iudicando del primo giudice – priva di rilevanza nella decisione: non è dato cogliere – neppure per implicito – nella sentenza impugnata una statuizione di inammissibilità dell’appello per genericità, ex art. 342 c.p.c.. La decisione del giudice dell’appello è fondata, piuttosto, sulla interpretazione della transazione e del precetto.

26. Nella parte in cui contesta tale interpretazione la censura, invece, non prospetta un fatto storico non esaminato di rilievo decisivo: non risulta dalla motivazione della sentenza impugnata che il giudizio espresso dalla Corte territoriale sia stato orientato dalla determinazione del direttore della sede territoriale n. 18/2001, richiamata in sentenza (pagina 4, secondo capoverso) solo come atto che si riferiva alla transazione.

27. Con il quinto motivo i ricorrenti hanno impugnato la sentenza – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – per violazione e falsa interpretazione degli artt. 615 e 112 c.p.c. nonchè del principio della ragionevole durata del processo.

28. La censura coglie la statuizione della Corte territoriale nella parte in cui, dopo avere dato atto che dai conteggi elaborati dal ctu, sulla base di due ipotesi alternative, emergeva comunque un credito dei lavoratori, concludeva che la questione della esattezza dei conteggi non era oggetto di causa e che erano inammissibili le domande proposte per la prima volta con l’atto di appello.

29. Si deduce che:

– nella opposizione a precetto l’accertamento della correttezza dei conteggi non è questione estranea all’oggetto del giudizio;

– che le conclusioni rassegnate con l’atto di appello coincidevano con quelle del primo grado;

– che nel giudizio di opposizione alla esecuzione il creditore opposto può proporre domanda riconvenzionale per un titolo diverso, diretta a costituire un nuovo titolo esecutivo, che si aggiunga al primo;

– che quando il creditore opposto chiede l’accertamento di fatti negati dall’opponente, diretti a dimostrare la esistenza del proprio diritto a procedere alla esecuzione in base al titolo esecutivo, vi è mera difesa e non domanda riconvenzionale.

30. Si assume che in appello non era stata formulata alcuna domanda nuova.

31. Il motivo è inammissibile.

32. La ratio decidendi della sentenza impugnata consiste nella novità delle conclusioni articolate in appello rispetto alla richiesta, svolta nella memoria difensiva del primo grado, di rigetto della opposizione “senza alcun’altra domanda di pagamento che non fosse quella inclusa nel precetto opposto ed invocato di conferma” (pagina 5 della sentenza, primo capoverso).

33. Non risulta che gli opposti avessero proposto domanda riconvenzionale sicchè correttamente il giudice dell’appello ha affermato che l’oggetto della opposizione a precetto consisteva unicamente nella esistenza del titolo esecutivo, in relazione ai crediti indicati nel precetto.

34. Tale statuizione va valutata in connessione con la precedente affermazione secondo cui il precetto aveva ad oggetto soltanto la svalutazione dovuta in forza della sentenza del Tribunale di Campobasso n. 531/2000, che era stata oggetto di rinuncia nella transazione.

35. Si comprende, dunque, il successivo iter argomentativo secondo cui i calcoli elaborati dal ctu, che riguardavano anche crediti diversi dalla svalutazione di cui alla sentenza n. 531/200, non erano oggetto di causa e gli accertamenti contabili erano stati disposti anche nell’ottica di una conciliazione bonaria.

36. Per censurare tale statuizione le parti ricorrenti avrebbero dovuto impugnare l’accertamento compiuto sotto il profilo del vizio di motivazione, trascrivendo l’atto di precetto per verificare quali crediti erano stati posti in esecuzione (nell’assunto di parte ricorrente: non solo la svalutazione della seconda causa ma anche gli interessi, al netto della svalutazione della prima causa).

37. La deduzione della violazione delle norme di diritto resta invece del tutto avulsa dai contenuti della sentenza impugnata.

38. Con il sesto motivo, erroneamente rubricato come quinto, i ricorrenti hanno lamentato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione degli artt. 1283 e 2909 c.c. in relazione al mancato computo da parte del ctu degli interessi anatocistici sugli interessi liquidati con la sentenza n. 531/2000.

39. Il motivo è inammissibile.

40. Esso infatti non si confronta con la ratio decidendi della sentenza secondo cui era oggetto del precetto soltanto la svalutazione nè con la natura del giudizio di opposizione al precetto, nel quale si controverte unicamente della esistenza del titolo esecutivo in relazione ai crediti indicati nel precetto.

41. Orbene non risulta – neppure dalla lettura del ricorso – che con il precetto fossero stati richiesti gli interessi anatocistici.

42. Il ricorso deve essere conclusivamente dichiarato inammissibile.

43. Nulla per le spese, per la sostanziale assenza di attività difensive dell’INPS.

44. Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto- ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto il comma 1 quater al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13) – della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la impugnazione integralmente rigettata, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara la inammissibilità del ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 16 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA