Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8858 del 31/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 31/03/2021, (ud. 26/01/2021, dep. 31/03/2021), n.8858

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6058-2019 proposto da:

FIDINVEST REAL ESTATE SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE PARIOLI n. 63,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMILIANO TERRIGNO, rappresentata

e difesa dall’avvocato BIAGIO RICCIO;

– ricorrente –

contro

MEDIOCREDITO ITALIANO SPA ORA INTESA SAN PAOLO, in persona del suo

procuratore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

EMILIO DE’ CAVALIERI 11, presso lo studio dell’avvocato ALDO

FONTANELLI, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati

FABIO FUGAZZA, VINCENZO BERGAMASCO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5583/2018 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 12/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

CRICENTI.

 

Fatto

RITENUTO

che:

La società ricorrente Fidinvest Real Estate ha preso in leasing un immobile dal Mediocredito Italiano spa. Poichè, a dire di quest’ultimo, la Fidinvest non ha pagato alcuni canoni, la concedente ha ottenuto la risoluzione del contratto ed il pagamento dei restanti ratei.

Nel giudizio di risoluzione la Fidinvest ha fatto valere la natura usuraia del leasing e dunque la nullità dell’intero contratto, per impedire la domanda di risoluzione per inadempimento.

La tesi della ricorrente è stata di sostenere che la dimensione usuraia degli interessi moratori si estende anche ai corrispettivi.

Nel corso del giudizio di primo grado si è accertato il tasso di mora e lo si è ritenuto compatibile con il tasso imposto, rigettando le considerazioni fatte dalla Fidinvest attraverso una sua CTP.

La Fidinvest ha contestato questo criterio di calcolo e soprattutto ha eccepito che la nullità degli interessi di mora, per superamento della soglia, si estende altresì a quelli corrispettivi, che di per sè siano entro soglia.

La Corte di appello ha confermato il giudizio reso, su entrambe le questioni, dal Tribunale.

Ricorre Fidinvest con un solo motivo. V’è costituzione con controricorso del mediocredito.

Diritto

CONSIDERATO

che:

p.. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente denuncia violazione degli artt. 644 e 644 ter c.p.

Sostiene, parrebbe, due cose: la prima è che il tasso di mora è stato erroneamente calcolato, conteggiandolo sull’intera somma (capitale+interessi) anzichè sul solo capitale; inoltre nel calcolo dell’interesse, la corte di merito avrebbe tenuto conto solo del tasso pattuito e non di quello effettivamente praticato, contro la regola per cui l’usura va valutata non solo in relazione al momento di pattuizione ma anche a quello di esecuzione; la seconda è che, ritenuta la nullità del tasso di mora, questa sanzione si estende anche agli interessi corrispettivi, regola disattesa dalla corte di merito che invece ha limitato il giudizio agli uni non estendendolo agli altri (a pg. 5 della sentenza).

p..- Il motivo è infondato.

Va premesso che la corte di merito non contesta che la valutazione della natura usuraia va fatta anche al momento del pagamento e non solo della pattuizione, piuttosto ritiene corretto il calcolo del tasso di mora effettuato in primo grado, dove è stato escluso il superamento del tasso soglia: da questo punto di vista la censura non coglie esattamente la ratio della decisione.

Quanto alla censura circa il calcolo degli interessi, la corte di merito ha interpretato una clausola del contratto secondo la quale, alla scadenza del termine, e dunque iniziata la mora, l’importo “complessivamente” dovuto va corrisposto con gli interessi, e ne ha tratto conclusione che gli interessi (di mora) si calcolano sulla intera somma perchè così voluto dalle parti (p.3).

Pertanto, il fatto che gli interessi di mora siano stati calcolati non già sul solo capitale, ma sull’intero importo dovuto, ossia capitale più interessi corrispettivi, è, secondo la corte di merito, un calcolo fondato su una espressa previsione contrattuale.

La ricorrente non contesta l’interpretazione della clausola fatta dalla corte di merito; ossia si limita a ritenere erroneo il calcolo cosi effettuato, ma non censura la ratio su cui quel calcolo è basato, vale a dire l’interpretazione di una clausola contrattuale.

La seconda prospettiva censura la decisione per non aver ritenuto che la nullità del tasso di mora per violazione della soglia si estende altresì al tasso degli interessi corrispettivi.

La censura in questi termini è inammissibile: presuppone che, dichiarata la nullità del tasso di mora, la corte abbia escluso l’estensione a quello previsto per i corrispettivi; ma in realtà non v’è stata alcuna dichiarazione di nullità del tasso di mora, che di conseguenza non può estendersi agli interessi di altro genere.

PQM

La corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, nella misura di 6000,00 Euro, oltre 200,00 Euro di spese generali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 26 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 2021

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