Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8951 del 14/04/2010

Cassazione civile sez. I, 14/04/2010, (ud. 23/02/2010, dep. 14/04/2010), n.8951

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – President – –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consiglie – –

Dott. NAPPI Aniello – Consiglie – –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consiglie – –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consiglie – –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 954-2009 proposto da:

P.F. (c.f. (OMISSIS)), domicilia in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE DELLA CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato GHIRLANDA GIOVANNI,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

B.G. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA CONEGLIANO 13, presso l’avvocato VALENTINI

VIRGINIA, rappresentata e difesa dall’avvocato VALENTINI NICOLO’,

giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 543/2008 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 28/10/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/02/2010 dal Consigliere Dott. ANTONIO DIDONE;

lette le conclusioni scritte del Cons. Deleg. DIDONE:

il ricorso puo’ essere trattato in camera di consiglio, ai sensi

degli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

p. 1.- La relazione depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. e’ del seguente tenore: “IL Tribunale di Messina, dopo avere con sentenza non definitiva pronunciato la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da P.F. con B. G., ha, con la sentenza definitiva, rigettato la domanda di quest’ultima di attribuzione di un assegno di mantenimento e la Corte di appello di Messina, con sentenza del 28.10.2008, in riforma della decisione di primo grado, ha attribuito alla B. l’assegno richiesto, quantificato in Euro 400,00 mensili. Contro la predetta sentenza il P. ha proposto ricorso per cassazione affidato ad unico motivo.

L’intimata resiste con controricorso con il quale ha eccepito l’inammissibilita’ del ricorso.

Con l’unico motivo di ricorso il P. denuncia violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5 e relativo vizio di motivazione, lamentando l’erronea attribuzione dell’assegno in mancanza dei presupposti di legge (inadeguatezza dei mezzi della B. ed erroneo riconoscimento di rendita del ricorrente) senza formulare alcun quesito conclusivo. L’impugnazione appare inammissibile perche’ ad un ricorso per cassazione avverso provvedimento pubblicato, come nella specie, il 28.10.2008, devono essere applicate le disposizioni di cui al capo 1 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 (in vigore dal 2.3.2006) e, per quel che occupa, quella contenuta nell’art. 366 bis c.p.c., alla stregua della quale l’illustrazione dei motivi di ricorso, nei casi di cui all’art. 360 c.p.c., nn. 1, 2, 3 e 4, deve concludersi a pena di inammissibilita’, con la formulazione di un quesito di diritto.

Invero, “il quesito di diritto non puo’ essere desunto dal contenuto del motivo, poiche’ in un sistema processuale, che gia’ prevedeva la redazione del motivo con l’indicazione della violazione denunciata, la peculiarita’ del disposto di cui all’art. 366-bis cod. proc. civ., introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6, consiste proprio nell’imposizione, al patrocinante che redige il motivo, di una sintesi originale ed autosufficiente della violazione stessa, funzionalizzata alla formazione immediata e diretta del principio di diritto e, quindi, al miglior esercizio della funzione nomofilattica della Corte di legittimita’” (Sez. 1, Ordinanza n. 20409 del 24/07/2008). Quanto all’altro profilo di censura, va ricordato che “atteso che, secondo quanto dispone l’art. 366 “bis” cod. proc. civ., nel caso di denuncia di vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, il motivo e’ inammissibile allorquando il ricorrente non indichi le circostanze rilevanti ai fini della decisione, in relazione al giudizio espresso nella sentenza impugnata” (Sez. U, Sentenza n. 11652 del 12/05/2008). E, nella concreta fattispecie, manca la chiara enunciazione del fatto controverso.

Ove si condividano i rilievi innanzi formulati, il ricorso puo’ essere trattato in Camera di consiglio e deciso ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c.”.

La difesa dell’intimata ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c. sollecitando l’applicazione dell’art. 385 c.p.c., u.c..

p. 2.- Il Collegio condivide le conclusioni della relazione e le argomentazioni sulle quali si fondano e che conducono alla declaratoria di inammissibilita’ del ricorso.

Le spese processuali – liquidate in dispositivo – seguono la soccombenza.

Non puo’ essere accolta, invece, la sollecitazione all’applicazione della norma di cui all’art. 385 c.p.c., u.c. difettando la colpa grave alla luce del notevole numero di pronunce che le Sezioni unite hanno emesso sul requisito di cui all’art. 366 bis c.p.c..

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della resistente delle spese processuali del giudizio di legittimita’ che liquida in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2010

 

 

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