Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8918 del 14/04/2010

Cassazione civile sez. III, 14/04/2010, (ud. 25/02/2010, dep. 14/04/2010), n.8918

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 11881/2008 proposto da:

S.T. vedova S. in proprio e quale erede di

S.A., SA.AN., S.I.

nella qualità di eredi di S.A., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA MASSAROSA 3, presso lo studio dell’avvocato

AMICI GIANCARLO, rappresentati e difesi dall’avvocato AGOSTINACCHIO

Paolo, giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrenti –

e contro

P.F., P.G., U.A.,

P.M., P.R., tutti in qualità di eredi

di Pa.Gi.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 243/2007 della CORTE D’APPELLO di BARI del

2.3.07, depositata il 13/03/2007;

dita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

25/02/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO SEGRETO;

udito per i ricorrenti l’Avvocato Giancarlo Amici (per delega avv.

Paolo Agostinacchio) che si riporta agli scritti.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. LIBERTINO ALBERTO RUSSO che

ha concluso per l ‘inammissibilità del ricorso.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato:

che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori: “Il relatore Cons. Dott. Antonio Segreto, letti gli atti depositati osserva:

1. S.T., Sa.An. ed I. hanno chiesto la cassazione della sentenza pronunziata dalla Corte di appello di Bari, nella causa tra loro e U.A., P.M., F., G. e R., depositata il 13.3.2007. Gli intimati non hanno svolto attività difensiva 2. Il ricorso è inammissibile per mancato rispetto del dettato di cui all’art. 366 bis c.p.c..

Ai ricorsi proposti contro sentenze pubblicate a partire dal 2.3.2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, si applicano le disposizioni dettate nello stesso decreto al capo 1^.

Secondo l’art. 366 bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del decreto i motivi di ricorso debbono essere formulati, a pena di inammissibilità, nel modo descritto e, in particolare, nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., nn. 1, 2, 3, 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto, mentre nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea giustificare la decisione.

Nella fattispecie la formulazione dei motivi per cui è chiesta la cassazione della sentenza non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis, c.p.c., poichè non sono formulati i quesiti di diritto nè è dimostrata l’intrinseca contraddittorietà o insufficienza della motivazione”.

Ritenuto:

che il Collegio condivide i motivi in fatto e diritto esposti nella relazione, che non sono superati dalla memoria della parte ricorrente;

che il ricorso deve, perciò, essere dichiarato inammissibile;

Che nessuna statuizione vada emessa sulle spese di questo giudizio di Cassazione;

visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2010

 

 

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