Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8862 del 10/04/2018


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Cassazione civile, sez. VI, 10/04/2018, (ud. 12/05/2017, dep.10/04/2018),  n. 8862

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

Il Dipartimento n. 8 della Regione Calabria il 15.3.2011 pronunciava ordinanza – ingiunzione n. 1809 nei confronti della “Miramare” s.r.l. e di S.P. per illeciti in materia di esercizio di concessioni demaniali marittime sanzionate dall’art. 1164 cod. nav..

Avverso l’ordinanza gli ingiunti proponevano opposizione al giudice di pace di Paola; ne domandavano l’annullamento.

La Regione Calabria non si costituiva.

Con sentenza n. 1118 depositata in data 22.9.2011 il giudice di pace accoglieva l’opposizione ed annullava l’ordinanza – ingiunzione.

Proponeva appello la Regione Calabria.

Resistevano la “Miramare” s.r.l. e S.P..

Con sentenza n. 655 del 23.9.2014 il tribunale di Paola dichiarava inammissibile il gravame e condannava l’appellante a rimborsare alle controparti le spese del grado.

Evidenziava il tribunale che la sentenza di primo grado era stata depositata in cancelleria in data 22.9.2011, cosicchè il termine “lungo”, pari alla stregua della disciplina applicabile ratione temporis a sei mesi, scadeva il 22.3.2012; che nondimeno l’atto di appello era stato “notificato a mani del procuratore di parte appellata solamente in data 27.03.2012, per come risulta dalla relata di notifica apposta in calce, ovverosia oltre il termine perentorio di cui all’art. 327 c.p.c.” (così sentenza d’appello, pag. 4).

Evidenziava ulteriormente che l’inammissibilità dell’appello ostava all’esame del merito delle addotte censure.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso la Regione Calabria; ne ha chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni conseguente statuizione in ordine alle spese.

La “Miramare” s.r.l. e S.P. non hanno svolto difese.

Con l’unico motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la falsa applicazione dell’art. 149 c.p.c., comma 3.

Deduce che a norma dell’art. 149 c.p.c., comma 3, “per il notificante la notifica dell’appello si è perfezionata con la consegna all’Ufficiale Giudiziario presso il Tribunale di Paola avvenuta il 21 marzo 2012” (così ricorso, pag. 8); che tale circostanza è comprovata dalla copia conforme all’originale all’uopo depositata; che dunque l’atto di gravame è stato spedito per la notificazione tempestivamente, entro il termine semestrale, sicchè ha errato il giudice a quo a reputare “perfezionata la notifica con la consegna dell’atto al destinatario” (così ricorso, pag. 8) in data 27.03.2012.

Il ricorso è fondato e va accolto.

Questo Giudice del diritto spiega che, in tema di notificazioni di atti giudiziari ed alla stregua della sentenza della Corte costituzionale n. 447/2002 – che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 149 c.p.c. e L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 4, comma 3, nella parte in cui prevede che la notificazione a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anzichè a quella, antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario – opera nell’ordinamento un principio di ordine generale secondo il quale, qualunque sia la modalità di trasmissione od esecuzione, la notificazione di un atto processuale, almeno quando debba effettuarsi entro un termine prestabilito, si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell’affidamento dell’atto all’ufficiale giudiziario che funge da tramite necessario del notificante nel relativo procedimento vincolato (cfr. Cass. 11.1.2007, n. 390; Cass. 25.2.2015, n. 3755, secondo cui, in tema di notificazione, il momento di perfezionamento per il notificante, ai fini della tempestività dell’impugnazione (nella specie, ricorso per cassazione), è costituito dalla consegna dell’atto da notificarsi all’ufficiale giudiziario, la cui prova può essere ricavata dal timbro, ancorchè privo di sottoscrizione, da questi apposto sull’atto, recante il numero cronologico, la data e la specifica delle spese, salvo che sia in contestazione la conformità al vero di quanto da esso desumibile, atteso che le risultanze del registro cronologico, che egli deve tenere ai sensi del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, art. 116, comma 1, n. 1, fanno fede fino a querela di falso).

Nel caso di specie dal timbro apposto dall’ufficiale giudiziario sull’ultima pagina dell’atto di appello, timbro munito di sottoscrizione, recante il numero cronologico (n. 1558), la data (21.3.2012) e la specifica delle spese (Euro 9,28), si desume univocamente che l’atto di appello è stato consegnato per la notifica allo stesso ufficiale giudiziario in data 21 marzo 2012, allorchè il termine semestrale dal dì (22.9.2011) di pubblicazione della sentenza di prime cure non era giunto a compimento e quindi non si era determinata decadenza dall’impugnazione.

In accoglimento del ricorso la sentenza n. 655 del 23.9.2014 del tribunale di Paola va cassata con rinvio allo stesso tribunale in persona di diverso magistrato.

In sede di rinvio si provvederà alla regolamentazione delle spese del presente grado di legittimità.

Il ricorso è da accogliere.

Non sussistono i presupposti perchè, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la ricorrente sia tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma del comma 1 bis dell’art. 13 D.P.R. cit..

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza n. 655 del 23.9.2014 del tribunale di Paola; rinvia allo stesso tribunale in persona di diverso magistrato anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità; non sussistono i presupposti perchè, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la ricorrente sia tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma del comma 1 bis dell’art. 13 D.P.R. cit.

Depositato in Cancelleria il 10 aprile 2018

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