Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 895 del 17/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 16/01/2017, (ud. 21/10/2016, dep.16/01/2017),  n. 895

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3726-2016 proposto da:

W.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

RAFFAELE DI PALO in virtùdi mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

PREFETTO DI SALERNO;

– intimati –

avverso l’ordinanza n. 1178/2015 del GIUDICE DI PACE di SALERNO,

emessa il 14/12/2015 e depositata il 23/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO ANTONIO

GENOVESE.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 20 luglio 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.:

“Con ordinanza in data 23 dicembre 2015, il Giudice di pace di Salerno ha respinto l’impugnazione proposta da W.M. contro il provvedimento della sua espulsione adottato dal Prefetto di quella stessa città.

Avverso la decisione del Giudice di Pace ha proposto ricorso per cassazione la predetto sig. W.M’Hamed, con atto notificato il 15 gennaio 2016, sulla base di un unico motivo.

Il Prefetto non ha svolto difese.

Il ricorso, con il quale la ricorrente si duole della mancata traduzione del provvedimento espulsivo nella lingua da lei conosciuta, ma solo in quella veicolare francese, ritenuta “ufficiale” del Marocco, che si assume neppure giustificata dall’Amministrazione, appare manifestamente infondato:

a) Infatti, la lingua francese, per quanto non ufficialmente, costituisce – com’è notorio e come la stessa ricorrente conviene – de facto la seconda lingua del Marocco e, pertanto, la traduzione in lingua francese, prima ancora che porsi come canale veicolare generale, nella specie, appare essere idonea a permettere la comprensione del tenore del provvedimento espulsivo;

b) A tal uopo il giudice a quo ha correttamente osservato che, a fronte di tale “ufficialità” (recte: ufficiosità) della lingua veicolare francese, era onere dell’odierna ricorrente – in ragione della presunzione di conoscenza – eccepire la sua mancata comprensione, con la conseguente nullità del provvedimento espulsivo;

c) Tuttavia, solo oggi la ricorrente afferma di non essere stata in grado di comprendere il tenore di essa, per il proprio livello modesto d’istruzione e per la sua provenienza da un ambito rurale, con un’eccezione che appare nuova e, perciò, tardiva, ciò che rende inammissibile, in parte qua, i due mezzi di ricorso;

d) Nè ha miglior sorte la censura di violazione di legge per violazione o falsa applicazione degli artt. 2728 e 2729 c.c. atteso che il giudice di merito risulta aver fatto corretta applicazione del principio di diritto secondo cui “Nella prova per presunzioni, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 C.C., non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità; occorre, al riguardo, che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di accadimenti, la cui sequenza e ricorrenza possono verificarsi secondo regole di esperienza.” (Sez. 3, Sentenza n. 26081 del 2005 e succ. conff.).

In conclusione, si deve disporre il giudizio camerale, ai sensi degli artt. 380-bis e 375 n. 5 c.p.c., apparendo il ricorso manifestamente infondato.”.

Considerato che il Collegio NON condivide la proposta reiettiva del ricorso che, al contrario, appare manifestamente fondato, trovando sostanziale riscontro le osservazioni critiche svolte dalla parte ricorrente; che, infatti, il Giudice di Pace ha misconosciuto il principio di diritto già affermato da questa Corte (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 6978 del 2007) e secondo cui “In tema di espulsione amministrativa dello straniero, è affetto da nullità il provvedimento di espulsione privo di traduzione nella lingua conosciuta dallo straniero ancorchè accompagnato dalla traduzione in lingua francese, inglese o spagnola ma senza la preventiva giustificazione dell’impossibilità di rendere compiutamente noto il provvedimento al suo destinatario nella lingua da lui conosciuta (nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio il decreto del giudice di merito, che aveva genericamente affermato la potenziale fondatezza della doglianza, ritenendola però vanificata dalla insanabile irregolarità della posizione di clandestino del ricorrente).”;

che, in punto di fatto, nella specie, l’ufficiosa diffusione della lingua francese nel Marocco non attesta la sua necessaria conoscenza, anche in forma scritta, com’è necessario per comprendere il tenore d’un provvedimento espulsivo, considerata la (per quanto tardiva) allegazione di provenienza rurale del ricorrente;

che, del resto, questa Corte ha sempre affermato che “l’obbligo dell’autorità procedente di tradurre la copia del relativo decreto nelle lingua conosciuta dallo straniero stesso è derogabile tutte le volte in cui detta autorità attesti le ragioni per le quali tale operazione sia impossibile (nella specie irreperibilità del traduttore) e si imponga la traduzione nelle lingue predeterminate dalla norma di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7, (francese, inglese, spagnolo).” (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 17572 del 2010), ciò che nella specie non è stato osservato mancando agli atti qualsiasi giustificazione della mancata traduzione del provvedimento espulsivo nella lingua conosciuta dal ricorrente;

che, perciò, il ricorso, manifestamente fondato, deve essere accolto, con la cassazione del decreto impugnato e il rinvio della causa, anche per le spese di questa fase, al Giudice di Pace di Salerno che, in persona di diverso giudicante, nel decidere nuovamente della controversia, si atterrà ai principi di diritto sopra richiamati.

PQM

La Corte,

Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato, e rinvia la causa, anche per le spese di questa fase, al Giudice di Pace di Salerno, in persona di diverso giudicante.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile – 1 della Corte di cassazione, il 21 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 gennaio 2017

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