Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8865 del 14/04/2010

Cassazione civile sez. trib., 14/04/2010, (ud. 09/03/2010, dep. 14/04/2010), n.8865

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – rel. President – –

Dott. CARLEO Giovanni – Consiglie – –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consiglie – –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consiglie – –

Dott. POLICHETTI Renato – Consiglie – –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso iscritto al n. 120 R.G. 2007, proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello

Stato, domiciliataria in Roma, alla via dei Portoghesi 12;

– ricorrente –

contro

P.S., elettivamente domiciliato in Parma, alla strada

della Repubblica 66, presso lo studio Mattavelli;

– intimato –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale dell’Emilia Romagna in data 13 dicembre 2005, depositata

col n. 177/23/05 il 3 gennaio 2006.

Udita la relazione della causa del Dott. Papa;

sentito, per la ricorrente, l’avvocato dello Stato Urbani Neri

Fabrizio;

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

De Nunzio Wladimiro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle entrate ricorre, con unico motivo, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna, indicata in epigrafe, che ha accolto il gravame del contribuente P.S. – esercente attivita’ di agente di commercio – contro la decisione nei confronti dell’Ufficio di Parma, riconoscendogli il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni 1998-2001.

Deducendo violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 2, 3, 4 e 8; artt. 2222 e 2229 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3″, la ricorrente si duole che il giudice a quo abbia dato al presupposto della “autonoma organizzazione” una valenza solo materiale, laddove esso appare rivestire rilievo economico, nel senso che ben puo’ bastare la capacita’ di ottenere credito o di procurarsi la propria clientela, formulando al riguardo un (non necessario) quesito di diritto dica codesta Suprema Corte se, ai sensi del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 e seguenti, l’IRAP sia dovuta da chiunque esercita un’arte o una professione, anche con la sola organizzazione indispensabile per lo svolgimento dell’attivita’, e che pertanto prescinde dai mezzi impiegati, ovvero solo da chi si serva di un’organizzazione complessa, che implichi necessariamente l’impiego di capitali e beni strumentali e/o lavoro altrui, tale da acquisire una propria autonomia rispetto all’attivita’ personale”.

L’intimato non svolge attivita’ difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso non merita accoglimento.

E’ consolidato indirizzo di questa Corte (v., per tutte, Cass., 5^, 3677/2007), cui il collegio intende dare continuita’, che “in tema di IRAP, a norma del combinato disposto del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, comma 1, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attivita’ di lavoro autonomo di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 49, comma 1, (nella versione vigente fino al 31 dicembre 2003) e 53, comma 1, medesimo D.P.R. (nella versione vigente dal 1 gennaio 2004) e’ escluso dall’applicazione di imposta qualora si tratti di attivita’ non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed e’ insindacabile in sede di legittimita’ se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilita’ ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attivita’ in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni”.

Premesso che pure in relazione all’agente di commercio vanno applicate le enunciate regole d’ordine generale (Cass., Sez. un., 12110/2009), si osserva come il giudice a quo risulti essersi ad esse attenuto, avendo “piu’ meditatamente valutata la mancanza di una organizzazione autonoma a supporto dell’attivita’ stessa nonostante il volume d’affari di anno in anno dichiarato dal contribuente”; la ricorrente, del resto, non ha formulato al riguardo alcuna censura attinente al vizio di motivazione.

Ne deriva il rigetto del ricorso, senza statuizioni in ordine alle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 9 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 aprile 2010

 

 

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