Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8905 del 14/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 14/04/2010, (ud. 03/03/2010, dep. 14/04/2010), n.8905

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LAMORGESE Antonio – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. AMOROSO Giovanni – Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10475-2007 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, BIONDI GIOVANNA, VALENTE NICOLA, giusta delega in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

D.P.G. nella qualità di genitore esercente la potestà

sul minore D.P.M., MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 891/2006 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 20/12/2006 R.G.N. 1177/06;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/03/2010 dal Consigliere Dott. ULPIANO MORCAVALLO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 9 giugno 2006 il Tribunale di Catania, in funzione di giudice del lavoro, riconosceva a D.P.G., quale genitore esercente la potestà sul figlio minore D.P. M., il diritto a percepire l’indennità di accompagnamento.

L’INPS impugnava tale decisione deducendo che la prestazione era incompatibile con l’indennità di frequenza, già in godimento, ma la Corte d’appello di Catania, con la sentenza qui indicata in epigrafe, respingeva l’appello rilevando che la incompatibilità prevista dalla L. n. 289 del 1990, art. 3 non escludeva che si potesse far luogo, giudizialmente, al riconoscimento di entrambe le prestazioni, salva la facoltà di opzione per quella più favorevole: opzione che, d’altra parte, nella specie risultava implicitamente esercitata con la proposizione della domanda intesa ad ottenere l’indennità di accompagnamento.

2. Di tale sentenza l’Istituto domanda la cassazione deducendo un unico motivo. Il D.P. non ha svolto difese. Il ricorso è stato notificato anche al Ministero dell’Economia e delle Finanze, già evocato nel giudizio di merito, che non si è costituito in questa fase.

CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Con l’unico motivo, denunciando violazione o falsa applicazione della L. n. 289 del 1990, art. 3 e della L. n. 508 del 1988, art. 1 si lamenta che i giudici di merito abbiano “tout court” condannato l’INPS a corrispondere l’indennità di accompagnamento in favore di un soggetto già percettore dell’indennità di frequenza, mentre avrebbero dovuto limitarsi ad accertare il diritto alla domandata indennità subordinando la materiale corresponsione alla rinuncia dell’interessato a percepire l’indennità di frequenza già in godimento.

2. Il ricorso è inammissibile per carenza di interesse all’impugnazione. Ed invero la sentenza impugnata, nel riconoscere la incompatibilità fra l’indennità di accompagnamento e l’indennità di frequenza alla stregua della specifica previsione della L. n. 289 del 1990, art. 3 ha precisato che è comunque ammissibile il riconoscimento del diritto all’una e all’altra prestazione salva l’opzione per quella più favorevole e che, nella specie, l’interessato aveva optato – con la proposizione della relativa domanda – per l’indennità di accompagnamento. In tal modo, la decisione non determina affatto la contemporanea corresponsione delle due prestazioni, poichè al contrario tale eventualità è esplicitamente esclusa nella specifica “ratio decidendi” che compone il giudicato, in base al quale l’Istituto è obbligato a corrispondere, in via esclusiva, l’indennità di accompagnamento e, con ciò, si rivela inesistente un interesse giuridico del medesimo Istituto a rimuovere gli effetti di tale statuizione, inidonea a fondare una eventuale pretesa dell’interessato di ottenere entrambe le indennità.

3. Consegue la declaratoria di inammissibilità del ricorso. Nulla per le spese del giudizio in assenza di attività difensiva degli intimati.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 3 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2010

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