Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8855 del 13/05/2020

Cassazione civile sez. I, 13/05/2020, (ud. 07/01/2020, dep. 13/05/2020), n.8855

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 3686/2019 proposto da:

J.A., elettivamente domiciliato in Lucca, presso lo studio

dell’avv. Giovanni Biagi;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 1830/2018 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 03/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/01/2020 da Dott. NAZZICONE LOREDANA.

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Firenze del 3 agosto 2018, che ha respinto l’impugnazione avverso la ordinanza del Tribunale della stessa città in data 7 febbraio 2018, a sua volta reiettiva del ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che non svolge difese il Ministero intimato.

Diritto

CONSIDERATO

– che i motivi censurano: 1) violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 10 Cost., D.Lgs. n. 251 del 2006, art. 14, lett. a), b), c), D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, per non avere il giudice del merito concesso la protezione sussidiaria, sebbene egli, cittadino marocchino, avesse poi trovato lavoro in Libia, paese dove sono presenti minacce ad interi gruppi di persone; quanto alla protezione umanitaria, egli vive in una comunità che lo ospita e dove si è integrato, ed ha ampiamente dimostrato il suo inserimento e la sua condizione di vulnerabilità, in quanto il Marocco vive una situazione di precarietà economica, le pubbliche manifestazione di dissenso sono osteggiate e vi è disuguaglianza sociale; 2) l’omessa ed insufficiente motivazione, con riguardo all’attuale inserimento in Italia;

– che la corte d’appello ha affermato come: a) non è stata neppure allegata alcuna ragione di persecuzione individuale o collettiva dal richiedente, il quale ha sempre ammesso di essere motivato da mere ragioni economiche; b) non sono state neppure mai esposte peculiari ragioni di vulnerabilità idonee a supportare la richiesta di protezione umanitaria, dato che il richiedente non ha dimostrato di svolgere attività lavorativa, ma ha solo prodotto un contratto di locazione e la prova di due trasferimenti di denaro ai suoi parenti, i quali fanno anzi temere che le fonti di sovvenzionamento siano illecite o irregolari e, dunque, non meritevoli di tutela, e comunque smentiscono la sussistenza di condizioni di debolezza richieste dalla norma;

– che, alla stregua di tale motivazione della sentenza impugnata, i due motivi si palesano irrimediabilmente inammissibili, in quanto nè confutano errori commessi dalla decisione, nè pongono questioni di diritto, ma si limitano a richiedere – peraltro, sulla base di allegazioni che continuano ad essere affette dal medesimo vizio di genericità, astrattezza ed inconcludenza, già stigmatizzato dal giudice del merito – un accertamento di fatto nella sede a ciò non deputata;

– che, pertanto, il ricorso si palesa inammissibile anche per la pretesa di ripetere il giudizio di fatto;

– che, avendo il giudice del merito compiutamente approfondito l’esame in fatto della situazione nel rispetto dei principi enunciati da questa Corte in materia ed esponendo le ragioni per le quali ha reputato il richiedente privo dei requisiti idonei al riconoscimento dello status, nessuna censura può essere promossa in questa sede, trattandosi, per l’appunto, di valutazioni fattuali non sindacabili dinanzi al giudice di legittimità;

– che non è necessario provvedere sulle spese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, se dovuto, del ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2020

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