Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8900 del 14/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 14/04/2010, (ud. 18/02/2010, dep. 14/04/2010), n.8900

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCIARELLI Guglielmo – Presidente –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 23652-2006 proposto da:

INPS, elettivamente domiciliato in ROMA, V.le della FREZZA 17, presso

lo studio dell’avvocato MARITATO LELIO, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati CORETTI ANTONIETTA, SGROI ANTONINO, CORRERA

FABRIZIO;

– ricorrente –

contro

C.B. e BIPTESSE RISCOSSIONI SPA ;

– intimati –

avverso la sentenza n. 143/2005 del GIUDICE DI PACE di SINISCOLA,

depositatali 11/07/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/02/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI MAMMONE;

udito l’Avvocato CALIULO LUIGI per delega SGROI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PATRONE Ignazio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al giudice di pace di Siniscola, C.B. proponeva opposizione avverso la cartella esattoriale per il pagamento di Euro 3.665,87 a titolo di contributi omessi, oltre sanzioni ed accessori, nella gestione commercianti e non versati per il periodo 1.5.90 – 30.11.92.

Si costituivano in giudizio l’INPS e l’esattore Bipiesse Riscossioni s.p.a. L’INPS eccepiva l’incompetenza per materia del giudice adito, l’inammissibilità del ricorso per tardività, la carenza di patrocinio legale del ricorrente e l’infondatezza della domanda nel merito.

Con sentenza 27.6-11.7.05 l’adito giudice, ritenuto che il ricorso non avesse ad oggetto alcuna delle materie di cui all’art. 442 c.p.c., ma solo le modalità di formazione del ruolo di riscossione e la regolarità dell’emissione della cartella, rigettava l’eccezione di incompetenza ed accoglieva l’opposizione, annullando la cartella esattoriale.

Avverso questa sentenza propone ricorso per cassazione l’INPS. Non hanno svolto attività difensiva gli intimati C. e Bipiesse Riscossioni s.p.a..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è fondato nei limiti di seguito indicati.

Con il primo motivo è dedotta violazione del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 , art. 24, comma 6, e dell’art. 442 c.p.c., nonchè violazione delle norme sulla competenza, atteso che, trattandosi di iscrizione a ruolo di somme riguardanti il pagamento di contributi dovuti ad ente di previdenza, l’opposizione contro l’iscrizione a ruolo avrebbe dovuto essere proposta al giudice del lavoro per essere trattata ai sensi dell’art. 442 e ss. c.p.c..

Con il secondo motivo è dedotta violazione dello stesso D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, e carenza di motivazione, in quanto l’opposizione era stata proposta dopo la scadenza del termine di quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, previsto da detta norma, da considerare perentorio, pur in mancanza di esplicita definizione in tal senso.

Con il terzo motivo è dedotta violazione dell’art. 82 c.p.c., commi 1 e 2, nullità della sentenza per violazione di norme sul procedimento, nonchè omessa pronunzia su un punto decisivo della controversia, avendo il C. proposto personalmente e senza patrocinio legale l’opposizione, nonostante la cartella recasse una richiesta di pagamento per Euro 3.665,87, ben superiore al limite di Euro 516,46 entro il quale l’art. 82 c.p.c., comma 1 consente alla parte di stare in giudizio personalmente dinanzi al giudice di pace.

Deve premettersi all’esame dei mezzi di impugnazione che il giudice di pace – seppure erroneamente, come di seguito precisato – ha ritenuto applicabili al giudizio di opposizione alla cartella esattoriale le disposizioni della L. 23 novembre 81, n. 689 in materia di opposizione all’ordinanza ingiunzione irrogatrice di sanzioni amministrative, ove l’art. 22 bis prevede la competenza del giudice di pace e l’art. 23 consente all’opponente di stare in giudizio personalmente.

Tale configurazione della domanda legittima il ricorso in esame ai sensi dell’art. 23, u.c., che dichiara la sentenza che conclude il giudizio di opposizione inappellabile, ma ricorribile per cassazione.

E’ fondato il secondo motivo di ricorso, da esaminare prima degli altri motivi per ragioni di conseguenzialità logica, con il quale l’INPS sostiene che l’opposizione contro l’iscrizione a ruolo avrebbe dovuto essere proposta ai sensi del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 24, comma 5, entro il termine di quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento.

La cartella esattoriale oggetto dell’opposizione fu emessa per il pagamento della complessiva somma di Euro 3.665,87 a titolo di contributi per la gestione commercianti e fu notificata in data 30.11.04, ai sensi del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, il quale reca, tra l’altro, la disciplina in materia di riscossione dei crediti previdenziali mediante ruoli.

Detto art. 24, avente ad oggetto le iscrizioni a ruolo dei crediti degli enti previdenziali, dopo aver disciplinato le modalità di riscossione dei contributi dovuti agli enti previdenziali, prescrive che “Contro l’iscrizione a ruolo il contribuente può proporre opposizione al giudice del lavoro entro il termine di quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento. Il ricorso va notificato all’ente impositore” (comma 5) e “Il giudizio di opposizione contro il ruolo per motivi inerenti il merito della pretesa contributiva è regolato dall’art. 442 e ss. c.p.c.. Nel corso del giudizio di primo grado il giudice del lavoro può sospendere l’esecuzione del ruolo per gravi motivi” (comma 6).

Sul punto, pertanto, si rivela errato quanto sostenuto dal giudice di pace, per il quale invece, avrebbe dovuto essere adottata la diversa procedura di cui alla L. n. 689 del 1981.

La giurisprudenza di questa Corte ritiene che il termine previsto dall’art. 24, comma 5, per proporre opposizione nel merito al fine di accertare la fondatezza della pretesa dell’ente, deve ritenersi perentorio, pur in assenza di espressa indicazione in tal senso, essendo esso diretto a rendere incontrovertibile il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione ed a consentire una rapida riscossione del credito iscritto a ruolo (v. Cass. 5.2.09 n. 2835, per la quale tale interpretazione non entra in contrasto con l’art. 24 Cost., rientrando nelle facoltà discrezionali del legislatore la previsione dei termini di esercizio del diritto di impugnazione, nè con l’art. 76 Cost. e art. 77 Cost., comma 1, rientrando nell’ambito della delega, avente ad oggetto il riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, la previsione di un sistema di impugnazione del ruolo stesso; in precedenza v. le sentenze 1.7.08 n. 17978 e 25.6.07 n. 14692).

E’, dunque, fondata la censura di tardività dell’opposizione, vanamente proposta dinanzi al primo giudice ed oggi fatta oggetto di mezzo di impugnazione, atteso che, giusta le risultanze agli atti, l’opposizione fu proposta ben oltre i quaranta giorni di cui alla norma dell’art. 24, comma 5, sopra indicata (notifica della cartella esattoriale in data 30.11.04, deposito del ricorso in opposizione in data 25.1.05).

E’, dunque, fondato il secondo mezzo per cui, assorbiti gli altri motivi, il ricorso deve essere accolto.

Cassata l’impugnata sentenza, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1 deve provvedersi nel merito e dichiararsi inammissibile l’opposizione alla cartella esattoriale.

Quanto alle spese tra l’INPS ed il C., per il giudizio di merito può procedersi alla compensazione, in ragione delle modalità di prospettazione delle questioni giuridiche ivi adottate, mentre per il giudizio di legittimità deve farsi applicazione del principio della soccombenza.

Nulla deve, invece, statuirsi per le spese nei confronti dell’esattore, che non ha svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo e, assorbiti gli altri, cassa l’impugnata sentenza; decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione alla cartella esattoriale, compensa le spese del primo grado e condanna il resistente C. alle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 46,00 per esborsi ed in Euro 1.500 per onorari, oltre spese generali, Iva e Cpa; nulla per le spese nei confronti di Bipiesse Riscossioni s.p.a..

Così deciso in Roma, il 18 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2010

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